Dopo tanti ingiustificati ritardi, l’esecutivo dell’Unione europea ha presentato un pacchetto sugli interferenti endocrini che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, conterrebbe norme restrittive per provare il loro rischio sulla salute, indebolendo anche la legislazione sui pesticidi.
Sullo sfondo le pressioni delle lobby chimiche e agro-industriali, nonché del governo statunitense in vista del trattato TTIP.

interferenti endocrini

Finalmente, la Commissione UE è intervenuta sulla questione degli interferenti endocrini, sostanze sia naturali sia chimiche presenti in plastiche, detersivi, deodoranti e creme, farmaci e pesticidi, che possono alterare le funzioni del sistema ormonale e, di conseguenza produrre effetti avversi sull'uomo o sugli animali.

La settimana precedente, la Commissione Sanità del Parlamento europeo aveva rivolto una dura condanna nei confronti della Commissione UE per il ritardo nella pubblicazione dei criteri scientifici necessari a identificare e ridurre l'esposizione alle sostanze chimiche che interferiscono con le attività ormonali, considerate una minaccia globale dall’UNEP e dall'OMS.
Tale presa di posizione dei Deputati europei faceva seguito a quella assunta il 4 marzo 2016 dal Consiglio Ambiente, che aveva invitato la Commissione UE ad adottare le misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 16 dicembre 2015 della Corte di giustizia europea, allertata dalla Svezia, che ha condannato per inazione la Commissione stessa per non aver regolamentato l’uso degli interferenti endocrini entro il dicembre 2013, così come era stato chiesto dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

Ora, il 15 giugno 2016 la Commissione UE ha adottato un pacchetto comprendente:
- una comunicazione che presenta una panoramica del contesto scientifico e normativo;
- una relazione sulla valutazione d'impatto che presenta lo stato attuale delle conoscenze scientifiche in merito ai criteri per la determinazione degli interferenti endocrini e fornisce informazioni sulle possibili conseguenze;
- due progetti di atti legislativi, relativi rispettivamente alla legislazione sui biocidi e a quella sui prodotti fitosanitari, che stabiliscono i criteri di identificazione degli interferenti endocrini.
Gli interferenti endocrini possono produrre un grave impatto sulla salute e sull'ambiente e, anche se molte sostanze che li contengono sono già vietate in virtù della legislazione vigente sui pesticidi e sui biocidi, abbiamo il dovere di restare vigili - ha affermato il Presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker - La Commissione è impegnata a garantire il più elevato livello di protezione della salute umana e dell'ambiente ed è questo il motivo per cui oggi proponiamo severi criteri scientifici per gli interferenti endocrini. Il sistema normativo dell'UE sarà così il primo al mondo a contemplare, all'interno di atti legislativi, tali criteri scientifici”.

Secondo la Commissione UE i criteri scientifici approvati si basano sulla definizione di “interferente endocrino” data dall'Organizzazione mondiale della sanità, che lo definisce sostanza:
- che ha un effetto avverso sulla salute dell'uomo;
- che ha un meccanismo d'azione endocrino;
- e se esiste un nesso causale tra l'effetto avverso e il meccanismo di azione.
Si specifica, inoltre, che l'identificazione di un interferente endocrino dovrebbe essere effettuata:
- utilizzando tutte le pertinenti evidenze scientifiche;
- seguendo un approccio basato sul "peso dell'evidenza";
- applicando un rigoroso riesame sistematico.
I criteri scientifici che la Commissione presenta oggi garantiscono la salvaguardia del livello elevato di protezione della salute umana e dell'ambiente previsto dalla nostra legislazione sui prodotti fitosanitari e sui biocidi, legislazione ritenuta una delle più rigorose al mondo per questi motivi: sistema dell'autorizzazione preventiva, requisiti dettagliati in materia di dati e approccio basato sul pericolo nel processo decisionale - ha dichiarato a sua volta Vytenis Andriukaitis, Commissario UE responsabile per la Salute e la sicurezza alimentare - La Commissione rafforza oggi il proprio impegno a tutela della salute della popolazione dell'Unione europea”.

Non la pensano così alcuni Gruppi parlamentari europei e varie associazioni ambientaliste, tra cui CHEM Trust, ONG con sede in Gran Bretagna e accreditata presso l’ECHA, che l’anno scorso ha avuto una dura polemica con l’EFSA in merito alla pericolosità del Bisfenolo A, contestata dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, secondo cui i criteri proposti dalla Commissione UE, oltre a rendere estremamente difficile l’identificazione dell’ “interferente endocrino”, propone anche un indebolimento della legislazione sui pesticidi. Questo indebolimento non solo eliminerebbe la formulazione “caratteristiche d'interferente endocrino che possono avere effetti nocivi sugli esseri umani", ma propone anche la modifica del livello di sicurezza da “esposizione trascurabile” a “rischio trascurabile”, con conseguente maggiore esposizione dell’ambiente e delle persone ai pesticidi, anche se sono stati identificati quali interferenti endocrini.
Questa cinica proposta della Commissione UE non ha alcuna intenzione di proteggere le persone e la fauna selvatica dagli interferenti endocrini - ha affermato Ninja Reineke, Consulente di alto livello per le politiche di CHEM Trust - Quando saranno soddisfatti tutti i requisiti per la loro identificazione, sarà già troppo tardi e il danno sull’uomo potrebbe essere già avvenuto. L’UE dovrebbe garantire al pubblico e all’ambiente un elevato livello di protezione che questa proposta non riesce proprio a soddisfare. È inaccettabile e dovrebbe essere radicalmente migliorata per intervento degli Stati membri o in caso contrario il Parlamento europeo dovrebbe porre il veto”.

Dopo i continui “stop and go” sulla controversa questione del glifosato, quando si tratta di lobby della chimica, la Commissione UE concede corsie preferenziali, tralasciando quel che potrebbe accadere agli “interferenti endocrini” se venisse approvato il TTIP, il Trattato sul libero scambio tra UE e USA, il cui processo di negoziato potrebbe esser stata la causa del ritardo nell’adozione dei criteri da parte della Commissione, nonché l’approccio meno restrittivo assunto, dal momento che con le attuali norme molti prodotti statunitensi contenenti “interferenti endocrini” non potrebbero essere venduti in Europa.
 

In copertina: Immagine tratta dalla copertina del Rapporto “A Toxic Affair. How the Chemical Lobby Blocked Action on Hormone Disrupting Chemicals”, pubblicato l’anno scorso da Corporate Europe Observatory (CEO), Gruppo di Ricerca e Campagna che denuncia e sfida l’accesso privilegiato e l’influenza di cui godono le Società e i loro gruppi di pressione nel processo decisionale dell’UE.