La decisione è intervenuta dopo la contestuale pubblicazione del Rapporto redatto dalla Commissione “ICHESE”, incaricata di valutare le possibili relazioni tra le attività di esplorazione per idrocarburi e l’aumento dell’attività sismica nell’area colpita dal terremoto del 2012.

terremoto macerie

Contestualmente all’illustrazione delle linee principali che in seno al Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna il 15 aprile 2014 ne faceva l’Assessore alla Protezione Civile, Paola Gazzolo, il sito della regione stessa ha pubblicato il Rapporto redatto dalla Commissione ICHESE (International Commission on Hydrocarbon Exploration and Seismicity in the Emilia Region), istituita l’11 dicembre 2012 con Decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Franco Gabrielli, su richiesta del Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani in qualità di Commissario Delegato.

La Commissione tecnico-scientifica era stata incaricata di produrre un rapporto che, sulla base delle conoscenze tecnico-scientifiche al momento disponibili, valutasse le possibili relazioni tra attività di esplorazione per idrocarburi e aumento dell’attività sismica nell’area colpita dal terremoto dell’Emilia-Romagna del mese di maggio 2012.
In particolare, la Commissione doveva dare risposte in merito:
1. alla possibilità che la crisi emiliana sia stata innescata dalle ricerche nel sito di Rivara, effettuate in tempi recenti, in particolare nel caso siano state effettuate delle indagini conoscitive invasive, quali perforazioni profonde, immissioni di fluidi, ecc;

2. alla possibilità che la crisi emiliana sia stata innescata da attività di sfruttamento o di utilizzo di reservoir [ndr: con il termine francese reservoir nella geologia degli idrocarburi si indicano le rocce dotate di porosità che nel sottosuolo possono fungere da “contenitore” per gli idrocarburi che riempiono lo spazio dei pori], in tempi recenti e nelle immediate vicinanze della sequenza sismica del 2012.

Per quanto attiene al primo quesito, la Commissione ritiene che la risposta sia NO.

Per la risposta al secondo quesito, dopo aver considerato le informazioni disponibili sia sull’attività sismica che sulle operazioni relative allo sfruttamento e allo stoccaggio nelle concessioni nell’area, la Commissione ritiene che “in base alla sismicità storica della zona si può ritenere molto probabile che il campo di sforzi su alcuni segmenti del sistema di faglie nel 2012 fosse ormai prossimo alle condizioni necessarie per generare un terremoto di magnitudo locale (ML) intorno a 6”.

In particolare, sono state effettuate analisi approfondite sulle 3 concessioni di sfruttamento da idrocarburi (Mirandola-Cavone, Spilamberto e Recovato) nella zona colpita dalle scosse sismiche, e per una di queste le valutazioni della Commissione, come si legge nel Rapporto “indicano che l’attività sismica immediatamente precedente il 20 maggio e l’evento principale del 20 maggio sono statisticamente correlati con l’aumento dell’attività di estrazione e re-iniezione di Cavone”.
Per cui “non può essere escluso che le attività effettuate nella Concessione di Mirandola abbiano potuto contribuire a innescare la sequenza. Pertanto sarebbe necessario avere almeno un quadro più completo possibile della dinamica dei fluidi nel serbatoio e nelle rocce circostanti al fine di costruire un modello fisico di supporto all’analisi statistica”.

Di qui la decisione della Regione di sospendere le attività di ricerca e di nuove concessioni per fare ulteriori approfondimenti.
Ora bisogna concentrarsi sul da farsi - ha dichiarato Vasco Errani, Presidente della Regione Emilia-Romagna - applicando quel principio di precauzione per cui abbiamo bloccato tutte le ricerche e le nuove concessioni, quindi continuando l’attività positiva da noi avviata e adottando con serietà le linee guida che scaturiranno dal gruppo di lavoro attivo al Ministero, per permettere al Paese di fare un salto di qualità successivo alle raccomandazioni emerse nella relazione ICHESE, per capire fino a che punto sia tollerabile una dinamica del rischio uscendo dalla psicologia delle posizioni affermate”.
La Commissione ha formulato anche delle raccomandazioni per una gestione ottimale delle attività di sfruttamento del sottosuolo, che comportano l’esigenza di definire nuove tecniche di monitoraggio e controllo, sviluppo di modellistica geofisica e geologica, nuove metodologie statistiche, piani di gestione del rischio con individuazione degli Enti e i sistemi di controllo, programmi di interazione e comunicazione con la popolazione e gli amministratori. Per queste ragioni, con la collaborazione del mondo della ricerca, nel mese di febbraio, è stato costituito il 27 febbraio 2014 presso il Ministero dello sviluppo economico - in stretta relazione con la Regione Emilia-Romagna - un Gruppo di lavoro che proprio ieri (15 aprile 2014) si è riunito per la quarta volta, in sessione plenaria, composto da tecnici del Ministero, del Dipartimento della Protezione civile e da specialisti nel settore della geologia, della sismologia e della prevenzione del rischio, provenienti dal Dipartimento della Protezione Civile e da Istituti di Ricerca (CNR, OGS, INGV, Università), con il compito di definire, come indicato della Commissione ICHESE:

indirizzi e linee guida per il monitoraggio della micro sismicità;
- indirizzi e linee guida per il monitoraggio delle deformazioni del suolo;
indirizzi e linee guida per il monitoraggio della pressione di poro;
- modalità per assicurare la trasparenza e l’oggettività dei monitoraggi;
- indirizzi e linee guida per il monitoraggio alle nuove attività;
- indirizzi e linee guida per il monitoraggio alle attività in corso.