L'Agenzia Europea dell'Ambiente evidenzia la necessità di misure urgenti di adattamento agli impatti del Global Warming.

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Alla vigilia della Conferenza ONU sul Clima di Doha, anche l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha voluto offrire il proprio contributo di studi e valutazioni, pubblicando il Rapporto “Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2012” (Cambiamenti climatici, impatti e vulnerabilità in Europa al 2012) che mira a presentare l’intera portata degli impatti dei cambiamenti climatici in Europa, fornendo anche dati per la stesura della Strategia europea di adattamento che la Commissione UE presenterà nel marzo 2013, a sostegno della quale l’AEA fornirà una valutazione sulle su determinate misure di adattamento in Europa, la cui pubblicazione è prevista per ‘inizio del 2013.

La relazione rileva che in tutta Europa sono state osservate temperature medie più elevate, nonché precipitazioni in diminuzione nelle regioni meridionali e i in aumento in Europa settentrionale. 

La crosta ghiacciata della Groenlandia, i ghiacci nell’Artico e numerosi ghiacciai in Europa si stanno sciogliendo, le superfici innevate sono diminuite e il permafrost si è riscaldato. 

Gli eventi climatici estremi degli ultimi anni, quali ondate di caldo, alluvioni e siccità, hanno causato in Europa un aumento dei costi legati ai danni subiti.
Se da un lato sono necessari maggiori elementi per capire il ruolo svolto dai cambiamenti climatici nel delinearsi di questo scenario, dall’altro la crescita dell’attività umana nelle aree a rischio si è rivelata un fattore decisivo.
Si prevede che gli eventi climatici estremi diventeranno sempre più intensi e frequenti e i futuri cambiamenti climatici contribuiranno ad accentuare la vulnerabilità di tale situazione.

Secondo il Rapporto, se le società europee non adotteranno misure di adattamento, si prevede che i costi legati ai danni continueranno ad aumentare.
La relazione evidenzia, inoltre, che alcune regioni saranno meno in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici rispetto ad altre, in parte a causa delle disparità economiche in Europa. Gli effetti del cambiamento climatico potrebbero ampliare tali disuguaglianze.

“I cambiamenti climatici sono una realtà di dimensioni mondiali, e la portata e la velocità del cambiamento stanno diventando sempre più evidenti - ha dichiarato Jacqueline McGlade, Direttore esecutivo dell’AEA - Ciò significa che ogni componente del sistema economico, incluse le famiglie, deve adattarsi e ridurre le emissioni”.

I dati di sintesi della relazione sono di seguito elencati.
L’ultimo decennio (2002-2011) è stato il più caldo registrato in Europa, con una temperatura della superficie terrestre più alta di 1,3 °C rispetto alla temperatura media in epoca pre-industriale. Diversi modelli di proiezione evidenziano che la temperatura in Europa potrebbe alzarsi di 2,5 - 4 °C verso la fine del XXI secolo, rispetto alla media del 1961-1990.

Le ondate di caldo sono aumentate in termini di frequenza e lunghezza, causando decine di migliaia di morti negli ultimi decenni. Secondo la relazione, se le società non si adatteranno, il previsto aumento delle ondate di calore potrebbe accrescere il numero di morti nei prossimi decenni. Tuttavia, si prevede che i morti per assideramento diminuiranno in molti paesi.

In base a quanto si legge nella relazione, le precipitazioni stanno diminuendo nelle regioni meridionali, ma sono in aumento nell’Europa settentrionale. Le previsioni dicono che tali tendenze continueranno e i cambiamenti climatici causeranno un aumento delle inondazioni, in particolare nell’Europa settentrionale, poiché l’aumento delle temperature intensifica il ciclo dell’acqua. Tuttavia, è difficile comprendere l’influenza dei cambiamenti climatici sui dati relativi alle inondazioni verificatesi in passato.

La siccità dei fiumi sembra essere diventata più grave e frequente in Europa meridionale. Secondo le proiezioni, in estate il livello minimo dei fiumi diminuirà significativamente in Europa meridionale, nonché, in varia misura, in numerose altre parti d’Europa.

L’Artico si sta riscaldando più velocemente rispetto ad altre regioni. Nel 2007, 2011 e 2012 è stato osservato un livello della banchisa al minimo storico, che è sceso a circa la metà dell’estensione minima registrata negli anni ‘80. Lo scioglimento della crosta ghiacciata della Groenlandia è raddoppiato dagli anni ‘90, perdendo, tra il 2005 e il 2009, in media 250 miliardi di tonnellate di massa ogni anno. I ghiacciai nelle Alpi hanno perso circa due terzi del proprio volume dal 1850 e le proiezioni dicono che tali tendenze continueranno.

I livelli marini sono in aumento, così come il rischio di inondazioni costiere durante le tempeste, di 1,7 mm l’anno nel XX secolo e di 3 mm all’anno negli ultimi decenni. Le proiezioni future variano sensibilmente, ma è probabile che l’aumento del livello del mare nel XXI secolo sarà maggiore rispetto al XX secolo. Tuttavia, tale aumento risulta diversificato sulle coste europee, ad esempio a causa di movimenti locali di masse in superficie.
Oltre agli impatti sulla salute dovuti al calore, la relazione mette in risalto anche altri effetti sulla salute umana. Il cambiamento climatico ha un ruolo nella trasmissione di determinate malattie. Ad esempio, permette alle specie di zecche Ixodes ricinus di prolificare più a nord, mentre un ulteriore riscaldamento potrebbe rendere alcune parti d’Europa più adatte ad accogliere flebotomi e zanzare portatrici di malattie. La stagione dei pollini è più lunga e inizia 10 giorni prima rispetto a 50 anni fa, con effetti anche sulla salute umana.

Molti studi hanno misurato cambiamenti diffusi nelle caratteristiche di piante e animali. Ad esempio, sono in anticipo le fioriture delle piante, del fitoplancton e dello zooplancton d’acqua dolce. Altri animali e piante si stanno spostando verso nord o verso zone più elevate, a causa del riscaldamento dei relativi habitat. In futuro, molte specie le cui migrazioni non riusciranno a tenere il passo con la velocità dei cambiamenti climatici, potrebbero andare incontro all’estinzione.

Potrebbe esserci una minore disponibilità idrica per l’agricoltura in Europa meridionale, mentre le condizioni colturali potrebbero migliorare in altre zone. La stagione vegetativa per numerose colture in Europa si è allungata e si prevede che tale tendenza continuerà, insieme all’espansione delle colture estive a latitudini più settentrionali. Tuttavia, si prevede un calo del raccolto per alcune colture, a causa delle ondate di caldo e della siccità in Europa centrale e meridionale.

Con l’aumento della temperatura è inoltre diminuita la richiesta di riscaldamento, con un conseguente risparmio energetico, che tuttavia si compensa con l’aumento della domanda di energia per gli impianti di refrigerazione, che si registra durante le estati più calde.