Dopo 13 anni non siamo ancora riusciti a mettere in regola i nostri allevamenti di galline ovaiole.

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Nonostante avesse avuto 13 anni di tempo per mettersi in regola, l’Italia è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di giustizia dell'UE per non aver attuato correttamente la Direttiva 1999/74/CE che vieta l’allevamento in batteria delle galline ovaiole.

La decisione è contenuta nel pacchetto mensile di infrazioni adottato ieri dalla Commissione e giunge dopo che al nostro Paese, assieme ad altri 10 Stati membri, il 21 giugno 2012 era stato comminato un “parere motivato” (secondo livello delle procedure d’infrazione) per non essere stato in grado di comprovare che tutti gli allevamenti che usavano ancora “gabbie non modificate” erano stati trasformati e chiusi. La richiesta era stata avanzata dalla Commissione UE con la lettera di “messa in mora” inviata il 26 gennaio 2012, con cui si notificava a 13 Paesi, tra cui il nostro, che al 1° gennaio 2012, termine previsto dalla Direttiva 1999/74/CE, non tutti gli allevamenti presenti sui loro territori si erano conformati.

A tutt’oggi, appunto, solo l’Italia e la Grecia non sono ancora riuscite a mettersi in regola, pur avendo avuto tanto tempo a disposizione per assicurare una transizione morbida verso il nuovo sistema e attuare così la direttiva. Da qui la decisione del deferimento alla Corte europea di Giustizia, anche perché la piena ottemperanza da parte di tutti gli Stati membri è essenziale per evitare distorsioni del mercato e una concorrenza sleale e la mancata attuazione del divieto di gabbie "non modificate" mette in situazione di svantaggio le aziende che hanno investito per adeguarsi alle nuove misure.

La Direttiva in questione (non si applica agli allevamenti di meno di 350 galline ovaiole, né agli allevamenti di galline ovaiole riproduttrici) stabilisce che dal 1° gennaio 2012, tutte le gabbie attrezzate avrebbero dovuto rispondere almeno ai seguenti requisiti:

- Ogni gallina dispone di:

1. almeno 750 cm² di superficie della gabbia;

2. un nido;

3. una lettiera che consenta di beccare e razzolare;

4. un posatoio adeguato di almeno 15 cm.

- Una mangiatoia è prevista per un'utilizzazione senza restrizioni. La sua lunghezza minima è di 12 cm moltiplicata per il numero delle galline presenti nella gabbia.

- Ogni gabbia comporta un sistema adeguato di abbeverata.

- Le file delle gabbie devono essere separate da passaggi di larghezza minima pari a 90 cm e uno spazio di almeno 35 cm è previsto fra il pavimento e le gabbie delle file inferiori; le gabbie sono attrezzate con dispositivi adeguati di accorciamento degli artigli.

Non tutti i 1.247 allevamenti italiani che producono il 14% delle uova dell’UE (1° posto), sono in ritardo, ma poco meno della metà delle galline ovaiole presenti nel nostro Paese vive ancora in batterie o in gabbie e le uova di quelle galline dovrebbero essere destinate solo all’industria.

C’è da aggiungere,poi, che alcune Regioni avevano atteso la vicinanza del termine ultimo per chiedere deroghe ed eventuali contributi, che, ovviamente, non hanno sortito effetti. Purtroppo, è tipico degli “italiani” aspettare per mettersi in regola nella convinzione che prima o poi interverrà la solita proroga o deroga. Ad avallare questo comportamento ha contribuito anche la classe politica, come accaduto in questa occasione, allorché un Ministro dell’Economia affermò che ”Se si continua a fare regole sulle galline, finisce che l’Europa fa la fine della gallina e viene messa in pentola da un cuoco cinese”.

C’è poca da scherzare! Qualora l’Italia non riuscisse a dimostrare di essersi messa in regola prima del pronunciamento della Sentenza incorrerebbe in multe milionarie e/o la mancata erogazione di fondi, come accaduto qualche giorno fa con la Sentenza della Corte di Giustizia che ha respinto il ricorso dell’Italia avverso il blocco dei Fondi di sviluppo regionale per la Campania, misura che era stata attuata dalla Commissione UE dopo la sentenza di condanna nel 2010 della stessa Corte per inadempienza sulla gestione dei rifiuti.