Lo Studio di Fern mette in risalto che le foreste subiscono gravi minacce non solo per lo sfruttamento del legname, ma anche per far posto all’agricoltura commerciale, per i cui prodotti l’Unione europea è tra i principali importatori, nonostante le reiterate dichiarazioni di leadership nella lotta ai cambiamenti climatici.

fern stolen goods

L'Unione europea è “complice” del disboscamento illegale delle foreste tropicali.
Questa forte denuncia è contenuta in un nuovo Studio pubblicato il 17 marzo 2015 da Fern, Organizzazione non governativa con base a Bruxelles che dal 1995 coordina a livello europeo le attività delle varie associazioni che monitorano l’impegno dell’UE per le foreste e i popoli delle foreste, il cui nome (“felce”) è stato scelto perché è una delle poche specie che vive in tutti i tipi di foreste.

Il fatto che l'UE sia in cima alla classifica mondiale di importatori di prodotti all'origine della deforestazione è ben documentato - ha affermato Saskia Ozinga, Coordinatore della Campagna giustizia sociale e ambientale di Fern e sua co-fondatrice - ma è la prima volta che siamo in possesso di dati che dimostrano come la maggior parte di questa deforestazione sia illegale”.

Secondo il Rapporto, dal titolo “Stolen Goods: the EU’s complicity in illegal tropical deforestation” (Beni Rubati: la complicità dell’UE nella deforestazione illegale delle foreste tropicali), basato su numerosi studi, tra il 2000 e il 2012 è stato disboscato illegalmente l'equivalente di un campo da calcio ogni due minuti per fornire all'UE prodotti agricoli e legname.

L’illegalità è stata definita secondo le leggi del Paese produttore, includendo, per esempio, la conversione di foreste in terreni per agricoltura commerciale senza avere diritti di disboscamento, l’uso di permessi rilasciati o ottenuti illegalmente. In alcuni casi è stato rilevato che anche quando le compagnie hanno il diritto di convertire terreni, a volte disboscano aree più estese di quanto sia loro permesso o non pagano il concordato per queste terre alle comunità locali o al governo.

In particolare, l’UE importa il 15% di carni bovine, il 31% di pellame, il 18% di olio di palma e il 25% di soia sul mercato internazionale derivante dalla distruzione illegale delle foreste tropicali, per un valore complessivo di 6 miliardi di euro all’anno.

Grazie ai loro grandi porti, i Paesi Bassi importano la maggior parte (1/3) delle materie prime derivanti dalla deforestazione illegale, ma poi gran parte di queste vengono trasferite ad altri Paesi europei. Comunque, il 75% dei prodotti illegali vengono importati da Paesi Bassi, Italia, Germania, Francia e Regno Unito, che ne consumano il 63%.
L’importanza delle varie materie prime varia, però, da Paese a Paese:
- i Paesi Bassi e la Germania sono i maggiori importatori di olio di palma, utilizzato in prodotti cosmetici e alimentari che si trovano comunemente nei supermercati;
- il Regno Unito è una destinazione particolarmente importante per la carne bovina derivante dalla deforestazione illegale;
- la maggior parte del pellame entra in Italia, la maggior consumatrice di questa materia prima;
- la Francia è la maggior importatrice di soia, utilizzata per lo più nel mangime di polli e maiali da carne.

Lo Studio rileva, inoltre, che la maggior parte dei prodotti agricoli di origine illegale che entrano nell'UE proviene da Brasile e Indonesia. Più della metà di questi prodotti viene dal Brasile, dove si stima che circa il 90% della deforestazione sia illegale; un quarto viene dall'Indonesia, dove si ritiene che la percentuale sia intorno all'80%. Tra gli altri principali Paesi d'origine compaiono Malesia e Paraguay.
"I consumi dell'UE distruggono l'ambiente e contribuiscono ai cambiamenti climatici, ma non solo - ha dichiarato Sam Lawson, autore del Rapporto - Per sua natura, la deforestazione illegale porta anche a corruzione e di conseguenza a perdita di guadagni, violenza e abuso di diritti umani. Coloro che cercano di fermarla sono stati minacciati, assaliti o persino uccisi”.

Fern non si limita alla denuncia, ma descrive pure i provvedimenti da prendere perché l’UE cessi di contribuire alla deforestazione illegale, raccomandandole principalmente di tener fede al proprio impegno di arrivare ad un Piano d'Azione comunitario in materia di deforestazione e degrado delle foreste, secondo quanto previsto dal 7° Programma di azione in materia di ambiente.
La domanda per le materie prime che mettono a rischio il patrimonio forestale è influenzata da diverse politiche dell’Unione, come quelle per l’agricoltura, il commercio e l’energia - ha spiegato Ozinga - Abbiamo bisogno con urgenza di un piano di azione per rendere omogenee queste politiche, ridurre i consumi e assicurare che vengano importate solo materie prime legali e di origine sostenibile”.
Inoltre, il Rapporto suggerisce all’UE di utilizzare la propria forza di mercato per spingere i Paesi fornitori ad attuare riforme per ridurre l’illegalità, come il Piano d’azione per contrastare il disboscamento illegale (EU-FLEGT).
Un piano d'azione sulla deforestazione e il degrado delle foreste potrebbe favorire il dialogo tra l'UE e i Paesi fornitori, utilizzando il commercio come incentivo - ha aggiunto Ozinga - L’UE potrebbe stimolare una riforma del diritto nei Paesi fornitori mettendo insieme i Governi, le industrie e le associazioni della società civile interessate, non solo allo scopo di ridurre la deforestazione, ma anche per migliorare la gestione e rafforzare i diritti di proprietà delle popolazioni indigene e locali”.
 

protecting forests

Pur riconoscendo che molte imprese dell’UE si sono impegnate volontariamente a risanare le proprie catene di rifornimento con l’obiettivo di arrivare a “deforestazione zero”, il rapporto avverte che, in un contesto di illegalità diffusa, sarà difficile tenere fede all'impegno senza interventi governativi.
Proprio per aiutare a sviluppare questo Piano d'azione dell'UE, Fern e alcuni Membri del Parlamento UE hanno organizzato per il 30 marzo 2015 a Bruxelles una Conferenza a cui parteciperanno importanti personalità del mondo ambientale, della sicurezza alimentare, dello sviluppo sostenibile, nonché della Direzione generale Clima e della Direzione generale della Cooperazione allo Sviluppo della Commissione UE.
L’evento potrà essere seguito in diretta web streaming sul sito fern.