Ma al di là dei tempi del processo decisionale per la ratifica, comunque lunghi, è il mantenimento dell’obiettivo al 2030 del 40% di riduzione delle emissioni a destare le maggiori preoccupazioni, come indica anche il Rapporto di Climate Analytics, secondo cui per mantenersi nella giusta traiettoria di + 1,5 °C previsto dall’Accordo, l’UE dovrebbe aumentare il target al 75%.

commissione ue ha adottato proposta per rapida ratifica accordo parigi

L’Unione europea apre la strada per una rapida ratifica dell’Accordo di Parigi”.
Così recita il Comunicato stampa del 10 giugno 2016 con il quale la Commissione UE annuncia di aver adottato una proposta per ratificare a nome dell’Unione europea l’Accordo per affrontare i cambiamenti climatici, raggiunto alla COP21 del dicembre scorso, e sottoscritto da 175 Paesi il 22 aprile 2016 con una Cerimonia solenne presso la sede dell’ONU a New York.

L’Accordo prevede, tra l’altro, di mantenere l’aumento della temperatura media globale entro la fine del secolo ben al di sotto dei 2 °C e di proseguire negli sforzi verso l’obiettivo di +1,5 °C, entrerà in vigore il 30° giorno successivo a quello in cui sarà ratificato (periodo di firma dal 22 aprile 2016 al 21 aprile 2017) da almeno il 55% delle Parti della Convenzione UNFCCC, rappresentative di almeno il 55% delle emissioni globali.
Inizialmente era previsto che la data di inizio dell’Accordo avvenisse nel 2020, ma il testo definitivo predisposto dalla Presidenza francese di turno dell’UNFCCC e approvato dalle Parti, ha lasciato cadere la clausola senza che i vari rappresentanti degli altri Paesi sollevassero obiezioni. Per cui, a differenza del Protocollo di Kyoto che di fatto ha impiegato anni prima di avere attuazione, il Paris Agreement potrebbe entrare in vigore prima del 2020.

La proposta della Commissione UE assume la forma di una decisione del Consiglio che deve aver prima l’approvazione del Parlamento.
Parallelamente gli Stati membri dell'UE ratificheranno l'Accordo individualmente, secondo i procedimenti dei rispettivi Parlamenti. Al momento l’Ungheria è l’unico Paese membro ad averlo ratificato, e la Francia si appresta a farlo entro la fine del mese di giugno, avendo già il Senato francese approvato all’unanimità la relativa proposta di legge.
Questa decisione della Francia di essere il primo dei Paesi dei G7 e G20 ad averlo fatto potrebbe risultare di sprone agli altri Stati per una rapida conclusione del processo di ratifica, secondo gli auspici del segretario ONU Ban Ki-moon che ha annunciato per settembre un’Assemblea per il deposito formale degli strumenti di ratifica.
Al 21 maggio 2016 sono solo 17 i Paesi che hanno formalmente ratificato l’Accordo, che rappresentano peraltro lo 0,05% delle emissioni globali, anche se i grandi emettitori quali Cina, Stati Uniti e India si sono impegnati a ratificarlo entro l’anno.

Dopo Parigi, l'UE sta facendo i compiti a casa - ha affermato Miguel Arias Cañete, Commissario responsabile per l’Azione per il clima e l’energia - Siamo intenzionati a mantenere lo slancio e lo spirito di Parigi e ad assicurare la ratifica in tempi brevi e l'applicazione rapida di questo accordo storico. La proposta di oggi dimostra il nostro impegno incessante a guidare la transizione mondiale verso l'energia pulita e a costruire un'economia moderna, sostenibile e più rispettosa dell'ambiente. Sono sicuro che il Parlamento europeo, il Consiglio e gli Stati membri concluderanno le rispettive procedure di ratifica rapidamente”.

Il suo ottimismo non trova riscontro, però, con i tempi previsti del processo decisionale:
- il 20 giugno 2016 la proposta della Commissione è all’Odg del Consiglio Ambiente, in cui gli Stati membri dovrebbero indicare i tempi di ratifica;
- tra giugno e luglio 2016 il Parlamento europeo prenderà in visione la proposta della Commissione;
- in autunno, la Commissione Ambiente preparerà la posizione del Parlamento;
- tra ottobre e dicembre al vertice del Consiglio verranno date le indicazioni su come procedere alla ratifica;
- entro giugno 2017 dovrebbe essere votata la risoluzione del Parlamento;
- entro il 2017 ci sarebbe il deposito della ratifica dell’Unione europea e dei 28 Paesi membri.

Al di là dei tempi che potrebbero avere un’accelerazione, permane la questione che di fatto la proposta della Commissione UE ribadisce il target del 40% di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030, come previsto nel Pacchetto adottato nel 2014, allorché il limite all’orizzonte 2100 era di mantenere a +2 °C il riscaldamento globale.
Al Consiglio Ambiente dello scorso marzo si era evidenziata una spaccatura, con alcuni Paesi (tra cui Francia e Germania) che premevano per rivedere al rialzo quell’obiettivo e la maggioranza degli altri (tra cui Polonia e Italia) che confermavano la volontà di mantenerlo al 40%.

Proprio il 9 giugno 2016, Climate Analytics (ONG di esperti in cambiamenti climatici e in finanza legata al clima) ha diffuso un Rapporto, commissionato dal Fondo finlandese per l’innovazione (SITRA), da cui emerge che per avere il 50% di probabilità di mantenere l’obiettivo climatico a +1,5 °C, l’UE dovrebbe aumentare l’obiettivo al 2030 dal 40% al 75% per mantenersi nella giusta traiettoria.