Italia molto lontana dal percorso di sostenibilità delineato dall’Agenda 2030

Italia molto lontana dal percorso di sostenibilità delineato dall’Agenda 2030

Il Ministero dell'Ambiente ha diffuso il documento sul "Posizionamento italiano rispetto ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite" da cui si evince che per molti OSS il nostro Paese è tutt'altro che su un percorso di sostenibilità.

Sul sito del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è stato pubblicato il 4 gennaio 2017 il documento che fa il punto sul "Posizionamento italiano rispetto ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite".
Si tratta di una prima tappa di un lavoro, specifica la nota del Ministero, che porterà nei prossimi mesi all'elaborazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile che sarà presentata alla sede dell'ONU entro luglio 2017, nell'ambito dell'Agenda 2030, approvata dalle Nazioni Unite nel settembre 2015, che anche l'Italia si è impegnata ad attuare.

Il Posizionamento offre una descrizione della situazione italiana di ciascuno dei 17 Obiettivi (Goals) e 169 sotto-obiettivi (Targets), ottenuta utilizzando una selezione degli indicatori nazionali potenzialmente più prossimi a quelli elaborati dall'Inter-Agency and Expert Group on Sustainable Development Goals Indicators (IAEG-SDGs), in attesa di una designazione ufficiale degli indicatori nazionali.

Oltre alla definizione qualitativa in base agli indicatori selezionati, il lavoro ha permesso di individuare le principali strategie e politiche in

essere a livello nazionale per ciascun target così da guidare in un secondo momento la definizione della visione di medio-lungo periodo della Strategia.

Il lavoro di analisi è stato condiviso, quindi, mediante sia un ampio coinvolgimento della società civile, dei Dicasteri centrali referenti per tematiche, sia, in seguito, di tutto il sistema della "migliore conoscenza" nazionale.

Nel primo caso il documento è stato condiviso con tutti i Dicasteri dell'Amministrazione centrale e con più di 200 organizzazioni non governative, che hanno contribuito alla sua evoluzione inviando commenti ed istanze di merito tra giugno e settembre 2016. Nel secondo caso, per consolidare definitivamente il lavoro dal punto di vista tecnico-scientifico e permettere di portare a termine l'approvazione della Strategia nei tempi indicati, il documento è stato verificato dagli organi governativi di ricerca (CNR, ISPRA, ENEA, CREA) tra settembre e novembre 2016. Infine, il documento è stato sottoposto tra novembre e dicembre 2016 alla valutazione di tutte le Università Italiane e di tutte le Associazioni Scientifiche di livello nazionale inerenti i temi trattati dai 17 obiettivi, con il coinvolgimento di un totale di 114 Istituti, per ogni eventuale revisione e aggiornamento.

L'ISTAT, che parallelamente proseguiva il percorso condiviso a livello Europeo ed internazionale volto alla individuazione ufficiale degli indicatori nazionali per la stima degli obiettivi, è stato costantemente aggiornato sulla evoluzione del documento.

Per assicurare una lettura immediata ed intuitiva delle analisi svolte si è associato ad ogni target una colorazione, mediata dalla nomenclatura adottata dall'Agenzia Europea per l'Ambiente nell'ultimo Rapporto "The European Environment - State and Outlook 2015 (SOER)", che consente di farsi un'idea rapida del punto in cui si trova l'Italia e della direzione verso la quale ci si muove:

- Colore verde, dominano le tendenze al miglioramento e si è per lo più sulla buona strada per raggiungere il target;
- Colore rosso, dominano le tendenze al peggioramento e, in gran parte, non si è sulla buona strada per raggiungere il target;

- Colore giallo, non sussiste un quadro omogeneo di rispetto delle condizioni (per es. non ci sono informazioni di sorta sul trend e/o non si evince anche in presenza di dati alcun trend);

- Colore grigio: non si è in grado di stimare il target perché o è esplicitamente riconducibile in via esclusiva a Paesi in via di Sviluppo o applicabile in via esclusiva ad indicatori internazionali o sovranazionali ovvero non si è stati in grado di popolare gli indicatori in base alle informazioni disponibili.

Il quadro che emerge indica che siamo assai lontani dagli Obiettivi prefissati, come aveva peraltro anticipato Enrico Giovannini, portavoce dell'Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), economista, ex presidente dell'Istat ed ex Ministro del Lavoro, in occasione della presentazione il 28 settembre 2016 alla Camera dei Deputati della prima analisi della situazione del nostro Paese rispetto agli OSS, quale contributo dell'ASviS alla definizione di una strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile.
"Bisogna tenere distinta l'importanza del documento, prezioso tassello per l'elaborazione della Strategia Nazionale, dai risultati, scarsi, che vi sono riportati - si legge in una nota pubblicata il 10 gennaio 2017 sul sito dell'Alleanza nata l'11 marzo 2016 per iniziativa della Fondazione Unipolis e dell'Università di Roma "Tor Vergata", allo scopo di far crescere nella società, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell'importanza dell'Agenda globale adottata dall'ONU e di mobilitare tutti i diversi soggetti per realizzarne gli obiettivi - Il quadro che emerge è infatti grigio: per molti degli OSS la posizione italiana è tutt'altro che sulla 'via di sviluppo sostenibile' ".

Rappresentazione grafica delle distanze, in termini strettamente qualitativi, dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dallo stato attuale al punto di arrivo ideale al 2030. La distanza è espressa in una scala da 1 a 3, dove 1 = massima distanza, con un peggioramento delle condizioni per raggiungere l'obiettivo al 2030, 2 = tendenza al raggiungimento dell'obiettivo al 2030 non omogenea e di difficile previsione; 3 = buona tendenza al raggiungimento dell'obiettivo nel 2030, o raggiungimento dell'obiettivo già attuato (Fonte ASviS.

"Alla luce del grafico, infatti - scrive Carlo Maria Martino - solo tre obiettivi si collocano su un punteggio corrispondente ad un buon trend: si tratta dell'Obiettivo 2 (Lotta alla fame), Obiettivo 5 (Parità di genere) e Obiettivo 6 (Acqua). In particolare, l'Obiettivo 2 non ha target rossi, che indicano, come visto, una situazione di estrema lontananza dal raggiungimento del Target al 2030 (o al 2020 in alcuni casi), a differenza degli Obiettivi Parità di genere e Acqua che presentano un solo Target rosso ciascuno, ma su rispettivamente 8 e 9 Target totali. Il quadro non è soddisfacente. Analizzando il grafico a ragnatela, infatti, gran parte degli Obiettivi hanno ottenuto una posizione che varia fra una 'massima distanza, con un peggioramento delle condizioni per il raggiungimento dell'Obiettivo al 2030' ed una 'tendenza non omogenea e di difficile previsione'. In particolare, ottengono le ultime posizioni il Goal 8 (Buona occupazione), che nonostante i 3 target verdi, è il Goal i cui se ne registrano in maggiore misura rossi, 6/12; il Goal 15 (Flora e fauna terrestre), con 4 target rossi, 5 gialli e solo 3 verdi; il Goal 11 (Città e comunità sostenibili), con 4 target rossi".

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