La Corte dei Conti europea boccia i finanziamenti Marco Polo

La Corte dei Conti europea boccia i finanziamenti Marco Polo

Nella Relazione speciale del 16 luglio 2013 c’è l’esplicito invito alla Commissione UE di cessare i finanziamenti dei Programmi Marco Polo, le cui realizzazioni non sono state all’altezza degli obiettivi fissati dai responsabili politici dell’UE e l’impatto ottenuto nel trasferire il trasporto merci su gomma verso altre modalità è stato modesto.

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La Corte dei Conti europea (ECA), dopo aver stigmatizzato nella Relazione Speciale “I fondi erogati per le strade nell’ambito della politica di coesione sono ben utilizzati?”, pubblicata il 15 luglio 2013, le  ingiustificate considerevoli differenze di costo fra i progetti stradali cofinanziati dall’UE” nei diversi Paesi dell’Unione e “l’insufficiente attenzione al conseguimento di un buon rapporto costi-efficacia”, con la pubblicazione il giorno dopo di un’altra Relazione è tornata  a criticare le modalità con cui vengono spesi fondi comunitari per le infrastrutture dei trasporti, tanto da proporre la cessazione dei finanziamenti secondo gli schemi dei Programmi “Marco Polo”.

Alla domanda posta nel titolo “I programmi Marco Polo sono stati efficaci nel trasferire il traffico merci su strada verso altre modalità di trasporto?”, secondo quanto riportato nel Comunicato stampa del 16 luglio 2013, i programmi sono stati inefficaci in quanto non hanno conseguito gli obiettivi che si erano prefissi e hanno avuto scarso impatto nel trasferire il traffico dalla strada verso altre modalità di trasporto; inoltre, non vi sono dati per valutare se gli obiettivi della politica siano stati conseguiti, in termini, ad esempio, di benefici per l’ambiente”.

Non è forse casuale che la pubblicazione dell’audit sia avvenuta alla vigilia della scadenza delle domande, fissata al 23 agosto 2013 (GUUE 23 marzo 2013), di finanziamento annuale per l’ultima tranche del Programma Marco Polo II (2007-2013),  con un budget di 66,7 milioni di euro.

Si rammenta che il Programma è volto a ridurre la congestione stradale, a migliorare le prestazioni ambientali del sistema di trasporto e a potenziare il trasporto intermodale, per contribuire ad un sistema di trasporti efficace e sostenibile che dia valore aggiunto all’Unione europea, senza conseguenze negative per la coesione economica, sociale o territoriale. Entro la fine del programma, una parte sostanziale del previsto aumento aggregato annuo del traffico merci internazionale su strada, misurato in tonnellate/chilometro, dovrebbe essere trasferito verso il trasporto marittimo a corto raggio, il trasporto ferroviario e per vie d’acqua interne o verso una combinazione di modi di trasporto in cui i percorsi stradali sono i più brevi possibili.

L’audit che doveva valutare se la Commissione UE “avesse pianificato i programmi e li stesse gestendo e controllando in modo tale da massimizzare l’efficacia e se i progetti finanziati fossero efficaci” ha verificato che “I programmi non sono stati efficaci: le realizzazioni non sono state all’altezza degli obiettivi fissati dai responsabili politici dell’Ue e l’impatto ottenuto nel trasferire il trasporto merci su gomma verso altre modalità è stato modesto. Inoltre, non vi sono dati affidabili per valutare i benefici attesi dalla riduzione dell’impatto ambientale del trasporto merci, dalla riduzione della congestione del traffico e dal miglioramento della sicurezza stradale. Non è stato presentato un numero sufficiente di proposte qualitativamente valide in quanto i programmi non erano ben concepiti per le imprese; la rigidità gestionale e le difficoltà di attuazione hanno portato i beneficiari a decidere di non attuare i progetti approvati, di terminarli anticipatamente o cancellare la portata dei servizi finanziati una volta concluso il progetto. Di conseguenza, i risultati dei progetti e la sostenibilità dei servizi di trasporto finanziati sono stati scarsi. Per di più, non vi è certezza sulla quantità, modesta, del traffico su strada che è stata effettivamente trasferita tenendo anche conto dell’effetto inerziale”.

Sebbene la Corte abbia osservato che nel tempo la Commissione ha migliorato la gestione quotidiana dei programmi, la stessa non ha “valutato in maniera approfondita il potenziale del mercato in rapporto al raggiungimento degli obiettivi dei programmi, non ha preso in considerazione i nuovi sviluppi e non ha adottato per tempo misure correttive per porre rimedio agli evidenti difetti di concezione del programma”.

Pertanto, la Corte dei Conti europea  invita la Commissione UE a prendere in considerazione “l’eventualità di cessare il finanziamento ai servizi di trasporto merci secondo lo stesso schema dei programmi Marco Polo (processo top-down di incentivazione dell’offerta) che ha causato in particolare le debolezze identificate nella relazione (scarso assorbimento da parte dei mercati, mancanza di elementi probatori per quel che riguarda il conseguimento degli obiettivi, oneri amministrativi eccessivi, sostenibilità limitata ed effetto inerziale) e di subordinare l’eventuale prosecuzione del finanziamento di tali progetti a una valutazione d’impatto ex ante che mostri se, e in che misura, essi producano un valore aggiunto all’UE”.

Del campione di 16 progetti finanziati e controllati, 4 erano quelli italiani:

- LUNA (2006). Servizio combinato di navetta ferroviaria che collega Italia, Germania e

il mercato scandinavo passando per la Svizzera.

- TABEL EXPRESS (2007). Connessione regolare mediante treno blocco tra Pescara e Mechelen (Belgio) per gli elettrodomestici. 

- KTS (2008). Treno blocco per collegare vari impianti manifatturieri in Germania,Slovacchia e Romania al centro di distribuzione di San Vito al Tagliamento

- SCADAE (2008). Creazione di un servizio diretto dai porti adriatici di Capodistria (Slovenia), Venezia, Ravenna e Ancona a Salonicco (Grecia), Istanbul e Smirne (Turchia).


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