L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha presentato l'atteso "Annuario dei Dati Ambientali", la raccolta dei dati ufficiali relativi all’ambiente in Italia, che costituisce uno strumento indispensabile di conoscenza a cui attingere per avere informazioni e suggerimenti per analizzare le cause dei fenomeni descritti e apportare le necessarie eventuali correzioni, legate soprattutto ai nostri modelli di uso e consumo delle risorse.

ispra annuario dati ambientali


È stata presentata il 29 luglio 2015 a Roma, presso l'Auditorium del Ministero dell'Ambiente, la 13a edizione dell' "Annuario dei dati ambientali" dell'ISPRA
, che quest'anno è comprensiva delle edizioni 2014 e 2015, rendendo in tal modo più tempestiva e aggiornata all’attualità l’informazione ambientale complessivamente offerta.

Il Rapporto, redatto dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale con la collaborazione ed in concorso con le Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province autonome (ARPA/APPA), è la raccolta dei dati ufficiali relativi all’ambiente in Italia e, come tale, efficace mezzo di conoscenza a cui "decisori politici e istituzionali, scienziati e tecnici, e cittadini, possono attingere tanto informazioni quanto suggerimenti per promuovere una visione olistica e una corretta analisi anche delle cause sistemiche dei fenomeni descritti, ovvero quelle legate soprattutto ai nostri modelli di consumo e uso delle risorse - ha affermato il Prof. Bernardo De Bernardinis, Presidente ISPRA - Suolo, acqua, energia, cibo, materiali e territorio sono essenziali per il benessere umano e un loro sfruttamento, senza controlli, compromette non solo il permanere di una loro disponibilità, ma anche i servizi ecosistemici e gli ecosistemi che li producono".

Da segnalare al riguardo che l'edizione 2015 dell'Annuario dedica un capitolo a "La percezione dei cittadini europei e italiani sull'ambiente in generale, sui cambiamenti climatici, sulla gestione dei rifiuti e sull'efficienza delle risorse", dove l'ISPRA, citando Eurobarometro 2014, sottolinea che il 49% degli italiani ritiene che i cambiamenti climatici siano una delle problematiche più serie del XXI secolo e che l’informazione ambientale costituisca la  seconda  misura più efficace da attuare per affrontare le problematiche ambientali, anche se il 47% si considera poco o male informato su tali aspetti.

Anche quest'anno l'Annuario dei dati ambientali, oltre alla versione integrale in pdf, è organizzato in:
-  “Tematiche in primo piano”, che  propone una possibile organizzazione degli elementi informativi relativi alle questioni ambientali prioritarie, oggetto di specifici interventi di prevenzione e risanamento;

- “Annuario in cifre”, brochure di tipo statistico contenente i grafici più rappresentativi delle tematiche ambientali trattate nell’Annuario dei dati ambientali versione integrale, corredati da informazioni statistiche o brevi note di approfondimento;

- “Ricapitolando l’ambiente” brochure informativa che presenta in modo sintetico alcuni temi ambientali di particolare rilievo;

- “Piattaforma Indicatori", Strumento per la consultazione telematica delle schede indicatore e la realizzazione di report;

- “Multimediale” che illustra sinteticamente alcune tematiche ambientali ritenute prioritarie per il target di riferimento;

- “Giornalino”, versione a fumetto dal titolo “L’indagine dell’Ispettore SPRA”, che tratta con periodicità annuale un solo tema ambientale con l’obiettivo di divulgare le informazioni e i dati dell’Annuario a un pubblico giovane di non esperti.

Ecco in sintesi i risultati di alcune delle sezioni in cui si articola il Report.

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Cambiamenti climatici
Il riscaldamento del sistema climatico globale è oggi indiscutibile, come emerge dalle osservazioni dell’incremento della temperatura media globale atmosferica e oceanica, dallo scioglimento dei ghiacci polari, dalla riduzione dei ghiacciai delle medie latitudini e dall’innalzamento del livello medio degli oceani.

L’aumento della temperatura media registrato in Italia negli ultimi trent’anni è stato quasi sempre superiore a quello medio globale sulla terraferma.
Nel 2014 l’anomalia della temperatura media in Italia (+1,57 °C) è stata superiore a quella globale sulla terraferma (+0,89 °C), quasi il doppio di quella registrata nel resto del mondo.

Le emissioni di gas serra, tra 1990 e 2013, sono scese del 16,1% soprattutto come conseguenza del calo dei consumi energetici e delle produzioni industriali, dell’incremento dell’efficienza energetica e della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili, consentendo così all'Italia di conseguire senza grossi sforzi l’obiettivo del Protocollo di Kyoto.

Inquinamento atmosferico/Qualità dell’aria
La qualità dell’aria è una delle emergenze ambientali che, insieme ai cambiamenti climatici ai quali è collegato, preoccupa gli amministratori locali e centrali e coinvolge quotidianamente tutti i cittadini. Nel 2014 i trasporti sono stati responsabili del 25,5%delle emissioni totali di gas serra italiane. Nel periodo 1990-2014, le emissioni del settore (esclusi i trasporti internazionali) sono aumentate dell’1,4%. Nel 2013, il valore limite giornaliero del PM10 è stato superato in circa la metà delle aree urbane analizzate (che sono 63), con i valori più elevati registrati nel bacino padano e in alcune città del Centro, del Sud Italia e delle Isole. Per il PM2,5, invece, si riscontra una situazione di maggior rispetto dello standard normativo, con 40 aree urbane delle 48 indagate in cui sono stati registrati livelli inferiori al valore obiettivo, mentre per l’ozono, l’Obiettivo a Lungo a Termine (OLT) per la protezione della salute umana è stato superato nella gran parte delle aree urbane (solo 5 su un totale di 56 aree urbane sono risultate conformi).

Per il biossido di azoto (NO2), il valore limite annuale per la protezione della salute umana è stato superato nel 45% delle 65 aree urbane indagate. I superamenti hanno riguardato molte aree urbane del bacino padano e alcune del Centro, del Sud e delle Isole.

Per il benzo(a)pirene, i dati disponibili solo per 36 aree urbane principalmente localizzate nel Nord Italia, hanno evidenziato il superamento del Valore Obiettivo (VO, 1,0 ng/m3 come media annua) in 10 aree urbane.

Complessivamente dal 1990 al 2013 le emissioni di ossidi di zolfo (SOx), ossidi di azoto (NOx) e ammoniaca (NH3) sono diminuite del 64,2%. Le emissioni nazionali di ossidi di zolfo, ossidi di azoto e ammoniaca, dal 1990 al 2011 sono costantemente diminuite (-62%). A partire dal 1992, anche le emissioni nazionali di PM10 hanno iniziato a ridursi: rispetto a tale anno, nel 2011 si registra una diminuzione del 35%.

Inquinamento acustico ed elettromagnetico
Perdura una situazione problematica per la popolazione italiana.
Nel 2014, 2.678 sorgenti di rumore sono state oggetto di controllo delle Arpa/Appa: i controlli maggiori, sulle attività commerciali (57,5%), seguite dalle attività produttive (28,8%); tra le infrastrutture di trasporto, quelle stradali rimangono le più controllate, con un 6,5% sul totale. Il 46,3% delle sorgenti di rumore oggetto di controllo ha presentato almeno un superamento dei limiti imposti dalla legislazione: in generale, si rileva un incremento dei superamenti, pari al 43,9% nel 2013, al 42,6% nel 2012 e 42,2% nel 2011.

Per l’inquinamento elettromagnetico, tra 2012 e 2013 i controlli sugli impianti RTV (Radiotelevisivi), effettuati su richiesta dei cittadini, sono diminuiti del 28%. I casi di superamento dei limiti di legge riguardo agli RTV (pari a 358) sono circa 7 volte superiori a quelli relativi agli impianti SRB (di telefonia, pari a 52). Infine, le percentuali delle azioni di risanamento concluse che coinvolgono le SRB sono sostanzialmente più elevate di quelle relative agli impianti RTV (70% per RTV e 92% per SRB), ma occorre tener presente che per gli impianti RTV l’azione di risanamento è tecnicamente più complessa.

Acque interne, Mare e ambiente costiero
Per quel che concerne le acque interne, i dati di qualità vedono il 60% dei fiumi (al monitoraggio hanno partecipato 16 regioni e due province autonome, per un totale di 2.440 corpi idrici e 35.144,5 km esaminati) e il 65% dei laghi (monitorati da 10 regioni e 2 province autonome, per un totale di 139 corpi idrici) in uno stato ecologico inferiore al “buono”. Una situazione migliore si riscontra per lo stato chimico delle acque sotterranee (Indice SCAS): su 4.023 stazioni di monitoraggio, il 69,2% ricade in classe “buono”, mentre il restante 30,8% in classe “scarso”, relativi al 2011, richiesti alle Regioni fanno riferimento alla Rete Nucleo.

Mentre la qualità delle acque di balneazione marine è classificata come almeno sufficiente a livello microbiologico per l'89,5% di quelle controllate.
Ma mare e litorali presentano problemi: ad esempio, nel 2014, l’alga tossica Ostreopsis cf. ovata è stata riscontrata in 10 regioni costiere, mentre il 46% delle nostre coste basse, in 50 anni (1950-1999) ha subìto modifiche superiori a 25 metri; inoltre, nel periodo compreso tra 2000 e 2007, il 37% dei litorali ha subìto variazioni superiori a 5 metri e i tratti di costa in erosione (895 km) sono ancora superiori a quelli in progradazione (849 km).

Troppo cemento sulle nostre coste, visto che ben 675 km del litorale italiano, pari a circa l’8,2% del totale, sono artificializzati, soprattutto con opere di difesa costiera aderenti alla riva che occupano 414 chilometri di costa (62% del totale della costa artificializzata), con opere portuali che occupano 252 km (37% del totale) e con le colmate per i restanti 9 km. Tra 2000 e 2007 altri 14,2 km di costa sono stati artificializzati, principalmente per la realizzazione di nuove opere portuali, che hanno interessato 12,1 km (+5,7% rispetto al 2000) e di opere di difesa, che hanno coinvolto 2,1 km (+0,5%). Una buona notizia è che su 15 regioni costiere 11 sono attualmente dotate di strumenti di pianificazione che includono l’intero territorio costiero. Tra gli strumenti adottati per la gestione delle coste, l’approccio più diffuso è legato alla mitigazione dei processi di erosione.

Natura e Biodiversità
L’Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità, in virtù di una favorevole posizione geografica, di una grande varietà geomorfologica, microclimatica e vegetazionale nonché di fattori storici e culturali.

L’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di specie animali (oltre 58.000); le piante superiori sono circa 6.700, il 15,6% delle quali endemiche.

In Italia la biodiversità è principalmente minacciata dalle attività umane e dalla crescente richiesta di risorse naturali: sono a rischio di estinzione circa il 31% dei vertebrati, più del 15% delle piante vascolari e il 22% di briofite e licheni.

La biodiversità è principalmente minacciata dalle attività umane e dalla crescente richiesta di risorse naturali e di servizi ecosistemici.
La perdita e la degradazione degli habitat (circa 120 specie) e l’inquinamento (circa 80 specie) sono le principali minacce per i Vertebrati terrestri, esclusi gli uccelli. Il livello di minaccia è alto: tra le diverse classi di Vertebrati risulta particolarmente a rischio di estinzione oltre il 40% delle specie di Pesci, circa il 28% di Uccelli e il 15% delle specie di Mammiferi.
Sono in pericolo anche il 15% delle Piante superiori e il 40% di quelle inferiori.

A salvaguardia della biodiversità nel nostro Paese sono presenti 871 aree protette che occupano una superficie a terra di oltre 3 milioni di ettari (10,5% del territorio nazionale). Le superfici a mare tutelate includono anche 27 Aree Marine Protette. Le zone umide istituite ai sensi della Convenzione di Ramsar sono 64. Le ZPS e i SIC, al netto delle sovrapposizioni, ammontano a 2.589 siti e occupano una superficie di 6.391.381 ettari, di cui 5.817.599 a terra, pari al 19,3% del territorio nazionale.

Suolo e Pericolosità ambientale
ISPRA, in collaborazione con il Sistema agenziale, ha sviluppato un sistema di monitoraggio puntuale che rappresenta la più significativa collezione di dati a livello nazionale, poiché ha ricostruito l’andamento del consumo di suolo dal secondo dopoguerra a oggi.

Il consumo di suolo in Italia non accenna a diminuire: si è passati dal 2,7% di suolo consumato negli anni ’50, al 7% nel 2014 (stima). In media più di 7 m2 al secondo. Al 2014 sono stati consumati irreversibilmente circa 21.000 km2 (stima).

L’Italia ha un territorio particolarmente tendente al dissesto geologico-idraulico, sia per le proprie caratteristiche geologiche e geomorfologiche, sia per l’impatto dei fenomeni meteoclimatici oltre che per la diffusa e incontrollata presenza dell’uomo e delle sue attività: "I rischi per il territorio italiano vengono dalla natura, ma ancor più dall’azione dell’uomo".

Nel 2014 si sono verificati 211 eventi di frana importanti, che hanno causato complessivamente 14 vittime e danni alla rete  stradale e ferroviaria. Le Regioni più colpite sono state Liguria, Piemonte, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia e Sicilia.

La stima della popolazione esposta a rischio alluvioni in Italia è pari a 8.600.000 abitanti nello scenario di pericolosità idraulica media (tempo di ritorno fra 100 e 200 anni), mentre i beni culturali esposti al medesimo rischio sono circa 28.500 e circa 7.100 le strutture scolastiche. Sono stati individuati sul territorio italiano 40 Siti di Interesse Nazionale (SIN). In Italia, gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante sono 1.104. Di questi circa un quarto è concentrato in Lombardia, ma anche in Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna si rileva un’elevata presenza di industrie a rischio (rispettivamente il 10%, il 9% e l’8% ciascuno).

"Quest’anno, come sempre, la foto che l’ISPRA ha scattato all’Italia è in 'chiaroscuro' - ha affermato il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Mare, Gian Luca Galletti - Ci sono aspetti negativi che si perpetuano, ma mi pare di poter dire che esiste un generale trend positivo che è segnalato da molti indicatori e che ci restituiscono l’immagine di un Paese certamente problematico, ma che sta affrontando con impegno e buoni risultati i principali nodi ambientali. Ovviamente non penso minimamente che ci sia da adagiarsi sugli allori, anche perché di allori non ce ne sono. Si tratta semmai di trarre dai segnali positivi stimolo per un impegno ancora maggiore. Se si lavora i risultati si vedono, quindi dobbiamo lavorare di più".

Mah!