I co-Presidenti del Gruppo di Lavoro sulla Piattaforma di Durban hanno rilasciato, come da mandato, il nuovo testo di Accordo da raggiungere a Parigi nel corso della COP21, che, seppur più chiaro, rimane ancora un documento informale che mantiene tutte le proposte e le osservazioni delle Parti.
In particolare viene lamentata l'assenza di indicazioni in merito al ruolo dei meccanismi di mercato del carbonio che potrebbero attirare investimenti per tagliare le emissioni e la poca chiarezza sulle forme di finanziamento per le azioni di mitigazione e adattamento.
Bisogna che i negoziatori abbiano precise indicazioni dai loro Governi affinché a Bonn (penultima tappa della rodmap), fra un mese, si possa redigere un vero e proprio testo formale.

paris 2015 cop21

Di fronte all'impossibilità di sfoltire il testo di pre-Accordo che era entrato ai Climate Change Talks di Bonn (1-11 giugno 2015) con 89 pagine e dopo due settimane di lavori si era ridotto di sole 5 pagine, la 9a sessione del Gruppo di Lavoro sulla Piattaforma di Durban per un'Azione rinforzata (AWG ADP) decideva di affidare ai due co-Presidenti l’incarico di preparare una "versione consolidata, snella, chiara e concisa" del testo negoziale.

Previsto per la fine di luglio, il testo (Scenario note on the tenth part of the second session of the Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action) è stato rilasciato dai co-Presidenti Ahmed Djoghlaf e Daniel Reifsnyder il 24 luglio 2015, in modo, come recita il Comunicato, di offrire per tempo il documento alle Parti, in vista della prossima sessione di lavori dell'ADP, che avrà luogo a Bonn dal 31 agosto al 4 settembre 2015.

In verità, siamo ancora a livello di "informal document" e mantiene ancora ben 76 pagine!
Né poteva essere altrimenti, dal momento che i co-Presidenti hanno avuto a disposizione poco tempo sia per semplificare il testo che per sopprimere alcune delle opzioni inserite, e senza che i negoziatori avessero avuto messaggi precisi dai loro Governi.
Tant'è che a Parigi, aprendo i lavori della riunione informale dei Ministri (20-21 luglio 2015), con l'obiettivo di dare un contributo ai negoziati in materia di lotta ai cambiamenti climatici, iniziativa intrapresa dal Presidente della COP21 di Parigi a fine anno, Laurent Fabius, lo stesso riconosceva che "I negoziatori tecnici si stanno ancora scontrando con una serie di importanti questioni politiche che non possono essere risolte al loro livello. Abbiamo bisogno noi Ministri di trovare i compromessi su questioni politiche fondamentali che possano permettere ai nostri negoziatori di avere istruzioni chiare".

Anche se da quello, come da altri eventi ad alto livello svoltisi nel mese di luglio, si sono avuti segnali positivi sulla volontà politica delle Parti di trovare un Accordo a Parigi (a Lussemburgo il 18-19 alla 22a riunione dei rappresentanti del Major Economies Forum è emersa la necessità che gli sforzi per le azioni di adattamento abbiano lo stesso peso finanziario di quelli per la mitigazione e non c'è stata opposizione dei partecipanti all'inclusione nel testo dell'accordo dei contributi nazionali e a che siano giuridicamente vincolanti), le eventuali indicazioni per i negoziatori non avrebbero potuto apporre modifiche al testo negoziale predisposto dai co-Presidenti.

Tuttavia, il Comunicato UNFCCC sottolinea che il nuovo testo "prevede per la prima volta con chiarezza quello che potrebbe essere contenuto nell'accordo legale a Parigi, indicando anche quali decisioni immediate potrebbero essere intraprese nel frattempo che l'accordo entri in vigore nel 2020".
Ciò potrebbe significare, appunto, che i nuovi impegni, in base alle loro situazioni nazionali che i Governi hanno comunicato alI'UNFCCC (INDC) quale contributo aIla riduzione dei cambiamenti climatici, possano essere inseriti direttamente nel testo dell'Accordo, anche se mancano al momento indicazioni su come verrebbero attuati.

Se il Direttore del Programma Clima del World Resource Institute, Jennifer Morgan ha dichiarato che "Questo testo semplificato di accordo offre ai delegati una solida base per far avanzare i negoziati sul clima in modo più efficiente ed efficace", Dirk Forrister, Amministratore delegato e Presidente dell'International Emissions Trading Association (IETA), in un Comunicato diffuso dall'Associazione, lamenta che il testo continua a marginalizzare i meccanismi di mercato del carbonio che potrebbero mobilitare gli investimenti e tagliare le emissioni.

"Accogliamo con favore gli sforzi per razionalizzare e consolidare il testo negoziale, soprattutto perché rimangono ufficialmente solo altri 10 giorni di negoziato prima della conferenza di Parigi - si legge nel comunicato - Tuttavia, rimaniamo preoccupati per la mancanza di chiarezza sul ricorso ai mercati e a strumenti in grado di accelerare i collegamenti tra sistemi, come le norme contabili comuni e i meccanismi di credito di progetto".
"Lo scorso anno - prosegue Forrister - il settore privato di tutto il mondo ha espresso un forte sostegno per politiche che mettano un prezzo al carbonio, perché danno segnali economici circa il valore della riduzione delle emissioni. L'attivazione di collegamenti tra i mercati attuali e futuri comporterebbe la riduzione più veloce delle emissioni a costi ancora più bassi, che consentirebbero ai Paesi di andare oltre gli impegni, mantenendo al contempo bassi i costi. Sollecitiamo i negoziatori ad inserire questi elementi nei testi di accordo o decisione".

La mobilitazione di adeguati livelli di finanziamento per offrire un supporto alle nazioni più povere per far fronte ai gravi impatti dei cambiamenti climatici rimane la maggior preoccupazione dell'attuale fase di negoziato, vista la lentezza del relativo processo negoziale.
In proposito, Laurence Tubiana, Rappresentante speciale della Francia per i negoziati climatici alla COP21 e fondatrice dell'Institut du Développement Durable et des Relations Internationales (IDDRI), si è così espressa in un'intervista di "The Guardian" del 28 luglio 2015: "Direi che la parte più difficile di un accordo è la finanza. Che il denaro debba affluire dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo è chiaro e dovrebbe essere una quota significativa di denaro pubblico".
"Meno chiaro" e "di difficile conciliazione", per la Tubiana, è la forma che assumerà dopo il 2020 il finanziamento di 100 miliardi dollari all'anno di denaro pubblico e privato, anche se si è dichiarata ottimista sulle prospettive di un Accordo, perché i "potenti interessi" nel mondo degli affari stanno spingendo per un'economia low carbon.

Per Bonn manca solo un mese e bisogna che i negoziatori abbiano le indicazioni dai Governi per stralciare opzioni ed eliminare le parentesi, tuttora presenti nel testo.