La diversità bioculturale contro i cambiamenti climatici

La diversità bioculturale contro i cambiamenti climatici

L’ONG FoodTank diffonde un video sui benefici che i paesaggi bioculturali apportano per mantenere in salute gli ecosistemi, accrescere la biodiversità, supportare l’agricoltura, la pesca e il patrimonio forestale, rafforzare la resilienza e mitigare i cambiamenti climatici.

diversita bioculturale

Danielle Nierenberg, esperta di Agricoltura sostenibile, Presidente di FoodTank, Organizzazione che ha per mission un’alimentazione più sana, sicura, bilanciata e completa in tutto il mondo, membro dell’Advisory Board di Barilla Center for Food & Nutrition, e co-autrice del Progetto del Worldwatch Insitute “Nourishing the Planet” ha recentemente postato su you tube un video dedicato ai benefici che i Paesaggi Bioculturali, sistemi olistici di cultura e natura, apportano per: mantenere in salute gli ecosistemi; rafforzare la resilienza; supportare l'agricoltura, la pesca e le foreste; mitigare i cambiamenti climatici.

Secondo le Nazioni Unite, ci sono più di 370 milioni di indigeni sparsi in 70 Paesi in tutto il mondo che praticano un’agricoltura olistica. Dai Saami in Europa ai Maori della Nuova Zelanda, le comunità hanno creato nel corso di millenni paesaggi equilibrati e integrati di collaborazione mutualistica tra le pratiche di origine antropica di tipo agronomico, zootecnico e silvocolturale e le componenti più decisamente naturali e morfologiche del territorio.

Questi paesaggi multiformi mantengono in salute gli ecosistemi, creano valore culturale, conservano sani i suoli, arricchiscono la biodiversità, fornendo al contempo carne, latte, mezzi di trasporto e prodotti medicinali.

La diversità bioculturale tende ad essere più ricca laddove le popolazioni indigene hanno avuto un lungo, intimo rapporto con i propri territori, riflettendosi nei loro linguaggi e sistemi tradizionali di conoscenze ecologiche, e manifestandosi in modi bellissimi di espressione culturale e artistica, come afferma la Fondazione Christensen che dopo aver supportato dal 1957 gli studi sulle manifestazioni artistiche delle popolazioni non “occidentali”, dal 2003 ha integrato i suoi interessi alla biodiversità, divenendo la prima Fondazione privata a dedicare le proprie attività ad uno specifico “focus”, qual è la “diversità bioculturale”.
In Italia, molto attiva nell’individuazione dei paesaggi bioculturali e nel riconoscimento del ruolo degli agricoltori e delle comunità per mantenere gli equilibri ad essi inerenti, è l’AGER (Agenzia internazionale per la protezione dei paesaggi bioculturali e per la nuova ruralità), una associazione culturale senza scopo di lucro, formata da esperti nei settori agro-ambientali, paesaggistici, antropologici ed architettonici.

Il video mette in evidenza come gli animali addomesticati siano fondamentali per un sistema bio-culturale sano, fornendo alle comunità non solo proteine, ma anche mezzi di trasporto, fibre tessili e valore culturale. Inoltre, sono risorse importanti alberi, arbusti, radici e viti, che forniscono frutta, legname e medicine. Ci sono poi batteri, microbi, protozoi, funghi, nematodi, rizomi e artropodi che concorrono a mantenere sano l’ecosistema sotterraneo. I paesaggi bio-culturali tendono ad avere alti tassi di stoccaggio del carbonio nelle foreste, nei terreni ricchi e nelle praterie, svolgendo un ruolo importante nella lotta contro i cambiamenti climatici (carbon farming).

Quando un paesaggio bio-culturale è intatto e gli abitanti e le altre parti ecologiche interagiscono, crescono rigogliose le piante e le ricchezze culturali, creando una solida difesa contro i cambiamenti climatici.
Per meglio comprendere il ruolo dei paesaggi bio-culturali, anche la Fondazione Christensen ha messo on line una Infografica interattiva.

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