Invasione aliena nel Mar Mediterraneo

Invasione aliena nel Mar Mediterraneo

Il Centro comune di ricerca dell’Ue registra un fenomeno migratorio allarmante: il Mar Mediterraneo è invaso da oltre 1.000 specie aliene arrivate dai mari esotici per colpa dell’uomo. Attraverso la nuova piattaforma online (EASIN) sono stati esaminati i dati di oltre 986 specie ed è stato scoperto che queste possono causare gravi conseguenze alle reti alimentari e ai servizi ecosistemici autoctoni, portando malattie e provocando perfino mutazioni genetiche.

pesci fondale mare

Sul nostro Pianeta è in corso una grande invasione, o meglio, un grande esodo, e la responsabilità è ancora una volta dell’uomo.
Quasi 1.000 specie aliene si sono “trasferite” dai mari esotici al Mediterraneo minacciandone l’ecosistema, e l’analisi internazionale che ha studiato questo preoccupante fenomeno ha stabilito che la causa è riconducibile, tanto per cambiare, alle attività umane.
Il CCR, ovvero il Centro comune di ricerca dell’Ue, attraverso la nuova piattaforma online (European Alien Species Information Network-EASIN) messa a punto dalla Commissione Europea, ha trovato nel mar Mediterraneo ben 986 specie esotiche, che possono causare gravi danni alla rete alimentare degli autoctoni, portare malattie e determinare perfino mutazioni genetiche, in poche parole compromettere l’intero eco sistema.

Utilizzando le informazioni di Easin, siamo riusciti a mappare in dettaglio come mai finora quanto ciascuna specie aliena si sia già diffusa - spiega Stelios Katsanevakis ricercatore del CCR - Abbiamo scoperto che la composizione delle comunità marine, che in passato è stata modellata esclusivamente dal clima, dall’ambiente e dalle barriere oceanografiche, ora dipende notevolmente dalle attività umane. In molte aree, il trasporto marittimo, l’acquacoltura e l’apertura di canali di navigazione stanno diventando i principali fattori di distribuzione delle specie”.

Anche il riscaldamento globale sembra avere fatto la sua parte. L’innalzamento della temperatura dell’acqua, infatti, dovuto ai mutamenti climatici del pianeta, a cui è corrisposto un aumento della salinità (che gli interventi umani come la diga di Assuan hanno accentuato riducendo le immissioni d’acqua dolce dal Nilo), ha provocato quella che in termini scientifici viene definita “circolazione termoalina”: le correnti superficiali non avvengono più da ovest a est, ma viceversa, favorendo l’ingresso di molte specie di origine indopacifica attraverso il Canale di Suez.

Le acque di Turchia, Siria, Libano, Israele, Gaza, Cipro ed Egitto sono diventate, infatti, notevolmente più calde negli ultimi 20 anni risultando adatte per la sopravvivenza delle specie provenienti da mari come Mar Rosso, Mar Arabico e Oceano Indiano. Oggi il 69% degli “alieni” presenti in Mediterraneo giunge proprio da queste aree, mentre il 29 % dall’Oceano Atlantico.

I risultati suscitano preoccupazione soprattutto in considerazione del fatto che il Mediterraneo è la casa di oltre 17.000 specie di cui il 20% non si trova in nessun altro luogo. Gli invasori, invece, sono molti e tra i più comuni si annoverano circa 60 specie di alghe introdotte accidentalmente a causa dell’acquacoltura al largo della costa di Venezia e della Francia sudoccidentale, oltre a circa 400 specie di pesci vertebrati alieni che sono approdati nei nostri mari passando proprio dal Canale di Suez.

Tra questi, il barracuda del Mar Rosso, cresciuto nel corso degli anni sia di numero che di taglia, e il pesce flauto. Il primo, carnivoro, ha creato scompiglio soprattutto nei luoghi dove convive con la spigola, che essendo predatore solitario è incapace di competere nell’attività di caccia con i branchi di barracuda; il secondo, completamente a proprio agio nelle acque del Mediterraneo, è arrivato nel solo giro di tre anni dalle coste del Libano a quelle italiane.

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