La resilienza per un futuro degno di scelta

La resilienza per un futuro degno di scelta

Integrare quanto prima lo Sviluppo Sostenibile nelle politiche economiche

resilienza

“Per troppo tempo gli economisti, gli attivisti sociali e gli scienziati ambientali hanno semplicemente parlato gli uni accanto agli altri, come se parlassero lingue diverse o, per lo meno, differenti dialetti. È giunto il momento di unificare le discipline per dar vita ad un linguaggio comune per lo sviluppo sostenibile che superi le visioni contrapposte; in altre parole, per portare il paradigma dello sviluppo sostenibile dentro l’economia tradizionale. In questo modo, gli statisti e i decisori politici avranno maggiori difficoltà ad ignorarsi”. 


Del paragrafo Panel’s Vision con cui i 22 membri del Gruppo di Alto livello sulla Global Sustainability hanno licenziato e presentato il Rapporto finale del proprio lavoro “Resilient People, Resilient Planet: a future worth choosing” (Persone Resilienti, Resiliente il Pianeta: un futuro degno di scelta), ci sembra che il 12° punto quello appunto tradotto in premessa, sia uno dei più innovativi, perché per la prima volta a livello di politica internazionale si sottolinea la necessità di unificare gli studi scientifici sul concetto di sviluppo sostenibile che non può più essere visto in maniera settoriale, ma, al contempo, la politica non può più far finta che tale aspetto esuli dalle sue responsabilità nel momento di fare scelte per l’attuazione delle politiche economiche.
Infatti, quel che più preoccupa è lo iato che separa le affermazioni di principio ad alto livello e le azioni concrete nelle politiche quotidiane, come se il principio dello sviluppo sostenibile fosse un tema da dibattere per il futuro, mentre la politica deve dare risposte a breve termine, al più tardi guardando alle prossime elezioni.
Non possiamo più permetterci che RIO+20 sia un ennesimo Summit, ma deve diventare il momento in cui si decide realmente come dar avvio ad una nuova economia e ad una nuova governance, visto che quella finora praticata si è rivelata insostenibile e la classe dirigente non sembra essere in grado di proporre soluzioni adeguate.

Proprio in vista della prossima Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile, il Panel istituito dal Segretario generale delle Nazioni Unite ha anticipato i tempi, valutando che il Rapporto possa costituire con le sue 56 Raccomandazioni una base per i negoziati, magari integrando concretamente con le sue proposte lo Zero draft del quale analizziamo le debolezze in altra parte di questo stesso numero (cfr: “Verso la storica Conferenza di RIO+20” a pag. 56).
Nel Rapporto si sottolinea che, rispetto a vent’anni fa, la situazione è peggiorata e vanno riducendosi gli spazi temporali a disposizione “per tracciare un nuovo corso più sostenibile per il futuro che rafforzi l’uguaglianza e la crescita economica, ma protegga il nostro Pianeta”, come ha dichiarato Ban Ki-moon alla sua presentazione.
Nel documento si afferma esplicitamente che oggi il mondo sta vivendo una fase di prosperità senza precedenti, ma senza precedenti è lo stress a cui oggi è sottoposto il nostro Pianeta, per cui è necessario riflettere sui nostri modelli di sviluppo, se non vogliamo incamminarci verso un futuro ad alto rischio.

“Di fronte alla possibilità che il mondo sprofondi ulteriormente in recessione, i politici sono affamati di idee che possano aiutarli a mantenere la navigazione in tempi difficili - ha affermato il co-Presidente del Gruppo, Jacob Zuma, attuale Presidente del Sudafrica - La nostra relazione chiarisce che lo sviluppo sostenibile è più importante che mai, tenuto conto delle molteplici crisi che ora stanno accerchiando l’umanità”.

A sua volta, l’altro co-Presidente e Presidentessa della Finlandia Tarja Halonen ha sottolineato l’importanza di porre le persone al centro di uno sviluppo sostenibile: “Il report manifesta la necessità di colmare il gap fra le persone ricche e quelle povere. Estirpare la povertà e garantire l’equità devono rimanere le priorità della comunità mondiale. Il Gruppo di esperti ha concluso che l’emancipazione delle donne e la garanzia di un loro ruolo più importante nell’economia è fondamentale per lo sviluppo sostenibile”.
Il Rapporto, articolato in 3 sezioni (Accrescere il potere, la responsabilità e l’autodeterminazione delle persone; Economia/ mercato; Governance) e 56 raccomandazioni, chiede tra l’altro di:
- implementare una serie di indicatori fondamentali, senza dei quali lo sviluppo sostenibile non è possibile, che vadano oltre il tradizionale approccio legato al PIL;
- integrare i costi sociali e ambientali, in modo che il mondo fissi i prezzi internazionali e “misuri” le attività economiche;
- porre le condizioni perché i prodotti di primaria necessità vengano venduti ad un costo tale da permettere a tutta la popolazione di acquistarli;
- eliminare entro il 2020 i sussidi ai combustibili fossili che distorcono i mercati, danneggiano l’ambiente e fanno aumentare le emissioni; - includere nel prezzo dei combustibili fossili entro il 2020;
- promuovere l’uso delle energie rinnovabili e la diffusione dei mezzi di telecomunicazione
- istituire un fondo mondiale per l’istruzione, con l’obiettivo di garantireva tutta la popolazione mondiale l’accesso all’educazione primaria entro il 2015 e a quella secondaria entro il 2030;
- migliorare la comprensione scientifica del Pianeta, anche attraverso la nomina di un consulente scientifico del Segretario generale dell’ONU;
- mettere in pratica il green pubblic procurement (GPP);
- promuovere economicamente le tecnologie pulite, anche cercando accordi di partnership tra pubblico e privato;
- indicare sui prodotti l’impatto ambientale derivante dal processo di produzione, così da permettere ai consumatori di compiere una scelta informata al momento dell’acquisto;
- chiedere che le imprese lavorino con i Governi e le Agenzie internazionali per dare riscontri annuali sulle proprie pratiche ambientali;
- modificare le regole che guidano il mercato, così da incentivare gli investimenti a lungo termine e garantire una maggiore stabilità economica;
- includere nel prezzo dei combustibili fossili, sia sotto forma di carbon tax o di carbon trading le esternalità provocate dall’emissione di CO2;
- riconoscere il legame tra cibo, acqua ed energia, per affrontare la crisi di sicurezza alimentare globale;
- dare priorità alle sfide che devono affrontare gli ecosistemi marini e costieri;
- stanziare fondi per la transizione a uno sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo;
- aumentare le risorse per ridurre i rischi dei disastri naturali.

Come osservato a proposito dello Zero Draft, l’assenza di ogni riferimento all’obbligatorietà delle azioni fa sì che non ci siano Paesi che si sottraggono a sottoscrivere questi intenti, salvo poi non far alcunché per la loro traduzione in pratiche, dal momento che tali impegni non sono vincolanti. 


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