Cina orientale e India settentrionale le aree più “calde”.

Shanghai

La maggior parte della popolazione mondiale nel 2050 sarà costretta a sopportare un degrado della qualità dell’aria quale quella che oggi subiscono i cittadini delle metropoli dell’Asia orientale, se le emissioni inquinanti delle attività umane proseguiranno secondo l’attuale scenario “business-as-usual”.

La conclusione sopra riportata è contenuta nello Studio di un team di ricercatori, guidati da Andrea Pozzer del Centro Internazionale di Fisica teorica “Abdus Salam” di Trieste (ora all’Istituto di Chimica “Max Planck” di Magonza), che hanno analizzato gli impatti sull’uomo per effetto delle emissioni inquinanti (cfr: Pozzer A., Zimmermann, P., Doering, U.M., van Aardenne, J., Tost, H., Dentener, F., Janssens-Maenhout, G., and Lelieveld, J.: “Effects of business-as-usual anthropogenic emissions on air quality”, Atmospheric Chemistry and Physics, 12, 6915-6937, doi:10.5194/acp-12-6915-2012).

I ricercatori per il loro Rapporto hanno utilizzato il modello di simulazione di chimica dell’atmosfera EMAC per stimare l’impatto delle variazioni delle emissioni sulla qualità dell’aria negli anni passati ed in futuro e, per la prima volta, hanno incluso i 5 principali inquinanti atmosferici noti per avere un impatto negativo sulla salute umana: il biossido di azoto, il biossido di zolfo, l’ozono, il monossido di carbonio e il PM 2.5. Inoltre, sono state prese in considerazione non solo le emissioni di origine antropica, ma anche quelle naturali come la polvere del deserto, l’aerosol marino e le emissioni vulcaniche.

“Il modello base utilizzato serve per le previsioni meteorologiche e chimiche dell’atmosfera - ha spiegato Andrea Pozzer - In pratica, si tratta di un software usato per la previsione, o gli hindcast per gli anni precedenti, dello stato dell’atmosfera in determinati momenti”.

Per identificare i luoghi dove in futuro potrebbero verificarsi cattiva qualità dell’aria, gli studiosi hanno applicato un Multi Pollutant Index (MPI) che è risultato più adatto a delle simulazioni a scala globale e regionale. I dati si riferiscono a quelli passati del 2005 e 2010 e a quelli futuri al 2025 e 2050, sulla base di uno scenario che non prevede modiche normative e tecnologiche per la riduzione dell’inquinamento atmosferico rispetto all’attuale situazione.

Dallo Studio emerge che la Cina orientale e India settentrionale costituiranno i punti “caldi” asiatici per l’inquinamento atmosferico, ma aumenterà anche in Medio Oriente ed il Nord Africa, mentre in Europa e Nord america sarà più contenuto a seguito delle misure di mitigazione introdotte negli ultimi anni.

“Il nostro studio dimostra che c’è necessità di ulteriori misure legislative per controllare e ridurre le emissioni antropiche, in particolare per la Cina orientale e nel nord dell’India, per evitare hot-spot di inquinamento atmosferico elevato”, ha osservato Pozzer, anche perché un elevato inquinamento atmosferico in queste regioni ad alta densità demografica determinerebbe un peggioramento delle condizioni di salute per il cittadino mondiale medio al 2050.
Non c’è, tuttavia, molto ottimismo al riguardo: “Attualmente, i progressi dei negoziati sul clima per il post-Kyoto sono lenti e non è chiaro come le politiche sulla qualità dell’aria si svilupperanno a livello globale - ha spiegato Greet Janssens-Maenhout del Joint Research Centre della Commissione UE e co-autrice dello Studio - Nelle regioni con crescita economica, l’implementazione di misure per la riduzione delle emissioni potrebbe essere meno efficace a causa della forte crescita di attività in particolari settori; in paesi che soffrono una crisi economica, l’attuazione di costose misure per la qualità dell’aria potrebbe rivelarsi difficile nei prossimi anni”.

A seguito di questi risultati i ricercatori si augurano di poter ampliare le analisi, per calcolare quante persone in un prossimo futuro sarebbero colpite dagli effetti nocivi del deterioramento della qualità dell'aria, visto che si tratta di uno dei principali rischi sanitari dell’umanità, che già ora provoca 1,3 milioni di decessi ogni anno nel mondo, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

inquinamento 2

Il Multi Pollutant Index (MPI) descrive il grado di inquinamento dell’aria, riassumendo gli inquinanti con effetti sulla salute umana (ad esempio l’ozono, il particolato, il monossido di carbonio, gli ossidi di zolfo e gli ossidi di azoto) in un unico valore.
Uno scenario naturale (senza emissioni di origine antropica) è qui confrontato con uno scenario simulato per il 2025 (in alto) e 2050 (in basso). Le simulazioni descrivono l'inquinamento atmosferico come un problema globale.
La tinta gialla significa che il livello di inquinamento dell’aria può incidere sulla salute umana.
Le zone in arancione e rosso indicano le aree dove è stata calcolata più pericolosa la qualità dell’aria.