Alla vigilia della firma dell’Accordo di Parigi, il Rapporto di “The European Climate Foundation” indica che se non fossero implementate le misure secondo quanto convenuto per affrontare i cambiamenti climatici, il prezzo del petrolio sarebbe destinato a salire al 2050 fino a 130 dollari al barile, mentre sarebbero notevoli i benefici in termini macroeconomici di una decisa implementazione delle tecnologie low carbon nel settore dei trasporti.
Dall’Olanda, intanto, arriva la proposta del Governo, già accolta da un ramo del Parlamento, di vietare entro il 2025 la vendita di auto nuove a benzina e diesel.

mobilita basse emissioni carbonio ridurrebbe spesa petrolio

Alla vigilia della firma a New York presso la sede dell’ONU dell’Accordo di Parigi, adottato alla COP21 del dicembre scorso, che prevede, tra l’altro, il raggiungimento dell’obiettivo di mantenere i cambiamenti climatici ben al di sotto dei +2 °C e di proseguire negli sforzi verso l’obiettivo di +1,5 °C, The European Climate Foundation, istituita nel 2008 come iniziativa filantropica per aiutare l’Europa a promuovere lo sviluppo di una società a basse emissioni di carbonio e a svolgere un ruolo più forte di leadership internazionale per mitigare i cambiamenti climatici, ha presentato il 20 aprile 2016 il Rapporto “Oil Market Futures”.

Redatto da Cambridge Econometrics, società di consulenza indipendente britannica, International Council on Clean Transportation (ICCT) e Pöyry Management Consulting, lo Studio presenta gli impatti a lungo termine sui prezzi del petrolio, qualora vi fosse uno sforzo deciso e globale per affrontare i cambiamenti climatici.

I principali risultati indicano che in un mondo in cui le politiche climatiche fossero indirizzate verso investimenti nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio, nel settore dei trasporti la spesa globale per il petrolio si ridurrebbe tra il 2020 e il 2030 di 330 miliardi di dollari all’anno, e si risparmierebbe l’estrazione entro il 2030 di 11 milioni di barili di petrolio al giorno e al 2050 di 60 milioni di barili, con notevoli vantaggi macroeconomici netti.
L’aumento di produzione del petrolio da scisti, il rallentamento dell’economia mondiale e i cambiamenti politici di produzione in seno all’OPEC, hanno determinato un eccesso di offerta senza precedenti sui mercati petroliferi - ha osservato Gareth Davis, Direttore di Energy Consulting in seno a Pöyry - La nostra analisi indica che questo eccesso di offerta non perdurerà e che il prezzo del petrolio tornerà entro il 2020 attorno ad 80 dollari al barile”.

Secondo lo Studio, senza adeguate misure per affrontare i cambiamenti climatici, il prezzo del petrolio salirà al 2050 fino a 130 dollari al barile, mentre con l’implementazione delle tecnologie low carbon potrebbe essere limitato a 83-87 dollari.
"Senza cambiamenti delle attuali politiche, i prezzi del petrolio sono suscettibili di recuperare nel lungo termine, grazie alla crescita economica globale e alla crescente domanda di mobilità - ha spiegato Philip Summerton, Direttore di Cambridge Econometrics e principale autore del Rapporto - In un mondo in cui le politiche climatiche fossero attuate sulla base degli obiettivi concordati alla COP21 di Parigi, la domanda di petrolio sarebbe frenata e conseguentemente si abbasserebbero i prezzi del petrolio".

A trarne vantaggi sarebbero le regioni che importano petrolio, come l'Europa, che ridurrebbero le pressioni inflazionistiche sui consumatori, vedrebbero l’aumento dei redditi reali dei cittadini che indirizzerebbero la spesa verso altri beni e servizi. Inoltre, la minor domanda ridurrebbe la necessità di progetti estrattivi ad alto rischio e dagli elevati costi. Questi benefici economici che lo Studio ha limitato ai trasporti, potrebbero estendersi anche agli altri settori che consumano energia e usano materie prime da fonti fossili, per cui la riduzione delle spese avrebbero effetti positivi per nuovi investimenti e posti di lavoro ben superiori a quelli che verrebbero persi nel settore petrolifero.
Abbiamo visto come gli standard dei veicoli in tutto il mondo consumino di meno e questa tendenza continuerà dopo l’Accordo di Parigi, costringendo i Governi a ridurre le emissioni nei trasporti - ha dichiarato Drew Kodjak, Direttore esecutivo di ICCT - Aziende come Tesla hanno dimostrato quel che gli ingegneri sono in grado di realizzare, e i Governi di California, Norvegia e Paesi hanno dimostrato quanto rapidamente si possa cambiare attraverso politiche intelligenti. Questa nostra analisi indica ai responsabili politici come sia possibile affrontare contestualmente la sida delle emissioni nel settore dei trasporti e la dipendenza dalle risorse”.

Infatti, qualche giorno fa, un ramo del Parlamento olandese ha approvato la proposta del Governo di vietare la vendita entro il 2025 di tutte le nuove auto a benzina e diesel. Se anche il Senato dovesse approvare tale risoluzione, il Paese sarebbe il primo ad iniziare la graduale eliminazione degli inquinanti nei trasporti, dopo aver già abbandonato quasi del tutto la produzione nazionale di petrolio perché economicamente non più conveniente.