Per ridurre di 3 miliardi il costo dell’energia elettrica per imprese e famiglie, il Governo si appresta a ridistribuire la spesa complessiva per gli incentivi alle energie rinnovabili su un arco di tempo più ampio rispetto a quello previsto dall’attuale legislazione.

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Incassata la fiducia parlamentare la settimana scorsa, il Governo riprende la sua agenda politica che prevede, tra l’altro, anche l’alleggerimento della bolletta elettrica degli italiani, tramite la riduzione del costo della componente A3, corrispondente agli oneri per l’incentivazione del fotovoltaico e delle altre fonti rinnovabili, che dai 4,5 miliardi di euro del 2010 ha già superato i 10 miliardi (con oltre 6,5 miliardi per il solo fotovoltaico) e che raggiungerà i 12 miliardi nel giro di due anni.

Secondo le anticipazioni fornite dal Ministero dello Sviluppo Economico, tale obiettivo verrà inserito nel “Decreto del Fare bis”.

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fonte Huffington post

Nell’ultima bozza diffusa del Decreto che il Governo si appresta a varare nei prossimi giorni ci sono disposizioni intese a gestire il picco degli aumenti degli oneri derivanti dalla voce A3, tramite un’operazione che allunghi i tempi di raccolta degli oneri economici necessari per l’erogazione degli incentivi. 

Sarà il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) a raccogliere le risorse sul mercato finanziario (emissioni di bond) per un ammontare annuo stabilito dal Ministro dello Sviluppo Economico, tenendo conto dell’andamento dell’economia e della differenza di prezzo dell’energia elettrica tra l’Italia e altri Paesi europei.

Su tali risorse sarebbero pagati, per un periodo da definire compreso tra 17 e 25 anni, i soli interessi annuali e, a scadenza, il capitale, con un rendimento lordo massimo ipotizzato vicino al rendimento lordo dei BTP di durata decennale sulla base dell’ultima asta che precederà l’offerta di sottoscrizione delle obbligazioni. 

L’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) provvederà alla revisione degli attuali criteri di definizione del prezzo di riferimento dell’energia elettrica per clienti in regime di tutela, dal momento che, secondo quanto affermato nella relazione illustrativa, l’andamento del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica negli ultimi tempi ha determinato uno spostamento delle ore di maggior prezzo nella fascia serale, modificando notevolmente il profilo di prezzo giornaliero e il valore originario della tariffa bioraria.

Ci sono novità, poi, che riguardano l’istituto del ritiro dedicato. Introdotto dal D.lgs. n. 387/03 e dalla L. n. 239/04 e riguardante principalmente gli impianti da fonti rinnovabili programmabili di potenza fino 10 MW, ovvero di potenza qualunque se alimentati da fonti non programmabili, il ritiro dedicato attualmente prevede che, l’energia sia ritirata dal GSE a un prezzo determinato dall’AEGG, con riferimento a condizioni di mercato, e collocata sul mercato. Dal momento che il prezzo di ritiro è, per alcune produzioni, superiore a quello ricavato dal GSE la differenza viene caricata sulla componente A3. Atteso che “almeno il 60% del costo del ritiro dedicato va a vantaggio di impianti a fonti rinnovabili che accedono agli incentivi sull’energia prodotta, più che sufficienti a garantire l’equa remunerazione degli investimenti”, secondo lo schema del “Decreto Fare bis”, gli impianti a fonti rinnovabili incentivati con questo meccanismo il prezzo di ritiro sarà pari al prezzo zonale orario.

 

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fonte Huffington post

Il Decreto interverrebbe retroattivamente anche sugli incentivi rilasciati negli anni passati. I produttori di energia da fonti rinnovabili, che al 31 dicembre 2013 abbiano accesso agli incentivi si troverebbero di fronte a due alternative:

- continuare a usufruire del regime incentivante spettante per tutto il periodo residuo, senza poter cumularlo con altre agevolazioni o incentivi;

- optare dal 1° gennaio 2014 per una riduzione dell’incentivo, definita da una specifica percentuale a seconda della tipologia dell’impianto (si calcola che si aggirerebbe attorno al 20%), per un periodo rinnovato pari al periodo residuo dell’incentivazione spettante alla data medesima, incrementato di 7 anni (espresso in giorni si allungherebbe del 35%). 

Quest’ultima possibilità, da esercitare entro 60 giorni dall’approvazione del “Decreto Fare bis” non si applicherebbe agli impianti diversi dal fotovoltaico.

Non sono soddisfatte di questa rimodulazione degli incentivi le Associazioni di categoria delle energie rinnovabili. Pur condividendo (alcune) le linee di principio che sono alla base dell’operazione, dichiarano (quasi tutte) la contrarietà alla eventuale retroattività dell’intervento che non solo colpirebbe oltre 10.000 piccoli produttori, ma porterebbe a grave crisi l’intero settore congelando gli investimenti pianificati, pregiudicando anche l’immagine stessa di affidabilità del nostro Paese presso gli investitori internazionali. Chiedono, pertanto, un confronto con il Ministro della Sviluppo Economico Zanonato per illustrare il percorso tecnico-finanziario da intraprendere per un riordino degli incentivi a tutte le fonti rinnovabili.

Se si mette in relazione che nelle scorse settimane i big dell’energia europea hanno formalmente chiesto all’Unione europea di porre fine agli incentivi, al fine di ridurre i costi delle bollette energetiche dei Paesi membri, si ha l’impressione che l’incapacità degli esecutivi che si sono succeduti in questi anni di prevedere le conseguenze di certe scelte e le speculazioni di certi operatori del settore tese a rastrellare quanti più possibili incentivi che offrivano un ritorno degli investimenti effettuati, equivalenti all’incirca ad interessi del 20%, hanno creato i presupposti per l’insostenibilità del sistema.