In crescita la variabilità del monsone indiano

In crescita la variabilità del monsone indiano

Gli scienziati del clima avvertono che per effetto dei cambiamenti climatici la situazione non potrà che diventare sempre più drammatica e l’adattamento non può essere risolutivo senza un drastico taglio delle emissioni inquinanti.

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Tutti noi abbiamo visto nei giorni scorsi sui media le immagini impressionanti della tragedia che si è abbattuta sugli stati indiani dell’Uttarakhand e Himachal Pradesh, dopo che le piogge monsoniche si sono scaricate su città e villaggi ai piedi dell’Himalaya, provocando alcune migliaia di morti, cifra che sarà confermato con ogni probabilità quando al termine delle operazioni di soccorso verrà fatto un bilancio più preciso.

Simili eventi, purtroppo, sono destinati ad aumentare, come ammoniscono gli scienziati del clima, per effetto dei cambiamenti climatici in atto indotti da cause antropogeniche.

In occasione di quella che può essere considerata la catastrofe più grave degli ultimi 80 anni nel sub-continente indiano per effetto dei monsoni, il Potsdam Institute für Klimafolgenforschung (PIK) ha diramato una nota in cui il co-Presidente del settore Soluzioni Sostenibili del PIK, Anders Levermann dichiarava che il fenomeno era da attribuirsi “All’aumento della variabilità chesi traduce in termini tecnici in impatti potenzialmente gravi sulle persone che non possono permettersi perdite aggiuntive. Il fatto che diversi modelli concordino è un messaggio chiaro che debbono essere intraprese misure di adattamento. Anche se precipitazioni medie stagionali rimanessero invariate, l’impatto del fenomeno potrebbe risultare devastante. Concentrarsi sulle medie non è sempre utile.  Se le precipitazioni avvengono  in maniera abbondante e sono seguite da un periodo di siccità, le medie stagionali rimangono normali, ma gli effetti sono catastrofici. Fenomeni simili richiedono adeguate misure di adattamento che rispecchino questa variabilità, quali polizze di assicurazione intelligenti, per esempio”.

Per capire a quali modelli si riferisse Levermann, bisogna riferirsi a quelli climatici da lui utilizzati assieme ad altro colleghi ricercatori dell’Istituto per lo Studio “Enhanced future variability during India's rainy season” diffuso online  il 21 giugno 2013, prima della pubblicazione cartacea sulla Rivista “Geophysical Research Letters”.

Le simulazioni al computer con una serie completa di 20 modelli climatici all’avanguardia, gli stessi che vengono utilizzati per preparare il 5° Rapporto (AR5) del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) che sarà pubblicato l’anno prossimo, hanno tutte mostrato una maggiore variabilità. 

I ricercatori, ricordando che circa l’80% delle precipitazioni annuali in India si verificano durante la stagione dei monsoni, da giugno a settembre, indicano i fattori che possono modificare la regolarità con cui avvengono e che possono imputarsi alla maggior umidità che viene trattenuta dall’aria più calda, ma anche da fenomeni più complessi come il raffreddamento degli strati più alti dell’atmosfera che determina sbalzi di pressione e, quindi, i modelli della pioggia.

"Limitare il riscaldamento globale è la chiave, l'adattamento non può sostituire, ma piuttosto si completano"

La forte variazione di precipitazioni dal 13 al 50% è in sintonia con il continuo aumento delle emissioni di gas ad effetto serra. Anche se il riscaldamento globale fosse limitato alla soglia riconosciuto internazionalmente di 2 °C, secondo lo Studio, ci sarebbe egualmente il rischio di ulteriore aumento della variabilità giornaliera dall’8 al 24% al di sopra del livello pre-industriale, secondo l' analisi.

E pensare che negli stessi giorni l’Agenzia Internazionale dell’Energia diffondeva un Rapporto in cui si evidenziava che siamo ben lontani dalla traiettoria del + 2 °C entro la fine del secolo.

Quindi limitare il riscaldamento globale è la chiave per ridurre la variabilità giornaliera del monsone - ha concluso Levermann - l’adattamento non può sostituirsi, piuttosto può risultare complementare”.

Neppure l’Europa può chiamarsi fuori da fenomeni di intense precipitazioni che provocano alluvioni, come accaduto nelle scorse settimane nelle regioni renano-danubiane, anche se gli effetti in termini di perdite di vite umane sono stati incommensurabilmente inferiori, perché, come ben sanno i Paesi in via di sviluppo, le catastrofi “naturali” sui più poveri hanno conseguenze esponenziali.


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