In vigore dal 12 luglio i Regolamenti su certificatori energetici e manutenzione impianti termici

In vigore dal 12 luglio i Regolamenti su certificatori energetici e manutenzione impianti termici

Sono stati pubblicati i DPR che definiscono l’esercizio, il controllo, la manutenzione degli impianti termici e i requisiti dei certificatori energetici degli edifici. Chiarito nel frattempo il passaggio da ACE a APE, quale definito nel D.L. n. 63/2013.

energia

Finalmente, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 149 del 27/06/2013, il 12 luglio 2013 entreranno in vigore i Regolamenti  su “Definizione dei criteri generali in materia di esercizio, conduzione, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici e per la preparazione dell'acqua calda per usi igienici sanitari” (DPR n.74/2013) e “Disciplina dei criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e l'indipendenza degli esperti e degli organismi a cui affidare la certificazione energetica degli edifici” (DPR n. 75/2013).

Il primo Regolamento che modifica ed integra il D.P.R. 59/2009 (Regolamento recantemetodologie di calcolo e requisiti minimi per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti termicisi è reso necessario al fine di chiudere la procedura di infrazione aperta contro l'Italia a causa della incompleta attuazione della Direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia mediante il D. Lgs. n. 192/2005, tentativo che si è rivelato tardivo visto che, con sentenza del 13 giugno 2013, la Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia.

Con questo nuovo Regolamento, per il quale sono stati acquisiti i pareri ed accolte le proposte di modifica del CNR, dell’ENEA, del CNCU, del Consiglio di Stato, nonché l’intesa della Conferenza Unificata, sono state introdotte misure semplificate per impianti di potenza inferiore a 100 kW che sarebbero il 90% del totale.
Per questo tipo di impianti, i controlli non saranno più annuali, ma biennali o quadriennali, a seconda del combustibile utilizzato: 2 anni per gli impianti a combustibile liquido o solido; 4 anni per quelli a gas, metano o gpl. I tempi si dimezzano per gli impianti di potenza superiore a 100 kW. Ne derivano, quindi, minori spese per il cittadino, visto che la precedente normativa prevedeva ispezioni ben più frequenti.

I controlli di efficienza energetica sugli impianti devono essere effettuati al momento della loro prima messa in esercizio, in caso di sostituzione degli apparecchi del sottosistema di generazione, in occasione di interventi che non rientrano tra quelli periodici che, viceversa, saranno cadenzati secondo una scala di priorità.
Per gli impianti di climatizzazione invernale di potenza termica utile nominale compresa tra i 10 e i 100kW, alimentati a gas, metano o gpl, e per gli impianti di climatizzazione estiva di potenza termica utile nominale compresa tra i 12 e i 100kW, l’accertamento del rapporto di controllo di efficienza energetica inviato dal manutentore o terzo responsabile è ritenuto sostitutivo dell’ispezione.

Cambiano anche figura e mansioni del responsabile dell’impianto, poiché il Regolamento stabilisce che, nel rispetto delle disposizioni di legge in materia di efficienza energetica, questi sono identificati con il responsabile dell’impianto, che risponde del mancato rispetto delle norme relative all’impianto, anche sotto il profilo della sicurezza e della tutela ambientale, il quale può, tuttavia, delegare ad un terzo, operazione questa che non è consentita nel caso di singole unità immobiliari residenziali in cui il generatore o i generatori non siano installati in locale tecnico esclusivamente dedicato.

Vengono fissati limiti alle temperature stagionali (media ponderata dei singoli ambienti): in inverno negli edifici residenziali non si può superare i 20 °C, mentre tale limite si abbassa a 18 °C per gli edifici a destinazione industriale o artigianale; durante la climatizzazione estiva la temperatura non può scendere sotto i 26 °C. In tutti i casi, sono previste tolleranze entro i 2 °C e deroghe a seconda delle destinazioni d’uso.

Gli impianti termici per climatizzazione o produzione di acqua calda sanitaria saranno corredati da un “Libretto di impianto per la climatizzazione” che dovrà essere trasferito in caso di cessione o locazione dell’immobile.
Nei condominii o negli edifici di un unico proprietario, ma con più unità immobiliari, dovrà essere esposta una tabella con l’indicazione:
- del periodo di accensione e orario di attivazione;
- generalità e recapito del responsabile dell’impianto;
- il codice dell’impianto assegnato dal Catasto territoriale degli impianti termici (vedi sotto).

Per assicurare un adeguato livello di monitoraggio, le Regioni e le Province autonome dovranno istituire il Catasto degli impianti termici, che sia in stretta correlazione con quello relativo agli attestati di prestazione energetica (APE). Va precisato che le Regioni e le Province autonome, dovranno trasmettere entro il 31 dicembre 2014 al Ministero dello Sviluppo Economico e a quello dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, una relazione sulle caratteristiche e sullo stato di efficienza e manutenzione degli impianti termici nel territorio di propria competenza, che deve essere aggiornato con cadenza biennale, prendendo come periodo di riferimento della stagione termica l’anno 1° agosto-31 luglio.

Per quanto attiene alle Sanzioni per i mancati adempimenti del Regolamento, valgono quelle previste dal D.lgs n. 192/2005 a carico di proprietari, conduttori, amministratori di condominio, terzi responsabili ed operatori incaricati del controllo e manutenzione.

Anche il secondo Regolamento che definisce i requisiti dei certificatori energetici, completa l'attuazione della Direttiva 2002/91/CE sul risparmio energetico, che è stata sostituita dalla Direttiva 2010/31/UE, la cosiddetta Direttiva “edifici a energia quasi zero”, recentemente recepita nel nostro ordinamento con il D.L. n. 63/2013, anche in questo caso tardivamente (il termine era il 9 luglio 2012) tanto che in gennaio la Commissione UE ci aveva inviato un “parere motivato”. 

Tale Regolamento consente lo svolgimento dell’attività di certificazione energetica a:
- tecnici abilitati, sia dipendenti di enti pubblici o di società di servizi pubbliche o private sia liberi professionisti in possesso di adeguato titolo di studio (Laurea in architettura, ingegneria, agraria, scienze forestali; diploma di perito industriale, geometra, perito agrario);
- enti pubblici o organismi di diritto pubblico accreditati che svolgono attività di ispezione del settore edile e degli impianti;
- società di servizi energetici (E.S.Co).

I tecnici dovranno frequentare corsi di formazione per la Certificazione energetica della durata minima di 64 ore, i cui contenuti sono definiti nell’Allegato 1 al DPR, tenuti a livello nazionale da Università, Enti di Ricerca, Ordini e Collegi Professionali, ovvero a livello regionale da Regioni e Province Autonome e da altri soggetti da loro autorizzati.

Al fine di assicurare la loro indipendenza, i certificatori dovranno sottoscrivere una dichiarazione in cui attestano l’assenza di conflitti di interesse con i progettisti, i costruttori e i produttori di materiali coinvolti nella costruzione/ristrutturazione dell’edificio certificato, tant’è che l’APE (Attestato di Prestazione Energetica) che ha sostituito l’ACE (Attestato di Certificazione Energetica) ha valenza di atto pubblico, pertanto con la diretta responsabilità del tecnico che la firma.

In merito all’APE, il Ministero dello Sviluppo Economico con la Circolare del 25 giugno 2013, chiarendo perplessità e dubbi espressi da progettisti circa l’applicazione delle disposizioni contenute nell’Art. 9 del D.L. n. 63/2013 ha spiegato che fino all’emanazione della nuova metodologia di calcolo prevista dall’Art. 4 dello stesso DL, l’attestato verrà redatto secondo le modalità “del DPR n. 59/2009 e a specifiche norme tecniche (UNI e CTI) già note”.

Commenta