Il V Rapporto Nazionale di Occhio del Riciclone conferma che, pur con mille difficoltà che in Italia finora ne ha limitato le potenzialità, il mercato dei beni recuperati contribuisce in maniera efficace ad intercettare gli oggetti prima che finiscano nella raccolta differenziata o nella discarica, denunciando al contempo che il legislatore deve intervenire.
Oltre alla proposta della Commissione UE di revisione delle Direttive sui rifiuti, una spinta alla “normalizzazione del settore, potrebbe derivare dall’approvazione del Ddl “Green Economy” (ex Collegato ambientale alla Legge di stabilità), se il Senato confermerà il testo uscito dalla Camera).

rapporto nazionale riutilizzo 2014

Tra le numerose iniziative della “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti” (22-30 novembre 2014), si è svolto a Roma il Convegno “L’Italia del Riutilizzo: verso un uso efficiente delle risorse”, organizzato da Federambiente, in collaborazione con Legambiente, Rete Nazionale Operatori dell’Usato e Occhio del Riciclone, nel corso del quale è stato presentato il “V Rapporto Nazionale sul Riutilizzo”, realizzato dal Centro di Ricerca economica e sociale di Occhio del Riciclone, con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di beni e oggetti, destinati a concludere anzitempo il proprio ciclo di vita, vengono recuperate e sottratte ai rifiuti grazie al lavoro, spesso informale, di circa 80.000 persone impegnate nel commercio ambulante, nelle fiere, nei mercati e mercatini, nei negozi in conto terzi, in cooperative ed enti di solidarietà.

"Esperienze e sperimentazioni sul riutilizzo e la preparazione per il riutilizzo - ha affermato Pietro Luppi, Direttore del Centro di ricerca dell'Occhio del Riciclone - si sono moltiplicate negli ultimi anni in Italia contribuendo a ridurre l'improvvisazione e a elevare la qualità del dibattito. Trasferimento delle competenze, logistica e strumenti gestionali adeguati sono parte integrante di un compiuto sviluppo della filiera del riutilizzo".

Il Rapporto 2014 ha per titolo “L’usato prende forma” e sulla copertina reca l’immagine di uno dei bozzetti sul processo di conformazione del feto, realizzato da Leonardo da Vinci e incluso nel Codice Windsor, il cui messaggio esplicito è che il settore è in crescita, il legislatore è costretto a prenderne atto e le sempre più numerose e significative sperimentazioni sulla preparazione per il riutilizzo stanno riducendo i margini di improvvisazione per le pubbliche amministrazioni che intendono affrontare seriamente il problema.

Le potenzialità del mercato dei beni recuperati sono molto grandi (secondo la Direzione Generale Ambiente della Commissione UE sarebbe in grado di creare 800.000 posti di lavoro nel continente), ma in Italia sono ancora compresse e mortificate dalla mancata emanazione dei decreti attuativi della legge con la quale le norme comunitarie sul riutilizzo sono state recepite nel nostro Paese.

"Le attività dell'usato non possono vivere nel cono d'ombra nel quale oggi sono relegate - ha osservato Antonio Conti, portavoce nazionale della Rete Operatori Usato - Preparazione per il riutilizzo ed end of waste sono già realtà in Europa. Questo non è più il tempo dell'attesa ma di colmare il gap con gli altri Paesi europei".

La Commissione UE con la Comunicazione “Towards a Circular Economy”, intesa a sviluppare un'economia più circolare in Europa e a promuovere il riciclaggio negli Stati membri, ha proposto la revisione delle 6 Direttive che disciplinano la gestione dei rifiuti, fissando obiettivi più ambiziosi in materia di riutilizzo, riciclaggio e messa in discarica, prevedendo, tra l’altro, l’aumento fino al 70% entro il 2030 di riciclaggio e preparazione per il riutilizzo dei rifiuti urbani.

Per rendere marginale lo smaltimento dei rifiuti - ha dichiarato Stefano Ciafani, vicePresidente di Legambiente - si deve massimizzare il riciclaggio e rendere conveniente anche economicamente la prevenzione dei rifiuti grazie a una vera tariffazione puntuale. Ma è altrettanto importante promuovere tutte le azioni che grazie alla preparazione al riutilizzo e al riuso possono permettere di rimettere in circolazione dei beni che con piccoli aggiustamenti possono allungare il loro ciclo di vita e allontanare nel tempo il momento in cui diventeranno rifiuti. Serve mettere a sistema tutte le esperienze nate in questi anni nel nostro Paese e fare un 'pacchetto di mischia' che spinga il legislatore nazionale e regionale a garantire un percorso semplificato a queste attività che da una parte riducono la produzione dei rifiuti e dall'altra alimentano economie sociali”.

Ricordiamo, al riguardo, che il Ddl “Green Economy” (ex “Collegato ambientale alla Legge di Stabilità), approvato dalla Camera dei Deputati il 13 novembre 2014 e attualmente all’esame del Senato che ha avviato il 26 novembre 2014 la consultazione con tutti gli operatori interessati, prevede un’opzione di scelta in relazione ai sistemi di intercettazione dei beni durevoli con potenziale di riutilizzo che sono conferiti presso i Centri di raccolta comunali.
Si concede, sostanzialmente, sia di intercettare presso i Centri di Raccolta beni riutilizzabili che non sono rifiuti, sia di intercettare rifiuti da destinare alla preparazione per il riutilizzo.
Questo non vuol significare che esistono frazioni che possono essere considerate beni e altre che devono essere considerate rifiuti, bensì che i gestori locali, a fronte di un unico flusso di beni durevoli, hanno la possibilità di scegliere se intercettarlo come rifiuto (da destinare a “preparazione per il riutilizzo”) o come non rifiuto (da destinare a “riutilizzo”), sulla base a valutazioni pratiche.
- Le intercettazioni finalizzate al “riutilizzo” tranquillizzeranno soprattutto funzionari e amministratori che temono l’assenza di descrizioni normative esplicite in relazione all’End of Waste e, quindi, non vogliono esporsi con la preparazione al riutilizzo dei rifiuti; in generale, questa opzione crea un sistema parallelo e non integrato alla gestione dei rifiuti, con meno vincoli ma anche con un raddoppio dei costi legati all’intercettazione (costi sociali a carico dei cittadini e costi di raccolta dei soggetti gestori);
- Le intercettazioni finalizzate alla “preparazione per il riutilizzo” sono invece adatte a una raccolta differenziata integrata dove i costi sono ottimizzati ma dove, ovviamente, bisogna fare i conti con i rifiuti. Questa opzione è quella che concettualmente presenta meno problemi: non si esclude infatti artificialmente una frazione in particolare dal servizio di raccolta rifiuti esponendo chi vuole raccoglierla a dover sostenere nuovi costi strutturando un sistema di intercettazione parallelo; escludere proprio la frazione riutilizzabile, inoltre, andrebbe a disincentivare proprio l’opzione che la legge considera prioritaria (considerato che i cittadini si recano ai Centri di Raccolta con la volontà di disfarsi di ciò che stanno portando

Le iniziative finalizzate a favorire il riuso, di cui oggi abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare alcune significative esperienze, sono fondamentali - ha detto chiudendo i lavori del Convegno il Presidente di Federambiente, Filippo Brandolini - non soltanto perché sono al primo posto, insieme alla prevenzione, nella gerarchia europea del trattamento dei rifiuti ma perché una loro effettiva ed efficace realizzazione consente di rendere più efficiente la gestione dell'intero ciclo integrato dei rifiuti. A trarre vantaggio da un'ampia diffusione di queste pratiche sul territorio, soprattutto se abbinate a corretti meccanismi d'individuazione di una tariffa effettivamente commisurata a quantità e qualità dei rifiuti conferiti, sono sia i cittadini, che le imprese, nonché l'ambiente”.