Lo straordinario lavoro dell’etologa Jane Goodall è stato al centro di un evento che si è snodato tra varie iniziative e località della Regione.

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Per aver dedicato l’intera esistenza alla difesa della Terra e di tutti gli esseri viventi”: era stata questa la motivazione con cui la scomparsa Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina (1986), quale Presidente della Giuria del Premio Archivio Disarmo per la Pace - Colombe d’Oro, consegnava due anni fa alla primatologa di fama mondiale Jane Goodall il premio, attribuito annualmente a personalità che si sono fatte portatrici degli ideali di pace e di convivenza tra i popoli.

Nel 2012 il Presidente Giorgio Napoletano le ha conferito l’onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana.

In questi ultimi sono stati tanti i Premi e Riconoscimenti attribuiti alla Goodall, ad iniziare dal 2002, allorché l’allora Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan la nominò Messaggero di Pace, ma fu meglio conosciuta al grande pubblico dopo la proclamazione da parte dell’UNEP e UNESCO del 2009 come Anno del Gorilla (YOG), di cui la zoologa era stata designata come madrina.

In tale circostanza, la Goodall aveva dichiarato quel che può essere considerata la sintesi della sua attività: “Gli individui che vivono all’interno e attorno alle ultime aree forestali stanno lottando per la sopravvivenza. Se non siamo in grado di aiutare queste persone a trovare modi di vivere che non comportano la distruzione continua della foresta, saranno vani i nostri sforzi per proteggere queste meravigliose grandi scimmie viventi che sono i nostri più stretti parenti”.

Appassionata della vita degli animali fin da adolescente, la Goodall incontrò in Kenya il noto antropologo Louis Leakey che la assunse per svolgere studi sugli scimpanzè in relazione al percorso evolutivo dell’uomo. Sembrava impossibile che una giovinetta potesse intraprendere studi a lungo termine, resistendo in un ambiente selvaggio quali le foreste equatoriali africane della Tanzania, dove iniziò nel 1960 a compiere le sue ricerche presso la Gombe Stream Chimpazee Reserve.

Ritornata in Inghilterra, conseguì il Dottorato in Etologia nel 1964 e per continuare le sue ricerche istituì il Gombe Stream Research Centre. La sua intensa attività di studio dei gruppi di scimpanzè produsse risultati fondamentali nella comprensione dell’apprendimento sociale e del comportamento di questi animali, dei loro processi di pensiero e della loro cultura. Il suo libro “In the Shadow of Man” (1971), tradotto in 48 lingue tra cui l’italiano (“L’ombra dell’uomo” - 1974), è considerato una pietra miliare nello studio del comportamento animale dei primati, avendo scoperto la Goodall che gli scimpanzè costruiscono e fanno uso di utensili, come nella descrizione da lei fatta dell’utilizzo degli stecchini inseriti nei nidi delle termiti per farvi attaccare alcuni esemplari da mangiare.

Nel 1977 fondò il Jane Goodall Institute, Organizzazione no-profit con uffici sparsi in ben 21 Paesi nel mondo, che si occupa di progetti di studio e conservazione degli scimpanzè e del loro ambiente, e di progetti di educazione ambientale ed interculturale, oltre che di sostegno alle popolazioni che vivono a contatto con gli animali di cui dovrebbero prendersi cura.

Proprio Jane Goodall Institute - Italia si è fatto promotore dell’evento umbro che, iniziato il 24 maggio con la proiezione alla Galleria di Storia Naturale di Casilina (PG) del documentario del National Geographic “Jane Goodall: una vita con gli scimpanzè”, ha avuto il suo clou il 1° giugno a Terni, dove la scienziata ha incontrato giovani, agli studenti e ai curiosi di tutte le età, presso la Biblioteca dell’ARPA Umbria, e a Perugia il 2 giugno ben 3 incontri, conclusisi al Teatro Morlacchi con lo spettacolo “Jane Goodall, storie e musica” in cui, unendo la forza delle parole alla suggestione dell’immagine e alla poesia della musica e alla suggestione dell’immagine, una delle figure viventi più rappresentative sul piano scientifico, culturale, ecologico, umanitario a favore della biodiversità, ha ripercorso la sua vita.

Ognuno di noi, attraverso il suo impegno quotidiano, può fare qualcosa per la salvaguardia del Pianeta - ha affermato la Goodall - È una speranza che si alimenta dell’energia e della consapevolezza che vedo nei giovani che incontro in giro per il mondo, ed è il fondamento del lavoro che stiamo portando avanti con loro in ormai 130 Paesi attraverso il programma per l’impegno ambientale e umanitario Rootts&Shoots”.

Scopo finale dell’iniziativa era quello di raccogliere fondi per il Programma internazionale “Radici&Germogli”, rivolto ai giovani di tutto il mondo con l’intento di migliorare la conoscenza del territorio e promuovere attività e progetti per favorire la salvaguardia dell’ambiente e l’integrazione culturale, nell’ambito del quale si inserisce il sostegno all’orfanotrofio di Sanganiwga, l’unico presente nella regione di Kigoma (Tanzania), ai confini del Parco Gombe, dove la Goodall ha dedicato gran parte delle sue ricerche scientifiche.