ITALIA “EFFETTO BOMBA”: cronaca di disastri annunciati

ITALIA “EFFETTO BOMBA”: cronaca di disastri annunciati

Rapporto di Legambiente sugli edifici a rischio eventi estremi.

effetto bomba

Effetto bomba: gli edifici che amplificano i danni degli eventi estremi in Italia” è il dossier presentato recentemente da Legambiente sugli edifici che sono stati costruiti in aree a rischio idrogeologico.
Legambiente individua i dieci edifici che rappresentano vere e proprie  situazioni di emergenza nel territorio italiano e dove occorre intervenire subito in quanto le strutture in questione sono immobili e aree urbanizzate che mettono in pericolo le persone che vi abitano o lavorano e dove l’unica scelta possibile è quella della demolizione e delocalizzazione, vere e proprie bombe a orologeria, in attesa del prossimo evento estremo. Nel Rapporto si legge: Il tribunale di Borgo Berga a Vicenza è stato costruito tra due fiumi; la Casa dello Studente di Reggio Calabria edificata all'interno di una fiumara; il Centro Multisala Cinema di Zumpano (Cs), edificato su una scarpata vicino al fiume Crati; alla Scuola di Aulla realizzata sul letto del fiume Magra, passando per il Centro Commerciale in provincia di Chieti, realizzato a soli 150 metri dall'argine del fiume Pescara, fino all'edificazione in area a rischio sul torrente Coriglianeto (Cs), senza tralasciare le segherie di Carrara; infine l'area artigianale di Genova e il deposito di materiali radioattivi di Saluggia. Si tratta di dieci casi simbolo con edifici costruiti in aree R3 e R4 di rischio idrogeologico, dove esondazioni, alluvioni e situazioni di pericolo si ripetono con cadenza regolare e in cui per aver edificato in aree soggette a esondazione dei fiumi, la prossima emergenza o ancora peggio, la prossima tragedia, può essere solo questione di tempo.

Da un altro documento ufficiale, il Rapporto di sintesi sul dissesto idrogeologico in Italia 2014 predisposto dall'ISPRA e pubblicato nel 2015, emerge come ogni anno oltre un migliaio di frane colpiscono il territorio nazionale e solo negli ultimi 6 anni gravi eventi di frana hanno causato vittime e ingenti danni a centri abitati e a infrastrutture di comunicazione. Quanto poi alle alluvioni la superficie delle aree a pericolosità media (P2) è di 24.358 km2, pari all’8,1% del territorio nazionale.

L’interferenza antropica, consistente in una crescita urbanistica incontrollata e priva di programmazione territoriale all’epoca della realizzazione di molte costruzioni, provoca uno stravolgimento della dinamica evolutiva degli alvei e dei sistemi fluviali ed è pertanto all’origine di una elevata vulnerabilità delle zone interessate da sismi e frane. Per la particolare conformazione geologica del Paese, l’erosione dei suoli è aggravata dalle costruzioni di strade ed edifici, dallo sradicamento di foreste che lasciano così l’area interessata dal fenomeno - a volte anche molto estesa – totalmente priva della protezione fornita dalla copertura arborea, boschiva e dell'assenza di bacini di drenaggio. Tutta questa serie di caratteristiche fisiche fa sì che circa un sesto del territorio italiano sia classificato come un territorio altamente pericoloso.

In tale scenario le soluzioni non mancano e Legambiente le indica senza mezzi termini: occorre cambiare le forme di intervento nel territorio e ripensare la pianificazione urbanistica attraverso la chiave dell’adattamento al clima, come da tempo ci dice la Commissione Europea e come ci consentirebbero i fondi strutturali 2014-2020. Dunque, una cultura del territorio diversa dal passato.

Sono necessarie anche scelte nuove e radicali: la demolizione degli edifici a rischio e la delocalizzazione delle attività.
Continuare la politica dell’emergenza e del tamponamento delle situazioni al verificarsi di ogni disastro rappresenta una scelta irresponsabile e controproducente, oltre che inefficace. L’alibi della mancanza della conoscenza delle situazioni a rischio ora non regge più. Il quadro è chiaro e definito. Altrettanto devono essere le scelte di chi governa sulla vita della gente a fronte della cronaca di disastri annunciati.

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