Rapporto dell’UNEP evidenzia che, nonostante la crescita economica abbia sollevato gran parte della popolazione dalla povertà, il Paese in meno di un quarantennio è diventato il più grande dissipatore mondiale di risorse tanto che la nuova governance deve affrontare la questione di una maggior efficienza nel loro utilizzo, al fine di ridurne l’impatto ambientale.

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Nel corso del 4° Kubuqi International Desert Forum, organizzato ogni 2 anni dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), dalla Convenzione delle Nazioni Unite per Combattere la Desertificazione (UNCCD) e dal Ministero Cinese della Scienza e Tecnologia, e svoltosi il 2-3 agosto 2013 a Ordos, ai margini del Kubuqi, il settimo più grande deserto del mondo, nella Provincia autonoma cinese della Mongolia interna, è stato rilasciato il Rapporto “Resource Efficiency: Economics and Outlook for China” redatto dall’UNEP, in collaborazione con il Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) dell’Australia, dall’Institute of Policy and Management (IPM) dell’Accademia delle Scienze di Cina (CAS). La Cina, infatti, è uno dei Paesi che si avvalgono dei Green Economy Advisory Services dell’UNEP, un pacchetto di supporto che comprende consulenza politica, assistenza tecnica e capacity building per i Governi, a sostegno delle loro iniziative nazionali e regionali per trasformare e rivitalizzare le loro economie.

Nel Rapporto si evidenzia che il crescente benessere della Cina ha reso il Paese il più grande consumatore mondiale di materie prime, soprattutto di minerali metallici e da costruzione, combustibili fossili e biomasse, con livelli di consumo interno 4 volte superiori a quello degli Stati Uniti. Dal 1970 al 2008, il consumo pro capite di materiali in Cina è cresciuto da un terzo a più di una volta e mezzo i livelli medi di tutto il mondo, e quasi del doppio di tutta la regione Asia-Pacifico, per effetto della realizzazione di grandi infrastrutture, dei sistemi energetici, dell’urbanizzazione e della capacità produttiva, anche se si riconosce, poi, che il 20% dell’impiego di risorse è dovuto alla produzione di beni che vengono consumati all’estero.

La Cina ha visto una crescita spettacolare negli ultimi decenni e l’effetto di questa transizione sulla domanda globale di risorse naturali è senza precedenti - ha affermato nella presentazione del Rapporto il Direttore esecutivo dell’UNEP, Achim Steiner - Se la crescita ha sollevato milioni di persone dalla povertà, ha anche determinato i problemi ambientali legati alla estrazione, alla lavorazione e all’utilizzo di quelle risorse naturali. Questo rapporto sottolinea che la Cina, in comune con le altre economie emergenti, ha bisogno di fare importanti investimenti nelle infrastrutture più efficienti nell’uso di risorse, come ad esempio l’edilizia verde e i trasporti pubblici, ma anche in capitale umano e capacità di governance, se si vuole davvero realizzare il passaggio a un modello economico sostenibile”.

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Il Rapporto sottolinea anche i miglioramenti relativi della Cina in efficienza energetica che sono stati conseguiti, nel corso degli ultimi 4 decenni, più velocemente che in qualsiasi altra regione, seppure in termini assoluti è al di sotto della media dell’Asia-Pacifico e del resto del mondo. Inoltre, i miglioramenti in termini di efficienza energetica da soli non sono sufficienti per stabilizzare le pressioni ambientali: “Nonostante le più recenti iniziative politiche della Cina, che comprendono gli obiettivi di riduzione del consumo di acqua e di perdita di terre coltivabili e quelli per incrementare gli attuali livelli nell’utilizzo di combustibili non fossili e per accelerare l’aumento di efficienza delle risorse, ci si può aspettare che le pressioni ambientali crescano ulteriormente”. 

Nel Rapporto viene messo in rilievo gli effetti della massiccia urbanizzazione e dei correlati investimenti infrastrutturali: tra il 1970 e il 2008 l’uso di biomasse è sceso dal 63% al 15%, mentre il consumo di minerali da costruzione è salito dall’8% al 63% e quello dei minerali metallici e dei minerali industriali si è raddoppiato, passando dal 4% all’8%. Nello stesso periodo, il livello assoluto di consumo di combustibili fossili è aumentato di oltre 7 volte, con una crescita media annua del 5,3%. Tra i combustibili fossili utilizzati per la produzione di energia primaria, la crescita più rapida è stata quella del carbone che dal  49% del 1970 si è attestato nel 2009 al 67%, contribuendo al rapido aumento delle emissioni di biossido di carbonio della Cina, che costituiscono più di 4 volte la media mondiale di gas serra per unità di output economico e due volte la media della regione Asia-Pacifico.

In risposta a tali pressioni, l'UNEP nota che gli obiettivi economici basati sulla sostenibilità della recente pianificazione del governo cinese costituisce un cambiamento importante negli obiettivi economici basati sulla sostenibilità. Gli attuali e i precedenti piani quinquennali di Sviluppo Economico e Sociale pongono una maggiore attenzione ad una crescita più equilibrata con una maggiore attenzione all’efficienza delle risorse ed energetica, a migliori condizioni di vita e ad uno sviluppo rurale-urbano sostenibile. Il Governo cinese ha adottato una serie di strumenti politici per rafforzare il risparmio e la conservazione delle risorse, tra cui un pacchetto di stimoli da 586 miliardi di dollari per un obiettivo green, incentivi per veicoli più efficienti e la definizione di target per un’edilizia più energeticamente efficiente.

Nei Piani nazionali di sviluppo e di uso delle risorse, osserva l’UNEP, può rivelarsi di successo per la sostenibilità la strategia che punta al disaccoppiamento (decoupling) del consumo delle risorse dall’attività economica, garantendo ulteriori investimenti nella crescita economica e nello sviluppo umano, sottolineando come la Cina, tramite la Legge sull’Economia circolare, entrata in vigore nel  2009, che mira a migliorare l’efficienza delle risorse, a tutelare l’ambiente e a raggiungere lo sviluppo sostenibile, sia stata uno dei primi Paesi ad approcciarsi a tale nuovo paradigma per lo sviluppo economico e industriale.

Citando, poi, un precedente studio dell'UNEP pubblicato all’inizio dell’anno, si sottolinea che la Cina “Nel 2012 ha consolidato la propria posizione come player dominante sul mercato delle energie rinnovabili (oltre il 22%, con investimenti di 67 miliardi di dollari), soprattutto grazie a un balzo di investimenti nel solare. Nonostante questi passi positivi, rimangono molte sfide per la Cina nella sua transizione verso una green economy, soprattutto per le questioni relative all’acqua e ai rifiuti. Preoccupazioni essenziali per la governance, sono anche la debole attuazione e l’applicazione delle politiche e lo scarso monitoraggio a causa della mancanza di risorse tecniche e finanziarie, così come del capitale”.