In arrivo linee guida internazionali e nuove tecnologie per fermare la pesca fantasma

In arrivo linee guida internazionali e nuove tecnologie per fermare la pesca fantasma

La FAO ha disposto nuove linee guida internazionali per regolamentare e rintracciare le attrezzature da pesca andate perse, abbandonate o dismesse che costituiscono circa un quinto dei rifiuti marini globali: la cosiddetta “pesca fantasma”, famosa per i suoi effetti negativi sugli stock ittici e sulle specie in pericolo.

linee guida internazionali e nuove tecnologie per fermare pesca fantasma

Cresce la preoccupazione mondiale in merito alla cosiddetta “pesca fantasma”, cioè le attrezzature da pesca abbandonate o perse che si trasformano in veri e propri rifiuti sui fondali dagli effetti altamente pericolosi per stock ittici e specie marine.

Per questo la FAO ha predisposto la stesura di nuove linee guida internazionali affiancate dall’utilizzo di tecnologie innovative, con l’obiettivo di regolamentare in modo efficace il sistema di contrassegno delle attrezzature da pesca e ridurre i livelli di “spazzatura” così dannosa per l’ambiente marino.

L’equipaggiamento da pesca abbandonato, perso o altrimenti dismesso (ALDFG è l’acronimo inglese) costituisce una parte consistente dei rifiuti presenti in mare, e soprattutto un problema crescente per gli ecosistemi marini. I livelli di ALDFG sono aumentati notevolmente negli ultimi decenni come conseguenza della crescita delle operazioni di pesca e dell’ampio uso di materiali sintetici di lunga durata. Attualmente, costituiscono circa un quinto dei rifiuti globali, il che vuol dire centinaia di migliaia di tonnellate annue.

Questi strumenti abbandonati, persi o dismessi rappresentano la “spazzatura” più pericolosa perché possono permanere negli oceani per anni, spesso portando avanti il processo di cattura per il quale erano stati progettati, intrappolando e uccidendo pesci ed altri animali marini. Un fenomeno conosciuto appunto come “pesca fantasma”.

Un sistema efficace per contrassegnare le reti da pesca in aree marine molto sfruttate diventa fondamentale per prevenire lo smarrimento e proteggere gli ecosistemi marini - ha affermato Petri Suuronen, esperto FAO di industria ittica - Anche i pescatori potranno trarre beneficio dall’uso di nuove tecniche per differenziare le reti che consentiranno loro di minimizzare i rischi di perdere potenziali catture e attrezzature costose, e allo stesso tempo di ridurre i tempi per rintracciare gli strumenti andati persi”.

Le reti abbandonate costituiscono anche un pericolo per la navigazione poiché possono incastrarsi nei sistemi di propulsione e nelle eliche delle navi. Contrassegnare le attrezzature può contribuire a prevenire tali tipi di incidenti e può anche aiutare a combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, consentendo alle autorità di controllo di monitorare chi le utilizza e in che modo, nelle proprie acque di competenza.

Le linee guida
I tentativi effettuati in passato di sviluppare delle linee guida internazionali sono stati frammentati. Poche sono state le richieste sistematiche da parte dei governi riguardo il contrassegno delle attrezzature, così come non è mai esistita né una legislazione né pratiche comuni a livello internazionale per le aree marine al di fuori delle giurisdizioni nazionali.
La situazione sta, tuttavia, cominciando a cambiare per via dei crescenti problemi di congestione nelle acque costiere, dei rischi per la navigazione sicura e delle morti accidentali della fauna marina.
Per questo, la FAO ha cominciato un processo consultativo volto a sviluppare un corpo di Linee Guida Tecniche Internazionali per il Contrassegno delle Attrezzature da Pesca. Un primo abbozzo è stato già discusso durante un incontro di esperti tenutosi presso la sede centrale della FAO ad inizio aprile. I risultati saranno presentati alla Commissione FAO sull’Industria Ittica che si riunirà a luglio 2016.
Ciò di cui abbiamo bisogno è un sistema semplice e accessibile che permetta di identificare facilmente a chi appartiene l’attrezzatura, la pesca di origine e la sua posizione in mare - ha concluso Suuronen - Lo sviluppo di standard riconosciuti internazionalmente per il contrassegno di tutte le attrezzature da pesca ci aiuterà a capire meglio le ragioni del loro smarrimento e ad individuare misure preventive appropriate”.

Le nuove tecnologie
Oggi i progressi nelle tecnologie di contrassegno offrono nuove possibilità per un efficace monitoraggio e recupero delle attrezzature perse.
Ad esempio, i chip di segnalazione cifrati (coded wire tags - CWTs) sono stati testati come potenziale strumento per ridurre i rischi che mammiferi, tartarughe e altri animali marini di grosse dimensioni restino intrappolati nelle reti. I minuscoli CTWs incisi col laser vengono impiantati nelle reti da pesca senza alcun effetto sulla loro capacità di cattura, ma rendendole rintracciabili da sensori speciali.
Le boe satellitari ad energia solare, invece, sono comunemente usate nelle operazioni industriali con reti di circuizione, consentendo una copertura spaziale illimitata e tempi di operazione lunghissimi. Altri sensori, come i ricevitori GPS, possono essere attaccati ad una radio-boa ed essere utilizzati per trasmettere dati.
Anche la tecnologia acustica, che sfrutta le proprietà dell’acqua marina di trasmettere il suono, può aiutare a localizzare le attrezzature disperse. I pinger attivi, ad esempio, emettono suoni a determinate frequenze una volta in acqua, mentre i riflettori sonar passivi fanno rimbalzare gli input sonori nuovamente verso la fonte.
Infine le luci, a lungo parte integrante dei sistemi di segnalazione notturna delle reti, oggi sono a LED a risparmio energetico, a cui si sono aggiunti i pannelli solari che ne amplificano l’efficacia.
 

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