ISPRA: in aumento i pesticidi nelle acque

ISPRA: in aumento i pesticidi nelle acque

Salgono a 166 i tipi di pesticidi rilevati nelle acque superficiali e sotterranee italiane, in aumento di oltre il 40% rispetto al biennio 2007-2008.

rapporto-nazionale-pesticidi-nelle-acque

Le acque superficiali e quelle sotterranee in Italia sono sempre più contaminate: lo rileva l’ultimo Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque 2013 che l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha appena pubblicato.

L’ISPRA realizza il rapporto nazionale sulla presenza di pesticidi nelle acque al fine di fornire su base regolare le informazioni sulla qualità della risorsa idrica in relazione ai rischi di tali sostanze. La realizzazione del rapporto è il risultato di una complessa attività che coinvolge le Regioni e le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA/APPA), che effettuano le indagini sul territorio e trasmettono i dati all’ISPRA, che a sua volta svolge un compito di indirizzo tecnico e valutazione delle informazioni. I dati raccolti consentono una rappresentazione dello stato di contaminazione delle acque sul territorio nazionale, per raffronto delle concentrazioni misurate dei pesticidi con i limiti stabiliti dalla normativa europea e nazionale.

Nel 2009-2010 (periodo a cui si riferiscono i dati del monitoraggio) sono stati rinvenuti nella rete di controllo ambientale delle acque italiane residui nel 55,1% dei 1.297 punti di campionamento delle acque superficiali e nel 28,2% dei 2.324 punti di quelle sotterranee, per un totale di 166 tipologie di pesticidi a fronte dei 118 del biennio 2007-2008.

Si tratta, per la maggior parte, di residui di prodotti fito-sanitari usati in agricoltura che utilizza circa 350 sostanze diverse per un quantitativo superiore a 140.000 tonnellate, ma anche di biocidi (pesticidi per uso non agricolo) impiegati in altri campi di attività.

A livello geografico, la contaminazione appare più diffusa nella pianura padano-veneta, a causa delle caratteristiche idro-geologiche di quell’area, del suo intenso utilizzo agricolo e del fatto, non secondario, che le indagini sono sempre più complete e rappresentative nelle regioni del Nord, anche se i miglioramenti del monitoraggio nelle regioni del Centro-sud stanno portando alla luce una contaminazione significativa.

acque-sotterranee-acque-superficiali 

(Cliccare l'immagine per ingrandire)

Inoltre, nel 34,4% dei punti delle acque superficiali e nel 12,3% dei punti di quelle sotterranee i livelli misurati risultano superiori ai limiti delle acque potabili.
Le concentrazioni, comunque, sono state confrontate con i limiti di qualità ambientale, recentemente introdotti, basati sulla tossicità delle sostanze per gli organismi acquatici.

Per quanto riguarda la presenza di miscele nelle acque le analisi presentano fino a 23 sostanze diverse in un solo campione, anche se mancando dati sperimentali sugli effetti combinati delle miscele e di adeguate metodologie di valutazione, esiste la possibilità che il rischio derivante dall’esposizione ai pesticidi sia attualmente sottostimato e si impone una particolare cautela anche verso i livelli di contaminazione più bassi.

“Le sostanze concepite per combattere organismi nocivi, infatti, sono potenzialmente pericolose anche per l’uomo - avverte il Comunicato stampa dell’ISPRA - La rete ambientale è finalizzata alla salvaguardia degli ecosistemi acquatici e non al controllo delle acque utilizzate per scopo potabile”.

Ovviamente, a scanso di allarmismi, l’acqua dei nostri rubinetti non è contaminata, dal momento che viene controllata ed, eventualmente, trattata. Tuttavia, pericoli per l’uomo potrebbero insorgere indirettamente attraverso la catena alimentare.
I pesticidi più rilevati nelle acque superficiali sono: glifosate, AMPA, terbutilazina, terbutilazina-desetil, metolaclor, cloridazon, oxadiazon, MCPA, lenacil, azossistrobina.

Nelle acque sotterranee, con frequenze generalmente più basse, le sostanze presenti in quantità maggiore sono bentazone, terbutilazina e terbutilazina-desetil, atrazina e atrazina-desetil, 2,6-diclorobenzammide, carbendazim, imidacloprid, metolaclor, metalaxil.

Come in passato, continua ad essere diffusa anche la contaminazione da erbicidi  triazinici come la terbutilazina, ma sono ancora largamente presenti anche sostanze fuori commercio da tempo, come l’atrazina e la simazina.

Quella che stiamo attraversando – conclude l’ISPRA - è una fase ancora transitoria in cui l’entità e la diffusione dell’inquinamento da pesticidi non sono sufficientemente note tenendo conto, ovviamente, che il fenomeno è sempre in evoluzione per l’immissione sul mercato di nuove sostanze”.


Commenta