Sono del tutto infondate le notizie che circolano in rete circa la proposta di Regolamento con cui la Commissione UE si appresterebbe a metterebbe al bando l’uso e lo scambio di sementi non certificate.

La-bufala-degli-orti-con-sementi-irregolari

Due anni fa nella rete, su Facebook e Twitter era circolata la voce allarmistica che, con l’entrata in vigore (1° maggio 2011) della Direttiva 2004/24/CE sui “Medicinali vegetali tradizionali”, tutte le erbe medicinali sarebbero diventate praticamente illegali nell’UE, suscitando anche una proposta di petizione on line per abolire la normativa.

In realtà, una lettura della Direttiva avrebbe permesso di constatare che non sussisteva alcun pericolo del genere, ma che si trattava semplicemente di far rispettare le stesse regole di qualità, sicurezza ed efficacia che si pretendono per i medicinali prodotti in laboratorio anche a quelli messi in vendita che “godono di una tradizione lunga e costante”. Pertanto, nessun divieto è stao introdotto per le erbe medicinali che non vengono messe in commercio o vendute come alimento o integratore alimentare.

Qualcosa di simile sta accadendo in questi giorni dopo che la Commissione UE ha adottato la proposta di Regolamento relativo alla produzione e alla messa a disposizione sul mercato di materiale riproduttivo vegetale (COM (2013) 262).

Una nuova legge proposta dalla Commissione Europea renderebbe illegale ‘coltivare, riprodurre o commerciare’ i semi di ortaggi che non sono stati ‘analizzati, approvati e accettati’ da una nuova burocrazia europea denominata Agenzia delle Varietà Vegetali europee”, così recita un link inoltratoci da appassionati orticoltori che ci hanno pure invitato di parlarne, essendo preoccupati di commettere un atto illegale qualora si scambiassero dei semi produrre piantine da coltivare.

Certamente la rete è un grande strumento di informazione e comunicazione, ma prima di diffondere notizie distorte che rischiano di confondere bisognerebbe controllarne la veridicità.

Lo scambio di semi e altro materiale vegetale per la riproduzione delle piante tra non professionisti non rientra nei casi previsti dalla proposta di Regolamento della Commissione UE che, peraltro, cerca di mettere ordine e unificare qualcosa come 12 esistenti normative. Anche le sementi che vengono vendute da non professionisti o da micro imprese per “mercati di nicchia” sono esentate dall’obbligo della Registrazione. Addirittura ne sono escluse anche le imprese con meno di 10 dipendenti e quelle con un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro.

Insomma, la normativa proposta tende a mantenere elevati standard qualitativi alle sementi acquistate dal coltivatori professionali ed imprese agricole, che potranno scegliere tra quelle certificate e quelle non certificate (standard), sulla base delle proprie necessità ed esigenze.

Che poi con tale proposta vengano favoriti quelli che hanno più mezzi perché i semi certificati che offrono maggiori garanzie di qualità costono di più, è pur vero. Come è altrettanto indubitabile che si tenda a favorire l’utilizzo di sementi “omogenee”, quali sono quelle delle varietà industriali, a discapito della “eterogeneità” di quelle che si sono adattate a condizioni ambientali e climatiche locali, ostacolando di fatto la capacità e la possibilità per i piccoli produttori di contribuire alla conservazione e valorizzazione della biodiversità agricola.

Ma queste problematiche meritevoli di maggior attenzione nel corso del processo legislativo che si dovrà sviluppare nei prossimi mesi, non può essere confuso e diffuso con la “bufala “ che la proposta di Regolamento metterebbe fuorilegge gli orti!