Il settore energetico nel Rapporto “Noi Italia 2014”

Il settore energetico nel Rapporto “Noi Italia 2014”

Dai dati offerti dall’Istituto Nazionale di Statistica l’Italia risulta consumare meno energia della media UE-27, ma è dietro a Romania e Slovenia per la copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili.

Noi-Italia-Energia-IStat

L’Istat ha pubblicato on line l’11 febbraio 2014 “ HYPERLINK "http://www.istat.it/it/archivio/111872" Noi Italia 2014” la sesta edizione del sistema informativo che in 120 indicatori, raccolti in 19 settori, fornisce un quadro d'insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.

Abbiamo stralciato il settore Energia e i suoi 3 indicatori (Consumi di energia elettrica; Produzione di energia elettrica; Consumi di energia elettrica da fonti rinnovabili) per avere un quadro di un tema fondamentale nella società contemporanea, sotto il profilo sia dell’alimentazione del sistema produttivo e del soddisfacimento di bisogni essenziali della popolazione, sia dell’impatto ambientale. L’analisi della domanda e dell’offerta energetica, congiuntamente a quella dell’apporto delle differenti fonti di produzione di energia, è indispensabile per valutare potenzialità e limiti del sistema energetico.

Consumi

Il settore energetico ha un ruolo determinante nello sviluppo economico sostenibile di un Paese, sia per quanto riguarda la disponibilità delle fonti, sia per l’impatto sull’ambiente. L’Italia si caratterizza per la forte dipendenza dai mercati energetici esteri e per la consistente quota di energia elettrica prodotta da fonte termoelettrica. Nel 2012, i consumi elettrici sono pari a 5.082,9 kWh per abitante, con un decremento rispetto al 2011 del 2,4% circa, riportando i consumi poco al di sopra dei valori registrati nel 2009 (4.999,7). Il consumo complessivo di energia elettrica aumenta nel settore dell’agricoltura (+0,3%) e del terziario (+3,4%), mentre si flette nell’industria (-6,6%), anche a seguito della cessazione di un certo numero di imprese, e in quello domestico (-1,0%). 

Il consumo di energia elettrica nei Paesi UE27 (la Croazia non era ancora entrata nell’Unione europea) è, nel 2011, pari a 5.501,0 kWh per abitante. In Italia l’indicatore è pari a 4.969,8 kWh per abitante, un valore inferiore a quello degli altri Paesi di più grandi dimensioni come Regno Unito (5.066,8 kWh per abitante), Spagna (5.195,4 kWh per abitante), Germania (6.374,5 kWh per abitante) e Francia (6.440,1 kWh per abitante). Sono la Finlandia (14.890,3 kWh per abitante), la Svezia (13.186,9 kWh per abitante) e il Lussemburgo (12.517,5 kWh per abitante) a consumare più energia elettrica. In Finlandia e in Svezia, tuttavia, l’energia proviene prevalentemente da fonti rinnovabili a minor impatto ambientale.

Analizzando l’evoluzione dei consumi elettrici pro capite a partire dal 2003, si nota come questi siano aumentati in maniera consistente in quasi tutti i paesi dell’area UE27 fino al 2007, con una variazione complessiva del valore medio comunitario del 4,2%. Successivamente si osserva prima una tendenza alla attenuazione della crescita, poi una contrazione che riguarda tutti i Paesi in corrispondenza del dispiegarsi degli effetti del ciclo economico negativo (2008-2009). Nel 2010 si è assistito ad una ripresa decisa dei consumi pro capite (5.623,0 kWh per abitante nella media UE27) estesa alla generalità dei paesi membri (Italia 4.947,8 kWh per abitante). Questa tendenza, tuttavia, non si conferma per il 2011, anno che vede nuovamente una contrazione dei consumi rispetto all’anno precedente (-2,2% nella media UE27).

L’analisi dei consumi elettrici per abitante a livello regionale evidenzia tre distinti periodi: gli anni 2001-2007, caratterizzati dalla crescita dei consumi; il biennio 2008-2009, segnato da un brusco decremento; gli anni 2010-2012, caratterizzati da forte instabilità, con una ripresa dei consumi nel 2010 (+3,2% rispetto all’anno precedente) che prosegue, pur affievolendosi, anche nel 2011 (+0,99%) e che subisce una nuova flessione nel 2012 (-2,4%). Nel primo periodo i consumi elettrici pro capite sono aumentati a livello nazionale del 9,1%, con un incremento superiore alla media nelle regioni del Mezzogiorno e, in particolare, in Basilicata (+22,8%) e Calabria (+22,3%). Nel secondo periodo (2008–2009), al contrario, i consumi elettrici pro capite mostrano una diminuzione pari al 6,5% a livello nazionale, più consistente tra le regioni del Nord-Est (circa -8 %), in particolare in Valle d’Aosta (-15,0%) e Friuli-Venezia Giulia (-12,2%). Nel 2012, valori di consumi elettrici unitari inferiori alla media nazionale (pari 5.082,9 kWh), si registrano nelle regioni del Mezzogiorno, ad eccezione della Sardegna (+26,3% rispetto al valore italiano), nonché in Liguria (-22,8%), Lazio (-19,6%) e Marche (-8,1%). Consumano nettamente al di sopra della media nazionale le regioni alpine, in particolare il Friuli-Venezia Giulia (+53,4%) e la Valle d’Aosta (+48,9%).

Produzione

La produzione interna di energia elettrica è una misura di autosufficienza energetica, anche se occorre tenere conto del fatto che l’energia elettrica può essere a sua volta prodotta a partire da combustibili importati. Il fabbisogno elettrico complessivo in Italia nel 2012 è stato soddisfatto, per l’86,9%, dalla produzione nazionale e, per la quota rimanente, con il saldo tra le importazioni e le esportazioni. Nella produzione elettrica l’impiego delle fonti rinnovabili, che nel 2012 rappresentano il 26,9% del consumo interno lordo di elettricità, ha avuto un incremento più sostenuto rispetto alle fonti tradizionali che, comunque, risultano ancora predominanti nella generazione elettrica. In particolare, tra queste, si conferma il primato del gas naturale (60,5%) come combustibile maggiormente utilizzato per la produzione di energia elettrica. Nel 2012 la produzione lorda di energia elettrica registra un valore pari a 50,3 GWh per 10 mila abitanti, un valore in lievissima flessione rispetto al 2011 (51,0). 

Con un valore di produzione lorda di energia elettrica di 49,9 GWh per 10 mila abitanti l’Italia si pone nel 2011 al di sotto della media UE27 (65,3). I valori più elevati dell’indicatore (produzione più che doppia rispetto alla media comunitaria) si rilevano in Svezia (159,7) e Finlandia (136,7), mentre i valori più bassi (inferiori di oltre il 50%) si presentano in Lituania (15,8), Romania (29,1) e Lettonia (29,4). Francia e Germania registrano livelli di produzione in GWh per 10 mila abitanti superiori a quelli europei (rispettivamente 86,5% e 74,5%).

A livello regionale, nel 2012 il valore della produzione lorda di energia elettrica in rapporto alla popolazione si attesta su valori superiori alla media nazionale sia nel Nord che nel Mezzogiorno. Il Centro mostra invece valori di produzione molto più contenuti (38,6 GWh per 10 mila abitanti), a seguito anche del consistente calo produttivo subito nel decennio. Tra le regioni settentrionali, quella che nel 2012 presenta il valore più alto dell’indicatore è la Valle d’Aosta (243,1), seguita dalla provincia autonoma di Bolzano (127,3), dal Friuli-Venezia Giulia (83,1) e provincia autonoma di Trento (78,2): si tratta di regioni montuose, in cui è forte l’apporto della produzione idroelettrica. Tra le regioni del Nord solo il Veneto mostra una produzione particolarmente contenuta (33,6) e significativamente più bassa della media nazionale, una caratterizzazione che accomuna anche tutte le regioni del Centro, dove i valori più elevati di produzione di energia elettrica lorda si rilevano in Toscana e Umbria (45,5 e 31,3 rispettivamente, anche in quest’ultimo caso con un apprezzabile contributo idroelettrico). Tra le regioni del Mezzogiorno si rileva invece una maggiore variabilità: quelle con più elevata produzione di energia lorda sono la Puglia (97,9), seguita da Sardegna e Molise (rispettivamente 88,7 e 88,1), mentre il valore più basso si registra in Campania (19,3). Dal 2002 al 2012 la produzione di energia elettrica presenta andamenti opposti nelle diverse ripartizioni geografiche, riducendosi nel Nord-est e soprattutto nel Centro, dove la produzione passa da 52,8 a 38,6 GWh per 10 mila abitanti, mentre l’indicatore cresce nel Nord-ovest (+7,5%) e soprattutto nel Mezzogiorno (+24,1%). Per effetto di queste tendenze, nel decennio 2002-2012 la media nazionale è rimasta pressoché stazionaria. A livello regionale, la diminuzione più consistente si segnala in Veneto (l’indicatore passa da 69,9 a 33,6) e nel Lazio (da 60,7 a 38,4), un andamento legato, probabilmente, anche alla dismissione di impianti. Rispetto alle regioni con andamento in crescita, il Molise è la regione in cui l’indicatore aumenta più significativamente passando da 36,8 a 88,1 a seguito dell’entrata in funzione di un nuovo impianto di produzione, tra il 2005 e il 2006.

Rinnovabili

Nell’ambito della Strategia europea per la promozione di una crescita economica sostenibile, lo sviluppo delle fonti rinnovabili rappresenta un obiettivo prioritario per tutti gli Stati membri. Secondo quanto stabilito dalla Direttiva 2009/28/CE, nel 2020 l’Italia dovrà coprire il 17% dei consumi finali di energia mediante fonti rinnovabili, circa 6 punti percentuali in più rispetto alla quota rilevata nel 2011 (11,5%). Ai fini del calcolo del raggiungimento dell’obiettivo nazionale di consumo di energia da fonti rinnovabili, la Direttiva distingue tre settori: elettricità, riscaldamento e raffreddamento, trasporti.
Per quanto riguarda il solo settore elettrico, nel 2012 complessivamente la produzione lorda elettrica da fonti rinnovabili è aumentata rispetto al 2010 ed è aumentata anche la sua incidenza sul consumo interno lordo di energia elettrica. In particolare nel 2012 in Italia la quota del consumo interno lordo di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili è pari al 26,9%, in aumento di ben 3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. 

Il confronto con i dati europei, aggiornati al 2011, evidenzia per l’Italia una quota del 23,6%, superiore a quella media UE27 (20,4%). L’Italia si colloca al di sotto di Paesi quali la Spagna (30,2%) e al di sopra di Germania, Francia e Regno Unito (rispettivamente 20,4%, 12,8% e 9,2%). Svezia e Austria sono i Paesi europei in cui le quote di consumi di energia elettrica coperte da fonti rinnovabili sono più elevate (superiori al 50%); seguono Portogallo (43,6%) e Lettonia (41,9%). Tra i Paesi che sfruttano meno questo tipo di energia figurano invece Cipro, Lussemburgo e Ungheria, con quote inferiori al 7,0%.

La distribuzione sul territorio nazionale delle fonti rinnovabili nella generazione di energia elettrica evidenzia la prevalenza dall’apporto idrico nelle regioni montuose e della fonte eolica nel Mezzogiorno. Si segnala invece una sostanziale uniformità in tutta Italia nello sviluppo della produzione di energia elettrica da biomasse, mentre la Toscana è l’unica regione in Italia a produrre energia geotermica.

L’analisi della dinamica di sviluppo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nelle singole regioni conferma, rispetto all’anno precedente, una produzione in quantità nettamente superiore alla richiesta interna in Valle d’Aosta e nelle province autonome di Bolzano e Trento. Tra le altre regioni del Nord, nel 2012, solo il Piemonte (32,8%) mostra un’incidenza della produzione di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili sul totale dei consumi superiore alla media nazionale, mentre la Liguria si distingue per la quota molto contenuta (6,7%, in leggero aumento rispetto al triennio precedente). Nel Centro, alle consistenti quote della Toscana (33,4%) si contrappone il basso valore del Lazio (10,5%). Nel Mezzogiorno si segnalano, tra le regioni che presentano i valori più elevati dell’indicatore, il Molise con il 78,6% e la Calabria con il 58,0%.


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