Un nuovo studio empirico, condotto sui dati relativi alle concentrazioni di 3 inquinanti atmosferici in 249 conurbazioni europee, indica che le “aree frammentate” sono quelle che conoscono livelli più elevati di inquinamento, ma anche la “compattezza urbana”, che contrasta il fenomeno dello sprawl, comporterebbe dei significativi aumenti di anidride solforosa, pur con differenti risultati tra le varie città analizzate.

urban sprawl

Sul numero di gennaio 2016 di “Renewable and Sustainable Energy Reviews” è stato pubblicato l’articolo “Air pollution and urban structure linkages: Evidence from European cities” che analizza la correlazione tra l’inquinamento atmosferico locale e la struttura urbana, con particolare attenzione alla sua frammentazione.

Tramite un insieme unico di dati relativi a 249 Large Urban Zone (la città che comprende oltre il core city, definito da propri confini, amministrativi anche comuni circostanti nei quali almeno il 10% degli abitanti lavora nella città) in tutta Europa, e utilizzando il modello statistico Bayesiano con media (BMA), sono stati identificati empiricamente all’interno delle LUZ i determinanti della concentrazione di 3 inquinanti atmosferici: NO2 (diossido di azoto), PM10 (particolato di 10 millesimi di millimetro) e SO2 (anidride solforosa).

Il modello ha utilizzato anche diversi indici di copertura dei suoli e altri set di dati, quali le variabili economiche, demografiche e meteorologiche che possono influenzare l’inquinamento atmosferico.

I risultati empirici di questa analisi econometrica sostengono l'ipotesi che la struttura urbana abbia significativi effetti sulle concentrazioni di inquinamenti.

In particolare, essi suggeriscono che le aree urbane frammentate (aree a macchia isolate che non sono autosufficienti e dipendono significativamente dal centro della città) sperimentano più alte concentrazioni di NO2 e PM10, inquinanti che sono indotti, da varie attività umane, ma soprattutto dal trasporto su strada.

Inoltre, le aree urbane densamente popolate soffrono di una più alta concentrazione di biossido di zolfo (SO2). Differentemente da quanto avviene per il PM10 e il NO2, in Europa si origina dalla concentrazione di carburante nelle centrali elettriche e nei sistemi di riscaldamento domestico. Per cui, le aree urbane più densamente popolate possono produrre concentrazioni più alte di SO2 di origine residenziale.

Infine, i risultati ottenuti indicano che le aree urbane dove risiedono le fasce di popolazione più abbienti sperimentano concentrazioni più basse di PM10 e SO2, probabilmente quale risultato di normative ambientali più severe o una maggior spesa pubblica per il miglioramento della qualità dell’aria in queste zone.
 

large urban zone

Tali risultati evidenziano che le preoccupazioni in merito ad un aumento dei livelli di NO2 e PM10 derivanti dall’ulteriore espansione delle aree urbane in Europa, potrebbero essere in parte indirizzate a politiche volte alla riduzione della frammentazione urbana.

Le aree urbane continue (quelle caratterizzate dalla sviluppo continuo del tessuto urbano) rafforzano i collegamenti, riducono le necessità degli spostamenti e la dipendenza dalle auto, facilitando l’uso di modalità di trasporto non motorizzato, come la bicicletta o semplicemente a piedi.

Oltre ai miglioramenti ambientali, le aree urbane continue possono determinare risparmi energetici, ridurre i costi di manutenzione dei sistemi energetici e di trasporto, migliorare la qualità della vita attraverso servizi locali, posti di lavoro ed investimenti in infrastrutture efficienti.

Oltre alla riduzione della frammentazione urbana, le politiche territoriali che portano alla diminuzione della densità di popolazione potrebbero parzialmente risolvere le questioni relative all’impatto dell’espansione urbana sulle emissioni di SO2. Complessivamente, i risultati dello studio suggeriscono che gli strumenti che puntano ad aumentare la continuità e a ridurre la densità di popolazione meritano di essere prese in considerazione nel mix di politiche che sono volte ad evitare un ulteriore degrado della qualità dell’aria indotto dall’espansione urbanistica in Europa. Questi strumenti possono integrare altre politiche utilizzate per la riduzione dell'inquinamento atmosferico urbano, come le normative sulle emissioni dei veicoli.

La ‘continuità’ e la ‘densità’ sono tra le caratteristiche della ‘compattezza delle aree urbane’, il cui concetto ha visto un crescente interesse nella letteratura di economia ambientale - concludono gli autori - Tuttavia, gli effetti della ‘compattezza’ non sono stati esaminati a fondo e l’impatto delle politiche contro il fenomeno sprawl [termine anglosassone largamente usato per indicare la diffusione della città e del suo suburbio su una quantità sempre maggiore di terreni agricoli alla periferia di un’area urbana] e le misure a favore della compattezza urbana sono ancora fonte di dibattito. Secondo i risultati di questo studio, la riduzione della concentrazione dell’inquinamento potrebbe non necessariamente essere acquisita tramite la compattezza e indicano effetti contrastanti di dimensioni differenti, tali da motivare ulteriori studi empirici che indaghino sulle conseguenze della ‘compattezza urbana’ sulla qualità ambientale”.