Italia particolarmente vulnerabile all’ingresso delle specie aliene

Italia particolarmente vulnerabile all’ingresso delle specie aliene

Durante l’incontro sulle specie aliene in Italia, organizzato dalla FISNA, l’ISPRA ha presentato i risultati del monitoraggio delle specie alloctone invasive nel nostro Paese, introdotte intenzionalmente o meno dall’uomo, da cui emerge che il fenomeno costituisce una minaccia per la biodiversità e il funzionamento degli ecosistemi, causano elevati costi economici e impattano sulla nostra vita e sulla nostra salute.

eastern grey squirrel

Nel corso del Convegno “Le specie aliene in Italia: emergenze e ri-emergenze per Ambiente e Salute”, organizzato dalla Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente (FISNA) e svoltosi a Roma il 23 febbraio 2016, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha presentato le informazioni contenute nella banca dati nazionale sulle specie alloctone e nel Global Invasive Species Database, e i risultati condotti nell’ambito del monitoraggio delle specie aliene, da cui emerge che queste rappresentano una minaccia per la biodiversità e il funzionamento degli ecosistemi, causano elevati costi economici e impattano sulla nostra vita e sulla nostra salute.

Nel corso degli ultimi 30 anni, secondo recenti studi, il numero di specie alloctone invasive, trasportate intenzionalmente o meno dall’uomo, è un fenomeno in forte crescita in Europa, essendo cresciuto del 76%, con una spesa per i Paesi europei di oltre 12 miliardi di euro all’anno.

L’Italia, particolarmente vulnerabile all’ingresso delle specie aliene a causa delle sue caratteristiche geografiche e climatiche, ne ospita 3.000 specie terrestri, delle quali 1.645 specie animali e 1.440 vegetali, su un panorama complessivo di biodiversità di specie ed ecosistemi tra i più ampi.

Le specie vertebrate introdotte dall'uomo causano impatti spesso estremamente rilevanti e costituiscono casi in cui l’opinione pubblica ha una maggiore percezione del fenomeno, che determina anche una particolare attenzione verso gli interventi di eradicazione e controllo.

ISPRA è capofila di un progetto di eradicazione dello Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) in Umbria, finalizzato a tutelare l’autoctono Scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) e, in quel progetto, particolare importanza rivestono gli sforzi di informazione del pubblico, sia sul problema specifico sia più in generale sulle problematiche legate alle specie invasive.

È da osservare che l’Italia, assieme alla Gran Bretagna, è il Paese dell’Unione europea che ha subito questa invasione e che rischia di veder scomparire la specie autoctona, perché lo scoiattolo grigio (foto di copertina) è anche portatore sano di un virus che uccide la specie europea.

Della situazione si è occupata la stessa Commissione UE con delle Raccomandazioni che rischiano di tramutarsi in veri e propri procedimenti di infrazione, anche per le sollecitazioni ad intervenire su Bruxelles da parte di Francia ed Austria, preoccupate per un eventuale ingresso attraverso i valichi alpini di scoiattoli grigi nei propri territori, dal momento che quelli trapiantati in Inghilterra non potranno attraversare la Manica.

sciurius vulgaris


Tra gli invertebrati, sono note oltre 1.300 specie alloctone di cui circa 1.220 terrestri e 156 d’acqua dolce sia animali che vegetali, a cui si devono aggiungere una trentina di specie parassite. Si tratta soprattutto di artropodi, dei quali più del 90% sono insetti, che includono molti potenziali vettori di infezioni gravi per l’uomo.

In crescita anche il numero di specie esotiche: nel nostro Paese si è passati da 1.050 a 1.440 specie in soli 5 anni, di cui circa il 40% casuali e il 60% naturalizzate; per ora, circa un terzo delle naturalizzate sono considerate invasive (circa 280 specie). Queste causano gravissimi danni diretti ed indiretti all’economia (in particolare in agricoltura), alla biodiversità, alla salute umana, come l’allergenica Ambrosia artemisiifolia, e animale.

Anche gli ambienti dulciacquicoli e marini del nostro Paese sono caratterizzati da elevatissimi tassi di invasione di specie alloctone sia unicellulari che multicellulari. Negli ultimi anni sono emerse patologie da alghe tossiche e protozoi prima non registrati in Italia: tra i responsabili di questa “invasione”, la globalizzazione e i cambiamenti climatici. Il dato aggiornato a febbraio 2016 riferisce della presenza di 186 specie alloctone multicellulari lungo le coste italiane, di cui 55 vegetali e 131 animali. Tra le alghe meritano particolare menzione le due specie di Caulerpa (C. cylindracea e C. taxifolia) che hanno colonizzato gran parte dei fondali precedentemente caratterizzati da praterie della spermatofita Posidonia oceanica.

Nel Mediterraneo il numero di specie alloctone è più che raddoppiato tra il 1970 ed il 2015, con oltre 250 specie ritrovate nel corso degli ultimi 15 anni.

Subito dopo Israele, Turchia e Libano, l’Egitto, l'Italia e la Francia sembrano essere i principali hotspot di introduzione di specie alloctone in base al numero di primi ritrovamenti nel Mare Nostrum. Anche le acque di sentina delle navi, caricate per stabilizzare la nave e scaricate poi nel mare di arrivo, trasportano microrganismi, spesso estranei agli ambienti, che possono costituire un vero e proprio pericolo per l’ecosistema e le economie costiere, oltre che serio problema sanitario.

L’ISPRA partecipa al progetto BALMAS per costruire un sistema comune transfrontaliero per il controllo e la gestione delle acque di zavorra delle navi e dei relativi sedimenti nella regione Adriatica.

Le Parti aderenti all’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) delle Nazioni Unite hanno adottato nel 2004 una Convenzione internazionale per il controllo e la gestione delle acque di zavorra delle navi e dei relativi sedimenti (Ballast Water Management Convention) con lo scopo di fornire a livello globale un approccio uniforme al riguardo.

L’Italia, però, non ha ancora firmato la Convenzione, per ragioni di ordine economico, in quanto gli armatori dovrebbero adeguare le navi con i relativi costi, preferendo così aspettare il più a lungo possibile, mentre nel frattempo continuano ad arrivare in Adriatico le specie aliene che mettono in pericolo l’unicità della biodiversità di questa area marina.

Il Regolamento UE 1143/2014 recentemente approvato dall’UE, impone ai Paesi Membri di prevenire le introduzioni, attivare sistemi di rilevamento precoce e a risposta rapida, procedere alla rimozione delle specie che causano maggiori effetti negativi e procedere con interventi di controllo. Le misure più restrittive si applicheranno inizialmente ad una lista di 37 specie invasive identificate sulla base di rigorose analisi del rischio.

Questa lista, in corso di formalizzazione, comprende 22 specie presenti in Italia, tra i quali alcuni vertebrati quali la Nutria (Myocastor coypus), il Gobbo della Giamaica (Oxyura jamaicensis), il Gobione giallo d’acqua dolce Pseudorasbora parva e la Rana toro (Lithobates catesbeianus); invertebrati quali il Calabrone asiatico (Vespa velutina) e il Gambero rosso della Luisiana (Procambarus clarkii), piante come la Ludwigia grandiflora, Pueraria lobata e Hydrocotyle ranunculoides.

Ad aprile è prevista la firma di un accordo di collaborazione tra ISPRA e il Segretariato della Convenzione per la Diversità Biologica (CBD) su questa materia, nell’ambito del quale l’Istituto si impegnerà a proseguire l’implementazione di banche dati sulle specie invasive al fine di fornire informazioni dettagliate ai decisori.

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