ISPRA: Rapporto 2015 “Qualità dell’ambiente urbano”

ISPRA: Rapporto 2015 “Qualità dell’ambiente urbano”

Dall’annuale Rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale si confermano tutte le criticità delle città del nostro Paese in termini di qualità dell’aria, elevato rumore, scarsità di verde urbano e consumo di suolo.

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Permane la scadente qualità dell’aria, aumenta l’inquinamento acustico, è scarso il verde pubblico e prosegue inarrestabile il consumo di suolo: sono questi alcuni degli aspetti salienti che emergono dai grandi temi trattati nel Rapporto 2015 “Qualità dell’ambiente urbano”, la pubblicazione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) giunto alla XI edizione, frutto del lavoro coordinato e condiviso dell’intero Sistema Agenziale (ISPRA-ARPA-APPA) e presentato a Roma il 16 dicembre 2015 nel corso di un apposito Convegno.

Il report raccoglie i dati relativi a 85 aree urbane e si articola in 9 macro-aree tematiche: Popolazione e demografia di impresa; Suolo e territorio; Natura; Rifiuti; Acque; Qualità dell’aria; Trasporti e mobilità; Inquinamento acustico; Azioni e strumenti per la sostenibilità locale e per il clima.

Il  Focus di accompagnamento di quest’anno su  “Inquinamento elettromagnetico e ambiente urbano”, tema molto attuale relativo all’evoluzione tecnologica e normativa che ha recentemente caratterizzato il mondo delle telecomunicazioni, ha avuto per obiettivo quello di mettere in luce le caratteristiche delle nuove tecnologie che si sono affacciate nel settore delle telecomunicazioni, ciò che è cambiato a livello normativo e come tutto questo si è tradotto in termini di variazione di livelli di campo elettromagnetico presenti nell’ambiente e a cui è esposta la popolazione.

Di certo, l’inquinamento atmosferico assume una rilevanza prioritaria in quanto rappresenta un importante fattore di rischio per la salute umana, i cui effetti sono documentati da numerosi studi clinici, tossicologici ed epidemiologici, oltre a determinare importanti effetti dannosi all’ecosistema e ai manufatti.

L’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha pubblicato il 30 novembre 2015 il Rapporto annuale riferito al 2013 sulla qualità dell’aria in Europa da cui emerge che il nostro Paese ha il triste primato del più alto numero di morti premature sia per quelle correlate al PM2,5 (quasi 59.500 nel 2013), sia per quelle causate dall’ozono (3.300), nonché per quelle da biossido di azoto (21.600).

Dai dati dell’ISPRA, si rileva che nel 2014 c’è stato un moderato trend di riduzione dei livelli di PM10 e NO2 rispetto agli anni precedenti, oltre al sostanziale rispetto del valore limite annuale per il PM2.5, tuttavia, si riconosce  che “Alcuni standard normativi per la protezione della salute umana non sono ancora rispettati in un largo numero di aree urbane: per il PM10 si registrano superamenti del valore limite giornaliero in 30 aree urbane e 18 di queste hanno già superato il valore limite giornaliero nel primo semestre del 2015; inoltre, il valore limite annuale per l’NO2 è superato in 20 città. I livelli di ozono continuano ad oscillare di anno in anno, soprattutto in conseguenza delle condizioni meteorologiche nella stagione estiva, restando nel 2014 e nel periodo estivo 2015, ben al di sopra degli standard normativi nella gran parte delle città. I limiti di legge di benzene, arsenico, cadmio e nichel (riferiti alla media annuale) sono rispettati in tutti i casi, come accade ormai da alcuni anni. Per il PM2.5 il valore limite viene superato solo nell’agglomerato di Milano, mentre per il benzo(a)pirene si registrano superamenti del valore obiettivo oltre che nell’agglomerato di Milano anche a Torino, Bolzano e Terni”.

Il Trasporto Pubblico Locale ha avuto nel 2014 rispetto al 2013 una lieve ripresa che si è concentrata nei grandi comuni e in particolare a Napoli, Torino, Venezia, Bologna e Palermo, anche se si rimane su livelli distanti dai valori del periodo 2008-2011 (circa 8% in meno).  Il TPL   rappresenta un elemento particolarmente significativo per l’analisi della vivibilità delle nostre città con riferimento alla qualità dell’aria, ed è strettamente connesso con le elevate concentrazioni di sostanze inquinanti, che spesso costringono le Amministrazioni a misure finalizzate al contenimento delle emissioni.

Decisamente più marcato il trend positivo del car sharing, attivo in 19 città, che nel periodo 2011-2013 ha aumentato la disponibilità di veicoli di circa il 37% di pari passo con il numero degli utenti abbonati (+36%) e dei chilometri percorsi totali. È Milano la città con il maggior numero di veicoli per il car-sharing (352) seguita da Roma (121).

Segnali positivi giungono anche dal bike-sharing che ha visto aumentare del 67% nel triennio 2011-2013 il numero di biciclette, con un raddoppio del numero dei prelievi e un aumento di oltre il 30% degli abbonati; sostanzialmente raddoppiato il numero dei prelievi; gli utenti abbonati aumentano di oltre il 30%.

Di qui, l’importanza del ruolo del verde urbano nella mitigazione dell’inquinamento atmosferico. Parchi, giardini, aree agricole e altre infrastrutture verdi sono fondamentali per la qualità dell’ambiente cittadino, prerogativa ampiamente riconosciuta dalla comunità scientifica e dalle istituzioni.

Al riguardo, si sono svolti a Roma dal 18 al 20 novembre 2015 gli "Stati Generali del Verde Urbano", indetti per la prima volta dal Comitato per lo sviluppo del verde pubblico del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in collaborazione con l’ISPRA, al fine di stimolare la discussione e il dibattito, ma anche politiche attive sul territorio.

Se il totale di verde pubblico sulla superficie comunale incide in misura piuttosto scarsa nella maggior parte dei Comuni (meno del 5% in 64 Comuni), la superficie disponibile per abitante risulta superiore ai 30 m2/ab in quasi metà delle città analizzate (38 su 85, comprese le nuove città di Cuneo e Pavia). Valori maggiori per entrambi gli indicatori si riscontrano in presenza di aree naturali protette e superfici boscate, come a Matera, Trento, Potenza e Terni, per esempio. Nell’intervallo 1982- 2010, generalizzato il trend in diminuzione, anche significativa, del numero di aziende agricole attive (ad eccezione di Lecce) e di superficie agricola utilizzata, ridottasi con valori percentuali compresi tra il -1,4% di Viterbo e il -83,7% di Cagliari. La città con la più alta percentuale di verde (verde pubblico + aree naturali protette) è Messina.

La forestazione urbana, ovvero la gestione degli alberi e delle risorse forestali entro e attorno ai centri abitati, fornisce benefici non solo ambientali, ma anche sociali ed economici. Con un patrimonio di circa 350.000 alberi presenti in viali, parchi e ville storiche, cui si aggiunge quello delle aree naturali protette capitoline, la città di Roma dispone di un importante patrimonio verde che deve essere gestito e valorizzato al meglio.

Per fornire ai decisori locali indicazioni tecniche a supporto delle politiche per la crescita e la valorizzazione del patrimonio forestale cittadino, contestualmente al Report, sono state contestualmente presentate le Linee guida di forestazione urbana sostenibile, redatte dagli esperti ISPRA in collaborazione con il Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale, per fornire ai decisori locali indicazioni tecniche a supporto delle politiche per la crescita e la valorizzazione del patrimonio forestale cittadino.

Nelle Linee guida si sottolinea come alcune specie vegetali risultino più efficienti di altre nel rimuovere gli inquinanti presenti in atmosfera. La scelta deve prendere in considerazione la finalità primaria dei nuovi impianti arborei: se l’obiettivo è la lotta ai cambiamenti climatici e l’incremento della biodiversità urbana e periurbana, sarà preferita la creazione di nuove aree boscate, mentre per l’abbattimento di inquinanti atmosferici o barriere antirumore la scelta progettuale riguarderà principalmente viali e parcheggi, se in ambito urbano, o fasce tampone lungo le maggiori infrastrutture stradali, se in ambito periurbano.
Per quel che concerne le polveri (PM10, PM2,5), in linea generale, sempreverdi e conifere sono più efficienti delle latifoglie nel lungo periodo, avendo foglie persistenti e una elevata densità e superficie fogliare.

Nel caso di progettazione di aree fruibili dalla cittadinanza per attività ricreative, ludiche e sociali, ed in particolare dedicate ai bambini, sarà opportuno tener conto del potenziale allergenico delle specie da introdurre, evitando ad esempio di piantare alberi quali cipressi o betulle.

Le misure di forestazione urbano serviranno a poco, se continuerà inarrestabile il consumo di suolo.
Dal Rapporto ISPRA, infatti, Roma e Milano si confermano le città con una maggiore superficie di suolo consumato: i valori più bassi si riscontrano, invece, nei Comuni di Savona e Aosta, con una superficie di suolo consumato inferiore agli 800 ettari. I valori di superficie consumata totale stimati con lo stesso metodo degli anni precedenti, non si discostano sostanzialmente dai dati del X Rapporto, confermando gli alti valori per i Comuni di Roma, Milano, Ravenna e Torino, con oltre 33.000 ettari per Roma e oltre 11.000 ettari per Milano al 2015.

Come abbiamo osservato di recente, in occasione della pubblicazione da parte dell’Ibimet-Cnr  dell’e.book che “narra” l’evento, svolto nel luglio 2015 all’EXPO di Milano,  per discutere le criticità emerse dal Rapporto ISPRA 2015 sul “Consumo del suolo” e formulare proposte condivise da sottoporre ai decisori politici, la relativa legge, a 3 anni dalla presentazione della prima proposta ad opera dell’allora Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania, e a 2 dal successivo ddl di iniziativa parlamentare a seguito della caduta del Governo Monti, si appresta solo ora  alla discussione in Aula.
Nel frattempo le competenti Commissioni di Camera e Senato hanno inserito emendamenti tali da modificare l’impianto originario, con il rischio che non consegua il fine di impedire l’ulteriore cementificazione del suolo.

Oltre al consumo di suolo, una minaccia alla preservazione del patrimonio boscato urbano è rappresentata dagli incendi: dal 2009 al 2013 sono stati 1.658 gli incendi verificatisi, per un totale di oltre 18.000 ha di superficie interessata, circa metà della quale boscata. Il maggior numero di incendi si è verificato a Messina (155), Lecce (123), Reggio Calabria (113), Genova (101) e Roma (84). Per l’insieme di tutti i Comuni l’anno di maggior impatto è stato il 2012, con 483 eventi, quello di minor impatto il 2013 con 234.

Anche il rumore rappresenta un importante fattore di disturbo nella vita cittadina. Dai dati disponibili, si rileva che nelle 85 città considerate nel Rapporto, nel 2014 sono state effettuate 1.332 attività di controllo, contro le 1.602 del 2013, evidenziando una flessione rispetto all’anno precedente (-17%). Nel 2014, nel 52% dei controlli effettuati è stato rilevato un superamento dei limiti normativi di inquinamento acustico, mentre nel 2013 sono stati riscontrati superamenti nel 49% dei controlli.

Calano nel 2014 in Italia gli incidenti stradali rispetto al 2013. Per gli 85 comuni considerati nello studio, nel 2013, il 56% circa ha seguito il medesimo andamento del livello nazionale e il rimanente 44% ha registrato un aumento. Il maggior numero di incidenti è avvenuto in ambito urbano (circa il 75%), nel 42% dei casi vi sono dei morti, nel 72% dei feriti. Particolare attenzione si è posta al problema degli utenti deboli della strada (pedoni, ciclisti e motociclisti): a livello nazionale, il numero di morti e feriti riguardante gli utenti deboli della strada è pari al 44% del totale; negli 85 comuni considerati tale rapporto è pari al 48%. Il dato relativo ai ciclisti, in particolare, registra un aumento di morti e feriti del 23% tra il 2006 ed il 2013, e fortunatamente in diminuzione nell’ultimo anno del 4%.

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