La Commissione UE richiama l’Italia sull’efficienza energetica

La Commissione UE richiama l’Italia sull’efficienza energetica

Non sarà facile dare una risposta convincente in 60 giorni alla Commissione UE che in una lettera di messa in mora del 26 febbraio 2015, ma resa nota solo la scorsa settimana, ha contestato al Governo italiano che il recepimento della Direttiva sull’Efficienza energetica presenta ben 35 punti contraddittori o lacunosi.

messa in mora

Se il parere motivato adottato dalla Commissione UE il 26 marzo 2015 nei confronti dell’Italia rischia di tradursi in un deferimento alla Corte europea di Giustizia, visti i tempi troppo stretti per approntare quelle infrastrutture di reti fognarie e di depurazione, per la cui mancanza decennale Bruxelles ci ha comminato l’ultimo avviso, non meno complicato è riuscire a dare una risposta soddisfacente entro 2 mesi dal ricevimento (sarebbe avvenuto lo scorso 2 marzo 2015, ma resa nota solo più tardi) della “lettera di messa in mora” che il Commissario UE per l’Energia e il Clima, Miguel Arias Cañete ha inviato al nostro Governo.

Se l’infrazione in quest’ultimo caso è solo al primo stadio, la “bacchettata” fa ugualmente male perché si riferisce al recepimento nella legislazione italiana della Direttiva 2012/27/UE sull’Efficienza energetica, avvenuto con il Decreto legislativo 4 luglio 2014, sul quale la Commissione UE ha riscontrato ben 35 punti contraddittori o lacunosi che dovrebbero essere corretti o colmati, presumibilmente entro il 1° maggio 2015, tra cui emergono:
- definizione di “audit energetico”;
- definizione di “gestore del sistema di trasmissione”;
- definizione di “aggregatore”;
- individuazione entro il 30 giugno 2015 di misure concrete e investimenti per l’efficienza delle reti;
- consigli sull’efficienza energetica nelle bollette;
- strumenti finanziari per misure di agevolazioni per gli interventi in materia di efficienza energetica;
- provvedimenti di eliminazione degli ostacoli all’efficienza energetica;
- informazioni precise sulla fatturazione basata sul consumo effettivo;
- metodo di determinazione del rendimento del processo di cogenerazione.
Per approfondire tutti i punti contestati

A quanto pare, non solo la Direttiva è stata recepita in ritardo rispetto alla prescritta scadenza, ma pure male.
In verità sul Decreto di recepimento c’era stato un lungo “tira e molla” tra Governo e Conferenza Unificata da una parte, e Commissioni parlamentari dall’altra, che di fatto, introducendo modifiche ed emendamenti, non hanno reso di certo organico il testo.

C’è da osservare, tuttavia, che quando si tratta di “energia” le misure nazionali di implementazione delle Direttive europee sono tardive o non sono conformi, come attesta anche l’altra “messa in mora”, contestualmente notificata all’Italia nella stessa occasione, per non corretto recepimento con il Decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93 delle Direttive 72 e 73 del 2009 relative al mercato elettrico e del gas naturale, in riferimento all’Unbundling (obbligo di separazione contabile per le imprese che operano nei settori), ai poteri dell’Autorità per l’energia e elettrica e il gas (ora AEGGSI) e alla tutela dei consumatori sul mercato al dettaglio.

Ci auguriamo che questo ennesimo avvertimento da parte di Bruxelles sia decisivo per far finalmente capire al Governo Renzi quanto sia nell'interesse dell'Italia scegliere la strada dell'efficienza energetica", hanno commentato congiuntamente Legambiente, Kyoto Club e Coordinamento FREE.

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