Il settore energetico nel Rapporto “Noi Italia 2015”

Il settore energetico nel Rapporto “Noi Italia 2015”

Dai dati offerti dall’Istat, l’Italia risulta consumare meno energia della media UE28 e per la copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili supera  la media UE28.

noi italia

L’Istat ha pubblicato nei giorni scorsi la VII edizione di "Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo" che, in 121 indicatori, raccolti in 19 settori, offre un quadro d'insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.
Gli indicatori spaziano dall'economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alle infrastrutture, alla finanza pubblica, all'ambiente, alle tecnologie e all'innovazione, e possono essere consultati, scaricati su un foglio elettronico, da quest’anno in formato liberamente accessibile.

Di tale sistema informativo abbiamo stralciato il settore Energia e i suoi 3 indicatori (Consumi di energia elettrica; Produzione di energia elettrica; Consumi di energia elettrica da fonti rinnovabili) per avere un quadro di un tema fondamentale nella società contemporanea, sotto il profilo sia dell’alimentazione del sistema produttivo e del soddisfacimento di bisogni essenziali della popolazione, sia dell’impatto ambientale. L’analisi della domanda e dell’offerta energetica, congiuntamente a quella dell’apporto delle differenti fonti di produzione di energia, è indispensabile per valutare potenzialità e limiti del sistema energetico.

Consumi di energia elettrica
Il settore energetico ha un ruolo determinante nello sviluppo economico sostenibile di un Paese, sia per quanto riguarda la disponibilità delle fonti, sia per l’impatto sull’ambiente. L’Italia si caratterizza per la forte dipendenza dai mercati energetici esteri e per la consistente quota di energia elettrica prodotta da fonte termoelettrica. Nel 2013, i consumi elettrici sono pari a 4.856,0 kWh per abitante, con un decremento rispetto al 2011 del 6.8% circa, riportando i consumi poco al di sopra dei valori registrati nel 2009 (4.999,7). Il consumo complessivo di energia elettrica aumenta nel settore dell’agricoltura (+0,5%) e del terziario (+5,2%), mentre si flette nell’industria (- 4,3%), anche a seguito della cessazione di un certo numero di imprese, e in quello domestico (-2,8%).
Il consumo di energia elettrica nei Paesi UE28 è, nel 2012, pari a 5.544,8 kWh per abitante. In Italia l’indicatore è pari a 4.983,1 kWh per abitante, un valore inferiore a quello degli altri Paesi di più grandi dimensioni come Germania (6.537,0 kWh per abitante), Francia (6.663,0 kWh per abitante), Regno Unito (4.984,6 kWh per abitante) e Spagna (5.135,6 kWh per abitante), Germania (6.374,5 kWh per abitante) e Francia (6.440,1 kWh per abitante). Sono la Finlandia (14.9130,3 kWh per abitante), la Svezia (13.186,9 kWh per abitante) e il Lussemburgo (12.517,5 kWh per abitante) a consumare più energia elettrica. In Finlandia e in Svezia, tuttavia, l’energia proviene prevalentemente da fonti rinnovabili a minor impatto ambientale.
Analizzando l’evoluzione dei consumi elettrici pro capite a partire dal 2003, si nota come questi siano aumentati in maniera consistente in quasi tutti i Paesi dell’area UE28 (è da osservare che i dati relativi alle medie dei Paesi sono riferiti all’UE28, poiché con l’entrata della Croazia l’Eurostat non rende più disponibile la media UE27 neanche per gli anni precedenti al 2013) fino al 2007, con una variazione complessiva del valore medio comunitario del 4,6%. Successivamente, si osserva prima una tendenza alla attenuazione della crescita, poi una contrazione che riguarda tutti i Paesi in corrispondenza del dispiegarsi degli effetti del ciclo economico negativo (2008-2009). Nel 2010 si è assistito ad una ripresa decisa dei consumi pro capite (5.639,1 kWh per abitante nella media UE28) estesa alla generalità dei Paesi membri (Italia 5.048,5 kWh per abitante). Questa tendenza si conferma per il 2012, anno che vede nuovamente un lieve aumento dei consumi rispetto all’anno precedente (+0,5% nella media UE28).
L’analisi dei consumi elettrici per abitante a livello regionale evidenzia tre distinti periodi: gli anni 2002-2007, caratterizzati dalla crescita dei consumi; il biennio 2008-2009, segnato da un brusco decremento; gli anni 2010-2013, caratterizzati da forte instabilità, con una ripresa dei consumi nel 2010 (+3,2% rispetto all’anno precedente) che prosegue, pur affievolendosi, anche nel 2011 (+1,0%), ma che subisce una nuova flessione nel 2013 rispetto all’anno precedente (-4,5%).
Nel primo periodo i consumi elettrici pro capite sono aumentati a livello nazionale del 7,2%, con un incremento superiore alla media nelle regioni del Mezzogiorno e, in particolare, in Basilicata (+17,3%) e Calabria (+16,9%). Nel secondo periodo (2008–2009), al contrario, i consumi elettrici pro capite mostrano una diminuzione pari al 6,5% a livello nazionale, più consistente tra le regioni del Nord-Est (circa -8 %), in particolare in Valle d’Aosta (-15,0%) e Friuli-Venezia Giulia (-12,2%). Nel 2013, valori di consumi elettrici unitari inferiori alla media nazionale (pari 4.856,0 kWh), si registrano nelle regioni del Mezzogiorno, ad eccezione della Sardegna (+7,3% rispetto al valore italiano), nonché in Liguria (-23,0%), Lazio (-22,7%) e Marche (-11,7%). Consumano nettamente al di sopra della media nazionale le regioni alpine, in particolare il Friuli-Venezia Giulia (+59,2%) e la Valle d’Aosta (+51,6%).

Produzione di energia elettrica
La produzione interna di energia elettrica è una misura di autosufficienza energetica, anche se occorre tenere conto del fatto che l’energia elettrica può essere a sua volta prodotta a partire da combustibili importati. Il fabbisogno elettrico complessivo in Italia nel 2013 è stato soddisfatto, per l’86,8%, dalla produzione nazionale e, per la quota rimanente, con il saldo tra le importazioni e le esportazioni. Nella produzione elettrica l’impiego delle fonti rinnovabili ha avuto un incremento (+21,5%) più sostenuto rispetto alle fonti tradizionali che, comunque, risultano ancora predominanti nella generazione elettrica. In particolare, tra queste, si conferma il primato del gas naturale (57,8%%) come combustibile maggiormente utilizzato per la produzione di energia elettrica. Nel 2013 la produzione lorda di energia elettrica registra un valore pari a 48,1GWh per 10 mila abitanti, un valore in lieve flessione rispetto al 2012 (50,3).
Con un valore di produzione lorda di energia elettrica di 50,3 GWh per 10 mila abitanti l’Italia si pone nel 2012 al di sotto della media UE27 (65,3). I valori più elevati dell’indicatore (produzione più che doppia rispetto alla media comunitaria) si rilevano in Svezia (175,0) e Finlandia (130,0), mentre i valori più bassi (inferiori di oltre il 50%) si presentano in Lituania (16,9), Croazia (24,7) e Romania (29,4). Le vicine Francia e Germania registrano livelli di produzione in GWh per 10 mila abitanti superiori a quelli europei (rispettivamente 86,2% e 78,3%).
A livello regionale, nel 2013 il valore della produzione lorda di energia elettrica in rapporto alla popolazione delle ripartizioni settentrionali e meridionali appare confrontabile, attestandosi su valori superiori alla media nazionale in tutte e due le ripartizioni. Il Centro mostra invece valori di produzione molto più contenuti (34,8 GWh per 10 mila abitanti), a seguito anche del consistente calo produttivo subito nel decennio.
Tra le regioni settentrionali, quella che nel 2013 presenta il valore più alto dell’indicatore è la Valle d’Aosta (278,5), seguita dalla provincia autonoma di Bolzano (144,2), dalla provincia autonoma di Trento (101,2) e dal Friuli-Venezia Giulia (77,1): si tratta di regioni montuose, in cui è forte l’apporto della produzione idroelettrica. Tra le regioni del Nord, solo il Veneto mostra una produzione particolarmente contenuta (36,3) e più bassa della media nazionale, una caratterizzazione che accomuna anche tutte le regioni del Centro, dove i valori più elevati di produzione di energia elettrica lorda si rilevano in Toscana e Umbria (42,1 e 40,0 rispettivamente, anche in quest’ultimo caso con un apprezzabile contributo idroelettrico).
Tra le regioni del Mezzogiorno si rileva invece una maggiore variabilità: quelle con più elevata produzione di energia/popolazione sono la Puglia (91,8), seguita dal Molise e dalla Sardegna (rispettivamente 91,7 e 86,9), mentre il valore più basso si registra in Campania (17,2). Dal 2002 al 2013 la produzione di energia elettrica presenta andamenti opposti nelle diverse ripartizioni geografiche, riducendosi nel Nord-est e soprattutto nel Centro, dove la produzione passa da 52,8 a 34,8 GWh per 10 mila abitanti, mentre l’indicatore cresce nel Nord-ovest (+5,7%) e soprattutto nel Mezzogiorno (+17,8%). Per effetto di queste tendenze, nel decennio 2002-2012 la media nazionale è rimasta pressoché stazionaria (deviazione standard=1,6). A livello regionale, le diminuzioni più consistenti si segnalano in Veneto (l’indicatore passa da 69,9 a 36,3), in Liguria (da 93,3 a 65,5) e nel Lazio (da 60,7 a 34,6), un andamento legato, probabilmente, anche alla dismissione di impianti. Rispetto alle regioni con andamento in crescita, il Molise è la regione in cui l’indicatore aumenta più significativamente passando da 36,8 a 91,7 a seguito dell’entrata in funzione di un nuovo impianto di produzione, tra il 2005 e il 2006.

Consumi di energia elettrica da fonti rinnovabili
Nell’ambito della Strategia europea per la promozione di una crescita economica sostenibile, lo sviluppo delle fonti rinnovabili rappresenta un obiettivo prioritario per tutti gli Stati membri. Secondo quanto stabilito dalla Direttiva 2009/28/CE, nel 2020 l’Italia dovrà coprire il 17% dei consumi finali di energia mediante fonti rinnovabili. Ai fini del calcolo del raggiungimento dell’obiettivo nazionale di consumo di energia da fonti rinnovabili, la Direttiva distingue tre settori: elettricità, riscaldamento e raffreddamento, trasporti. 
Per quanto riguarda il solo settore elettrico, nel 2013 complessivamente la produzione lorda elettrica da fonti rinnovabili è aumentata rispetto al 2010 ed è aumentata anche la sua incidenza sul consumo interno lordo di energia elettrica. In particolare nel 2013 in Italia la quota del consumo interno lordo di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili è pari al 33,7%, in aumento di ben 6,8 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Il confronto con i dati europei, aggiornati al 2012, evidenzia per l’Italia una quota del 27,6%, superiore a quella media UE28 (23,5%). Rispetto ai Paesi di più grande dimensione, l’Italia si colloca al di sotto della Spagna (30,2%) e al di sopra di Germania, Francia e Regno Unito. L’ Austria e la Svezia presentano valori molto alti, superiori al 50% di consumi di energia elettrica generate da fonti rinnovabili (rispettivamente 65,5% e 60%). Tra i Paesi che sfruttano meno questo tipo di energia figurano Ungheria, Cipro, Lussemburgo e Malta, con quote inferiori al 7,0%.
La distribuzione sul territorio nazionale delle fonti rinnovabili nella generazione di energia elettrica evidenzia la prevalenza dall’apporto idrico nelle regioni montuose e della fonte eolica nel Mezzogiorno. Si segnala invece una sostanziale uniformità in tutta Italia nello sviluppo della produzione di energia elettrica da biomasse, mentre la Toscana è l’unica regione in Italia a produrre energia geotermica.
L’analisi della dinamica di sviluppo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nelle singole regioni conferma nel 2013 una produzione in quantità nettamente superiore alla richiesta interna in Valle d’Aosta e nelle province autonome di Bolzano e Trento. Tra le altre regioni del Nord, nel 2013, solo il Piemonte (41,6%) mostra un’incidenza della produzione di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili sul totale dei consumi superiore alla media nazionale, mentre la Liguria si distingue per la quota molto contenuta (9,3%). Nel Centro, alle consistenti quote dell’Umbria (47,8) e della Toscana (37,3%) si contrappone il basso valore del Lazio (15,1%). Nel Mezzogiorno si segnalano, tra le regioni che presentano i valori più elevati dell’indicatore, il Molise con l’89,3% e la Calabria con il 79,8%.

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