La biodiversità protegge la salute umana

La biodiversità protegge la salute umana

Il nuovo rapporto su “Salute e Biodiversità” presentato dall’OMS al 14° Congresso Mondiale per la Sanità Pubblica dimostra il contributo significativo di biodiversità e servizi ecosistemici al miglioramento della salute umana attraverso l’impatto sulla qualità dell’aria e dell’acqua, la nutrizione, le malattie non trasmissibili e infettive, i farmaci.

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Si è concluso a metà febbraio a Kolkata, in India, il 14° Congresso Mondiale per la Sanità Pubblica con una novità molto importante presentata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), organizzatrice dell’evento insieme al segretariato della Convention on Biological Diversity (CBD): il rapporto innovativo dal titolo “Connecting Global Priorities: Biodiversity and Human Health” che evidenzia il contributo significativo della biodiversità e dei servizi ecosistemici al miglioramento della salute umana.

La relazione, a cui hanno contribuito numerosi partner ed oltre 100 esperti di tutto il mondo tra cui Bioversity International, COHAB Initiative, EcoHealth Alliance, Harvard School of Public Health, United Nations University, Wildlife Conservation Society’s Health & Ecosystems, delinea i modi in cui attraverso la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità si possano determinare benefici effettivi sulla salute umana, passando per l’impatto sulla qualità dell’aria e dell’acqua, la nutrizione, le malattie non trasmissibili e infettive, e i farmaci.

Ci auguriamo che questo rapporto innovativo aumenti la consapevolezza e la comprensione del valore intrinseco della biodiversità, anche come base fondamentale per lo sviluppo sostenibile e per la salute umana e il benessere - ha dichiarato Maria Neira, direttore dell’OMS area Public Health, Environmental and Social Determinants of Health - In particolare, dovrebbe servire come importante riferimento per la definizione degli obiettivi dell’Agenda di sviluppo post-2015, che rappresenta un’occasione unica per proteggere la salute del pianeta”.

Nonostante il chiaro ruolo che la biodiversità sostiene nei confronti della nostra salute - ha continuato Braulio Ferreira de Souza Dias, segretario esecutivo della CBD e vicesegretario generale delle Nazioni Unite - questo legame non è stato quasi mai discusso nei vari forum politici. Speriamo che la relazione contribuisca a far luce su questo tema cruciale”.

Il rapporto fornisce, infatti, esempi concreti del legame tra biodiversità e salute umana attraverso una serie di aree tematiche tra cui acqua, qualità dell’aria, produzione alimentare e nutrizione, diversità microbica e malattie non trasmissibili, malattie infettive, medicinali (compresa la medicina tradizionale), benessere psicofisico e culturale, prodotti farmaceutici, cambiamenti climatici e riduzione del rischio catastrofi, consumo e produzione sostenibili.

Di seguito, elenchiamo nel dettaglio i punti salienti del rapporto.

1) Biodiversità, produzione alimentare e nutrizione. La biodiversità è la base per la produzione agricola, l’acquacoltura e l’allevamento. La diversità genetica all’interno di queste aree garantisce continui miglioramenti nella produzione alimentare, permette l’adattamento alle esigenze attuali e a quelle future, compresi i cambiamenti climatici. La perdita di tale biodiversità negli ecosistemi agricoli aumenta la vulnerabilità e riduce la sostenibilità di molti sistemi di produzione con effetti negativi sulla salute umana. Il rapporto sottolinea anche che la diversità di specie, varietà e razze sostiene la corretta alimentazione. Per questo motivo, compito principale della Sanità Pubblica sarà quello di controllare i sistemi di produzione terrestri, marini e di acqua dolce soprattutto nei confronti delle popolazioni fortemente dipendenti da queste risorse, in particolare nei paesi a reddito basso e medio. Il rapporto dell’OMS ricorda, infatti, che alcuni modelli alimentari, come ad esempio le diete caratterizzate da ristretti consumi di carne, possono ridurre il cambiamento climatico e le pressioni sulla biodiversità.
2) Diversità microbica e malattie non trasmissibili. Gli esseri umani, come la maggior parte delle cose viventi, sono dotati di una flora batterica o comunità “ecologica” composta di microrganismi patogeni che, letteralmente, condividono il nostro spazio corporeo e superano di gran lunga il numero delle nostre cellule in un rapporto di 10:1. La maggior parte di questi microbi fornisce funzioni vitali per la sopravvivenza umana. La relazione sottolinea che l’interazione con gli agenti patogeni presenti nell’ambiente rappresenta una parte importante della sana manutenzione della nostra flora batterica. Il contatto ridotto delle persone con l’ambiente naturale e la perdita di biodiversità possono ridurre la diversità batterica umana, portando a disfunzioni immunitarie e malattie. Per questo occorre colmare il divario tra ecologia e medicina/immunologia, cominciando a considerare anche la diversità microbica nelle strategie di conservazione della salute pubblica.
3) Malattie infettive. La biodiversità svolge un ruolo complesso nei confronti della malattia. I cambiamenti umani e il degrado degli ecosistemi, come i paesaggi modificati, l’agricoltura intensiva e l’uso di antibiotici, possono aumentare il rischio di trasmissione di malattie infettive. Al contrario, è stato dimostrato che in alcuni contesti la biodiversità può fungere da fattore protettivo per prevenire o ridurre l’esposizione agli agenti infettivi.

Il rapporto si conclude auspicando la creazione di strategie intersettoriali coerenti in grado di assicurare che le correlazioni tra biodiversità e salute vengano riconosciute, valorizzate e trattate nelle politiche di sanità pubblica e di conservazione. La loro attuazione dovrebbe essere anche una responsabilità congiunta dei vari Ministeri della Salute, dell’Ambiente e di tutte le istituzioni competenti in materia di programmi ambientali e piani nazionali di biodiversità, attraverso approcci integrativi e interdisciplinari. Senza dimenticare il coinvolgimento delle comunità locali che devono cooperare e coordinare le proprie esigenze alle risposte offerte dai responsabili politici, economici e sociali.

La sintesi del rapporto è disponibile online all’indirizzo: www.cbd.int/en/health/stateofknowledge.


La Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD)
La Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) è stata siglata in occasione del Vertice della Terra di Rio de Janeiro nel 1992 ed è entrata in vigore nel dicembre 1993. La Convenzione è un trattato internazionale per la conservazione della biodiversità, l’uso sostenibile delle sue componenti e la condivisione equa dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche. Composta da 194 paesi, essa mira ad affrontare tutte le minacce alla biodiversità e ai servizi ecosistemici, comprese quelle dei cambiamenti climatici, attraverso valutazioni scientifiche, sviluppo di strumenti, incentivi e processi, trasferimento di tecnologie e buone pratiche, e la partecipazione piena e attiva dei soggetti interessati, tra cui le popolazioni indigene e le comunità locali, i giovani, le ONG, le donne e la comunità imprenditoriale.
Il Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza e il Protocollo di Nagoya sull’accesso e sulla condivisione dei benefici sono accordi integrativi alla Convenzione. Il Protocollo di Cartagena, che è entrato in vigore l’11 settembre 2003, cerca di proteggere la diversità biologica dai rischi potenziali posti dagli organismi viventi modificati ottenuti con le moderne biotecnologie. Il Protocollo di Nagoya si propone di condividere i benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche in modo giusto ed equo, anche attraverso un accesso adeguato alle risorse e un trasferimento opportuno delle tecnologie pertinenti. È entrato in vigore il 12 ottobre 2014.

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