Il Report di luglio dell’ISMEA conferma quanto anticipato dall’Istat sul continuo calo in quantità e valore della spesa alimentare degli italiani, che potrebbe compromettere a lungo andare il loro stato di salute.

consumi-alimentari-domestici-famiglie-italiane-ismea

L’Istituto di servizi per il mercato agricolo-alimentare (ISMEA) ha diffuso il Rapporto sull’andamento della spesa alimentare delle famiglie italiane relativo al periodo gennaio-aprile 2013, che conferma quanto già anticipato dall’Istat: gli acquisti alimentari domestici si sono ridotti  dell'1,2% in quantità e del 3,4% a valore.

La significativa riduzione della spesa in alimenti e bevande, sottolinea l'ISMEA, riflette la maggiore incidenza degli acquisti in promozione e il crescente orientamento dei consumatori verso prodotti di fascia più economica e/o format distributivi, come i discount, che meglio si adattano ai più stringenti vincoli di bilancio imposti dalla recessione. 

A fare i conti con la crisi sono soprattutto gli alimenti freschi, maggiormente deperibili e meno favoriti sui prezzi. Cedono in particolare gli acquisti di frutta (- 4% le quantità -5 % la spesa), carne bovina (- 5% nei volumi e - 4% nei corrispettivi monetari), latte (- 4%, - 7%) e pesce fresco (- 5%, - 16,5%). Prodotti che nei primi 4 mesi di quest'anno sono usciti dal carrello per il 5% degli acquirenti.

L'austerity ha spinto gli italiani a rimodulare il paniere alimentare, favorendo l'acquisto di prodotti conservati e quindi meno soggetti a sprechi, di surrogati più a buon mercato e di alimenti che grazie alla pressione competitiva garantiscono prezzi più convenienti. Così, la dieta si arricchisce di uova (+ 2% in volume sempre nei primi 4 mesi dell'anno, + 7% in termini monetari),  ma anche di latte Uht (+ 5% in volume, - 3% in valore), a scapito di quello fresco, e di carni avicole, soprattutto elaborate ( + 3%, + 5%), e suine (+ 3%, + 13%), preferite alle più care fettine di manzo e vitello.

Gli acquisti di pasta tengono in quantità, ma subiscono un crollo del 9,5% della spesa, per effetto sia del boom dei discount, dove gli acquisti di pasta crescono del 9%, sia del frequente ricorso alla leva promozionale nell’agguerrita competizione tra marche industriali e private label.

L’onda lunga della crisi non risparmia neanche le insalate di IV gamma che dopo anni di crescita a ritmi sostenuti invertono bruscamente la tendenza registrando flessioni a due cifre (- 11% in quantità, - 13% in valore). Un’ulteriore conferma, sottolinea l'ISMEA, di come l’esigenza del risparmio stia condizionando gli acquisti, intaccando anche abitudini e stili di consumo che sembravano radicati tra le famiglie italiane.

Altra flessione degna di nota è quella degli oli extravergini confezionati che registrano  in questa prima parte dell'anno una contrazione del 9% delle quantità acquistate accompagnate da una riduzione ancora più accentuata della spesa (- 12%).

Al contrario, trovano più spazio nel carrello degli italiani i formaggi, in crescita del 2% in volume, ma in lieve calo nel corrispettivo monetario (- 0,6%).

All’interno del comparto ittico, i consumi dei prodotti freschi continuano a calore in modo rilevante (- 5%), trainati da una flessione delle famiglie acquirenti, mentre risultano per lo più stabili quelli di prodotti trasformati. Nel segmento del fresco cala in misura nettamente superiore la spesa (- 16,5%), indicando un probabile spostamento di una buona fetta di consumatori verso varietà più economiche.

fig3

Da un lato l’aumento degli acquisti a basso prezzo ha favorito il contenimento dell’infrazione, dall’altro, però, ha privato gli italiani di prodotti essenziali per l’alimentazione - ha osservato in una nota Coldiretti - Il risultato è infatti che il 12,3% degli italiani non è stato in grado di sedersi a tavola con un pasto adeguato in termini di apporto proteico almeno una volta ogni due giorni con conseguenze gravi anche per la salute”.

Se a queste considerazioni, si aggiungono i dati ISTAT che certificano come negli ultimi anni molte famiglie hanno ridotte notevolmente le spese per visite mediche, analisi cliniche e radiografie, mantenendo quelle incomprimibili per i medicinali, ne consegue che c’è da aspettarsi un aumento delle malattie connesse a cattivi stili di vita, con buona pace della “sostenibilità” del SSN!