Uno Studio condotto con simulazioni al computer sul parco di Lillgrund (Svezia) evidenzia che una determinata griglia del layout incide fino ad un terzo sul rendimento degli impianti, indicando che è possibile ridurre ulteriormente l’impatto, anche se già adesso “il prezzo dell’energia eolica è basso in termini di impatti climatici”.
A Rimini dal 6 al 9 novembre 2013, Key Wind la Fiera dell’eolico italiano.

Lillgrund

Disporre le turbine di un parco eolico off shore in una determinata formazione potrebbe far migliorare il rendimento energetico di oltre un terzo.
È quel che si afferma nello Studio “Quantifying the sensitivity of wind farm performance to array layout options using large-eddy simulation” pubblicato su Geophysical Research Letters dal Gruppo di Ricerca Atmosfera ed Energia guidato da Cristina Archer, professoressa associata di Scienza della fisica oceanica, Ingegneria e Geografia presso l’Università del Delaware (USA).

I ricercatori hanno condotto simulazioni computerizzate su un parco eolico già esistente, quello svedese di Lillgrund, il più grande off-shore della Svezia e il 3° più grande al mondo quando fu costruito (2007). Posto nello stretto dell’Øresund che separa la regione meridionale della Scania (Malmö) dalla Danimarca (Zelanda) e costruito dalla Vattenfall con 48 turbine da 2,3 MW, ha una capacità di 110 MW.
Gli studiosi hanno messo a confronto il layout a griglia esistente con altre 6 configurazioni alternative. In alcuni casi hanno mantenuto le turbine in file ordinate, aumentando gli spazi tra loro, in altri hanno sfalsato le righe, come si fa nei posti a teatro per migliorare la visibilità degli spettatori di dietro. Il risultato è stato che “la disposizione più efficiente era data dalla combinazione di due approcci: l’aumento della spaziatura tra le turbine e lo sfalsamento tra le righe. Il layout così definito farebbe diminuire le perdite causate dai vortici e migliorare le prestazioni complessive di un terzo”.

C’è da osservare, tuttavia, che il piano originale del parco eolico di Lillgrund prevedeva turbine da 1,5 MW, ma quando il parco fu approvato, tale dimensione non era più disponibile, e si sono utilizzate le turbine da 2,3 MW.
"Con queste turbine più grandi, la spaziatura si è ridotta di molto - come ha riconosciuto la Società costruttrice nel rapporto “Assessment of the Lillgrund Windfarm” - Sarebbe stato possibile per Vattenfall rimuovere alcune turbine per ottimizzare il layout… si è deciso di proseguire con il tracciato originariamente previsto e, di conseguenza, la priorità è stata la massima produzione, invece che ottenere la massima efficienza”. 

Ciò non toglie valore allo studio, le cui conclusioni saranno oggetto di valutazioni ingegneristiche per la costruzione dei futuri parchi off-shore.
Peraltro, già lo scorso anno, la Archer con il collega Mark Jacobson della Stanford University, aveva pubblicato lo studio “Saturation wind power potential and its implications for wind energy” in cui si individuava il massimo potenziale di energia eolica, trovando il punto di saturazione in cui l’aggiunta di più turbine non riuscirebbe ad aumentare la produzione di energia. Il numero delle turbine all’inizio farebbe aumentare proporzionalmente la quantità di energia generata, ma poi si raggiungerebbe un punto in cui i rendimenti decrescono e alla fine si appiattiscono. 

I ricercatori erano giunti a tali conclusioni mediante il calcolo del potenziale massimo teorico di energia eolica a livello mondiale, tenendo conto degli effetti che le numerose turbine eoliche avrebbero sulla temperatura della superficie, il vapore acqueo, la circolazione atmosferica e altre considerazioni climatiche.
Archer e Jacobson hanno scoperto che l’installazione di 4 milioni di turbine potrebbe produrre fino a 7,5 TW, più che sufficiente per alimentare metà della domanda di potenza al mondo nel 2030, dimostrando, inoltre, che la diffusione di impianti eolici in tutto il mondo in luoghi ventosi aumenterebbe l’efficienza, oltre che ridurre i costi e l’impatto complessivo sull’ambiente, rispetto al posizionamento degli stessi 4 milioni di turbine in alcuni punti. In altri termini si potrebbe esaudire le richieste di energia da fonte eolica con minor potenza e minimo impatto ambientale. A qualsiasi scala, comunque, gli impatti della produzione di energia dal vento sono meno dannosi di quelli indotti dalla combustione dei fossili e fissili.

Tutto ha un prezzo, ma il prezzo dell’energia eolica è basso in termini di impatti climatici”, ha concluso la Archer.

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Ricordiamo che a Rimini da quest’anno dal 6 al 9 novembre 2013 all’interno di ECOMONDO e Key Energy, si svolgerà la 1a edizione di Key Wind, dove le aziende dell’eolico nazionale, associate all’ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), si troveranno per incontrare i principali attori istituzionali e del settore in Convegni, Workshop e Corsi di formazione.