Impianti eolici offshore: il futuro dell’energia pulita è in mare aperto

Impianti eolici offshore: il futuro dell’energia pulita è in mare aperto

Il mondo si muove verso le fonti rinnovabili e la Scozia lo dimostra con Hywind: uno dei progetti più innovativi per un’energia elettrica totalmente green.

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Tutti i Paesi del mondo stanno cercando di prendersi cura dell’ambiente, anche attraverso l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili. L’idea comune su cui ci si sta muovendo è infatti quella di ridurre l’uso di fonti fossili e nucleari e poter arrivare al sostentamento elettrico attraverso l’utilizzo di energia solare, eolica, idroelettrica e così via.
L’attenzione per l’energia pulita è dimostrata dal fatto che la maggior parte degli Stati sta finanziando la sperimentazione di impianti che producono energia da fonti rinnovabili con l’intenzione di ridurre sempre di più l’inquinamento e l’impatto ambientale.
Esempio di questo può essere il Giappone che, a seguito degli eventi di Fukushima, sta convertendo il suo modo di produrre energia: si limita l’utilizzo dell’energia nucleare per attingere da quella rinnovabile.
Le innovazioni maggiori riguardano l’energia eolica, in particolare gli impianti eolici offshore, che stanno crescendo sotto il punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo.  
Un progetto, chiamato Hywind che ancora è solo sulla carta, sembra essere imponente. È la Scozia a promuovere un’idea innovativa per quanto riguarda l’energia pulita e rinnovabile. Statoil, compagnia energetica norvegese, ha deciso di investire nel mare scozzese con un enorme parco eolico galleggiante, con l’ambizione di divenire il più grande al mondo e togliendo il primato al London Array.
Il progetto sorgerà al largo della città di Peterhead, a circa 25-30 km dalla costa orientale del Paese con una profondità di oltre 100 metri. A Statoil è stato concesso l’utilizzo di 4 km2 di acque scozzesi per l’impianto eolico. La sua costruzione prevede 5 turbine da 6 megawatt sorrette da tubi di acciaio alti più di 100 metri. Questi, ancorati al fondale con dei cavi, permetteranno il “galleggiamento” delle turbine e delle pale eoliche. L’impianto green, che dovrebbe iniziare a produrre energia entro la fine del 2017, svetterà a oltre 175 metri sul livello del mare.   
Siamo molto lieti di sviluppare questo progetto in Scozia, in una regione con un’enorme risorsa come il vento e una vasta esperienza proveniente da petrolio e gas – ha affermato Leif Delp, direttore del progetto Hywind Scozia – Attraverso il duro lavoro di settore e di politiche governative di sostegno, il Regno Unito e la Scozia stanno prendendo una posizione in prima linea nello sviluppo eolico offshore come una nuova fonte di energia competitiva”.
Hywind è un progetto pilota per la Scozia, anche se Statoil ha già sperimentato un impianto simile sulle coste norvegesi prima di finanziarlo, per dimostrarne l’utilità e la  forza dell’energia eolica, posta in un punto ottimale.
Ma Hywind non è solo nel suo genere. Infatti, nel mondo, esistono almeno 40 progetti per utilizzare l’energia eolica. Anche se può sembrare più complicata la costruzione di un impianto eolico offshore rispetto, ad esempio, a impianti di estrazione di petrolio, i progetti a cui si fa riferimento sono molto simili. Infatti, si è convinti che i materiali utilizzati per la costruzione delle basi petrolifere in mare aperto, che resistono decenni, possono servire anche per gli impianti eolici.    
Per capire concretamente la somiglianza tra le due strutture, si può far riferimento al Windfloat in Portogallo. L’impianto è stato realizzato con una collaborazione tra l’azienda danese Vestas, che si è occupata delle turbine, e l’azienda statunitense Principle Power, che invece si è occupata del sostegno, facendo sì che la sua struttura fosse simile a quella delle piattaforme petrolifere. L’esperimento compiuto nella Penisola Iberica è stato più che soddisfacente: per 4 giorni nel mese di maggio il Portogallo si è alimentato da energia pulita, proveniente principalmente da vento e sole, ed è un traguardo molto importante per un Paese che fino a tre anni fa non aveva neanche la metà dell’energia utilizzata proveniente da fonti rinnovabili.   
Il Nord Europa ha il primato per l’utilizzo di energia eolica offshore, infatti nella sua area di competenza è installato il 90% di tutto quello mondiale. Il Regno Unito è in testa con il 46% delle istallazioni totali, ma la crescita maggiore spetta alla Germania, seguita da Stati di altri continenti come Giappone, Cina e Stati Uniti.  
Gli impianti eolici offshore hanno più vantaggi degli onshore: più ore di vento; in mare aperto lo spazio disponibile è maggiore di quello in terra; ed è possibile installare delle pale eoliche molto più grandi. Quindi, se da una parte l’impianto offshore offre maggior efficienza, maggior potenza e un minore impatto acustico e visivo, dall’altra i costi di manutenzione sono notevolmente più elevati.   
Questo causa dei contrasti tra la volontà di produrre energia pulita e gli effettivi problemi nella realizzazione degli impianti. Infatti, l’Italia non è ancora all’altezza degli altri Paesi per quanto riguarda l’utilizzo di energie rinnovabili e non ha iniziato la creazione di impianti eolici offshore. Ora non resta che aspettare l’attuazione di idee innovative, sperando però che quando si realizzeranno non sia troppo tardi per le coste del Belpaese.

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