Infrastrutture RSU: sovvenzioni inefficaci.

Infrastrutture RSU: sovvenzioni inefficaci.

La Corte dei Conti europea bacchetta l’UE perché l’efficacia dei finanziamenti a favore di infrastrutture per la gestione dei rifiuti urbani è risultata assai limitata, senza adeguate misure di sostegno.

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La Corte dei Conti europea (European Court of Auditors), dopo aver bacchettato alcuni Paesi membri, tra cui l’Italia, per l’inefficacia dei finanziamenti ricevuti per l’efficienza energetica, questa volta ha rimproverato l’Unione europea perché “L’efficacia dei finanziamenti UE a favore di infrastrutture per la gestione dei rifiuti urbani è risultata limitata a causa della scarsa attuazione di misure di sostegno”, come recita il Comunicato stampa.

In realtà, leggendo l’ultimo Special Report del 2012 “Is structural measures funding for municipal waste management infrastructure projects effective in helping member states achieve EU waste policy objectives?”, pubblicato il 30 gennaio 2013, si ha l’impressione che la Corte abbia “parlato a nuora perché suocera intenda”, dal momento che al controllo sono risultati ancora inadempienti i Paesi membri che hanno speso i finanziamenti in infrastrutture per la gestione dei rifiuti, che hanno dimostrato una limitata efficacia.

Le relazioni speciali presentano i risultati di audit selezionati su specifici settori del bilancio UE o su temi relativi alla gestione che la Corte dei Conti europea pubblica nel corso dell’anno. In questa, la Corte ha valutato direttamente il rendimento di 26 infrastrutture per la gestione dei rifiuti selezionate, esaminando altresì la realizzazione degli obiettivi della politica dell’UE in materia di rifiuti, nonché l’attuazione delle misure di sostegno nelle 8 regioni in cui sono ubicate tali infrastrutture e il ruolo svolto dalla Commissione.

“Nel 2010 si è calcolato che un cittadino dell’UE produce in media circa 500kg di rifiuti urbani all’anno, i quali, se non vengono raccolti, trattati e smaltiti in maniera appropriata, possono avere un impatto ambientale negativo - afferma la Corte - Una gestione appropriata dei rifiuti può, anzi, migliorare l’impiego delle risorse, in quanto i rifiuti urbani trattati possono anche costituire una fonte di materie prime. L’UE ha, quindi, introdotto, mediante alcune Direttive sulla gestione dei rifiuti urbani, norme e obiettivi specifici comuni e cofinanzia infrastrutture per la gestione dei rifiuti in determinate regioni. Il contributo dell’UE alle infrastrutture per la gestione dei rifiuti è considerevole: per il periodo 2000-2013, tramite le misure strutturali, sono stati assegnati fondi ammontanti a 10,8 miliardi di euro”.

La Corte ha rilevato che l’efficacia del finanziamento UE concesso tramite le misure strutturali per le infrastrutture di gestione dei rifiuti urbani era limitata. Solo i progetti che si avvalgono di un’appropriata raccolta differenziata alla fonte hanno mostrato un rendimento soddisfacente. Le regioni che hanno attuato misure di sostegno (quali campagne informative e di sensibilizzazione, la ridefinizione delle procedure amministrative o l’introduzione di incentivi o disincentivi finanziari), compresi strumenti economici, hanno conseguito gli obiettivi della politica UE in materia di rifiuti. Viceversa, i finanziamenti UE spesi in altre regioni non apportano che lievi miglioramenti nella gestione dei rifiuti, perché l’attuazione di queste misure di sostegno non costituiva una condizione per beneficiare delle sovvenzioni.

Gli europei consumano di più e producono più rifiuti - ha affermato Ovidiu Ispir, il membro della Corte responsabile della relazione - In base alla direttiva dell’UE sui rifiuti, gli Stati membri devono trattare e smaltire i rifiuti senza alcun rischio per l’acqua, l’aria e il suolo e senza causare problemi di rumori od odori, mentre, come evidenziato nella relazione, tali condizioni non sono in realtà rispettate”.

La Corte raccomanda, quanto segue.

- a) Gli Stati membri dovrebbero concentrarsi sulle infrastrutture per la gestione dei rifiuti che trattano rifiuti precedentemente sottoposti a cernita alla fonte;

- b) Gli Stati membri dovrebbero costituire banche dati affidabili e complete sulla gestione dei rifiuti e la Commissione dovrebbe verificare l’attendibilità delle statistiche trasmesse dagli Stati membri. La Commissione, il Parlamento e il Consiglio dovrebbero considerare di subordinare il sostegno finanziario dell’UE al conseguimento degli obiettivi della politica dell’Unione in materia di rifiuti.

- c) Gli Stati membri dovrebbero prestare maggiore attenzione alla partecipazione e all’adesione dei cittadini, concentrarsi sull’attuazione della raccolta differenziata, anche quella dei rifiuti biodegradabili se conveniente dal punto di vista dei costi-benefici, nonché applicare una tassa sulle discariche per incoraggiare la prevenzione e il riciclo dei rifiuti; il mancato rispetto del principio “chi inquina paga” dovrebbe dar luogo all’applicazione di tassi di aiuto ridotti.

d) La Commissione dovrebbe subordinare la concessione del contributo UE all’attuazione di misure di sostegno, proporre obiettivi quantificati per la prevenzione della produzione dei rifiuti e chiarire il concetto di trattamento anteriore allo smaltimento.

La Commissione, conclude la Corte dei Conti europea, dovrebbe subordinare la concessione del contributo UE all’attuazione, da parte degli Stati membri delle suddette raccomandazioni.

Nel report c’è anche una raccomandazione (Raccomandazione 4 b) che trae spunto dall’invio in discarica di rifiuti non trattati da parte dell’Italia: “La Commissione ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia per l’invio in discarica di rifiuti non trattati (non inclusi nel campione della Corte), che è in fase di parere motivato. Questo procedimento di infrazione potrebbe raggiungere la Corte di giustizia dell’UE e, in tal caso, la Commissione si aspetterà che, nella sua sentenza, la Corte chiarisca il significato di «trattamento» ai sensi della direttiva sulle discariche. Se il procedimento non raggiungesse mai la Corte, la Commissione potrebbe prevedere di affrontare in primo luogo la questione a livello tecnico con gli Stati membri”.

Quanto auspicato dalla Corte in merito al significato di “trattamento” sarebbe quanto mai opportuno, anche in relazione alle diverse interpretazioni meccaniche e non, che se ne danno in Italia, dove, comunque, quasi la metà dei rifiuti conferiti in discarica non riceve alcun trattamento.

Un altro riferimento esplicito all’Italia è contenuto nel passo: “La Commissione, inoltre, non compila informazioni sul contributo delle regioni al conseguimento degli obiettivi UE quantificati, benché in sei delle otto regioni visitate siano elaborati, a livello regionale, piani di gestione dei rifiuti che tengono conto degli obiettivi UE. La comunicazione a livello nazionale può mascherare notevoli disparità sul piano del rendimento della gestione dei rifiuti all’interno di uno Stato membro, come nel caso dell’Andalusia e della Puglia, se confrontate, rispettivamente, alla situazione generale in Spagna e in Italia”.

Di seguito l’elenco delle infrastrutture in Italia selezionate dalla Corte ai fini dell’audit:

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Per una di queste c’è un’ulteriore annotazione della Corte: “In una delle discariche visitate in Italia (Cavallino, Puglia), i rifiuti venivano depositati ormai da tre anni e, all’epoca dell’audit, il tasso di utilizzo era di circa del 70 %. Il gas prodotto dalla decomposizione di materia biodegradabile finiva nell’atmosfera senza esser sottoposto a trattamento o combustione, dal momento che la costruzione dell’infrastruttura per la raccolta dei gas non era ancora stata completata”.


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