Il Commissario UE nel suo primo Discorso sullo stato dell'Unione avverte che quel che sta accadendo attualmente in Europa con la crisi migratoria dal Medio Oriente potrebbe essere solo l'anticipo di quanto accadrebbe per effetto degli impatti dei cambiamenti climatici se non si raggiungesse un "ambizioso, robusto e vincolante accordo globale sul clima" alla COP21 di Parigi.
Ma l'UE potrebbe dimostrare la sua leader climatica rivedendo al rialzo il suo impegno di limitare le emissioni di gas serra, visto che il taglio del 40% al 2030 è stato giudicato da Climate Action Tracker "meno ambizioso di quel che potrebbe essere offerto e che se tutti gli altri Paesi si comportassero allo stesso modo, il riscaldamento globale sarebbe superiore ai 2 °C".

juncker

Nel discorso sullo Stato dell’Unione (State of the Union 2015: Time for Honesty, Unity and Solidarity), il Presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker ha dedicato un paragrafo del suo intervento alla necessità di una forte coesione per mantenere la leadership europea in materia di cambiamenti climatici (United in Leadership in Addressing Climate Change).

Secondo Juncker, l’obiettivo dell’UE di ridurre del 40% le emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, come previsto dal Pacchetto “Clima-Energia al 2030”, adottato peraltro dalla precedente Commissione Barroso, sarebbe "il più ambizioso contributo finora presentato".

Il riferimento è ovviamente al contributo comunicato dall'UE alla Segreteria dell'UNFCCC per la stabilizzazione delle concentrazioni di gas serra in atmosfera (Intended Nationally Determineted Contributions), secondo quanto concordato l’anno scorso nella Conferenza di Lima (COP20) per mantenere entro i +2 °C il riscaldamento globale alla fine del secolo.

Tuttavia, lo studio "How close are INDCs to 2 and 1.5°C pathways?", presentato il 2 settembre 2015 ai recenti colloqui sul clima di Bonn da Climate Action Tracker, Gruppo di prestigiosi Istituti e Organismi di Ricerca che monitora obiettivi, impegni e azioni in atto dei singoli Paesi in materia di riduzione delle emissioni di gas serra, giudica l'impegno dell'UE "medium" ovvero "meno ambizioso di quel che potrebbe essere offerto e che se tutti gli altri Paesi si comportassero allo stesso modo, il riscaldamento globale sarebbe superiore ai 2 °C".

climate action tracker

C'è da osservare, invece, che Juncker, di fronte alla crisi drammatica che l'Unione sta vivendo in questi giorni per l'arrivo dei profughi dal Medio Oriente, ha messo in guardia (finalmente!), che in futuro la situazione migratoria potrebbe aggravarsi per effetto degli impatti dei cambiamenti climatici che spingerebbero milioni di individui a riversarsi sul vecchio continente.

"In alcune parti del mondo, i cambiamenti climatici stanno cambiando le origini dei conflitti - ha sottolineato Juncker  - Il controllo su una diga o di un lago può essere più strategico di una raffineria di petrolio. I cambiamenti climatici sono anche una delle cause alla base di un nuovo fenomeno migratorio. I rifugiati climatici diventeranno una nuova sfida, se non agiamo rapidamente".

Di fronte ad atteggiamenti dilatori messi in atto da alcuni Paesi o ad impegni non equi sottoscritti da altri, il Commissario ha ammonito che "l'Unione europea non firmerà un qualsiasi accordo".

Juncker ha poi rivendicato il ruolo attivo di diplomazia, svolto dalla Commissione UE negli ultimi mesi. In questi giorni il Commissario all'Energia, Miguel Arias Cañete si trova in Papua Nuova Guinea per partecipare al 46° Forum delle Isole del Pacifico, garantendo il supporto dell'UE ai piccoli Stati insulari nel predisporre i propri INDCs, dal momento che sono le popolazioni del posto a rischiare di più di fronte all'innalzamento del livello dei mari per effetto del riscaldamento globale.

"La lotta contro i cambiamenti climatici non sarà vinta o persa in discussioni diplomatiche a Bruxelles o Parigi - ha ribadito Juncker - Sarà vinta o persa sui territori e nelle città dove la maggior parte degli europei vive, lavora e utilizza circa l'80% di tutta l'energia prodotta in Europa".

L'importante e decisivo ruolo delle città nel raggiungere l'obiettivo di riduzione delle emissioni è stato sottolineato nella parte finale del capitolo sui cambiamenti climatici del suo discorso, dove Juncker ha dichiarato di aver chiesto al Presidente Martin Schulz, di ospitare nella sede del Parlamento europeo il Patto dei Sindaci che il 15 ottobre 2015 vedrà riuniti oltre 5.000 rappresentanti di città e paesi che stanno svolgendo un ruolo decisivo nella mitigazione degli effetti conseguenti ai cambiamenti climatici, per lanciare un nuovo Patto, in una cerimonia di alto livello, che prevede di conseguire al 2030 almeno il 40% delle emissioni.

Di certo, l'UE potrebbe assumere una rinnovata leadership mondiale in materia di cambiamenti climatici se rivedesse, rafforzandolo, il proprio obiettivo alla luce dell'obiettivo globale che attualmente, sulla base delle analisi sopracitate di Carbon Action Tracker, sarebbe ancora assai lontano.