Il riscaldamento globale è inequivocabile

Il riscaldamento globale è inequivocabile

La pubblicazione del primo Summary per i decisori politici diffuso dall’IPCC, che avvia di fatto la pubblicazione il prossimo anno dell’attesissimo AR5, smentisce le anticipazioni di certa stampa circa eventuali “retromarcia” rispetto agli scenari allarmanti dell’AR4 del 2007.

ipcc Climate Change 2013

Anticipata da “sussurri e grida” dei negazionisti e della stampa a loro collegata, è stata rilasciata il 27 settembre 2013 la Sintesi per i policy maker del contributo "Climate Change 2013: I Principi Fisici di Base" del Working Group 1 per il V Rapporto di Valutazione (WGI AR5) dell’International Panel on Climate Change (IPCC), il gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici, che costituisce l’organo scientifico e principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici.
Le conclusioni che si possono trarre smentiscono le illazioni riportate strumentalmente da certa stampa e possono inequivocabilmente così riassumersi: l’influenza dell’uomo sul sistema climatico è evidente.

Nei giorni che hanno preceduto i lavori della dodicesima sessione del Gruppo, il cui compito è quello di occuparsi del sistema climatico e dei cambiamenti climatici, che si sono svolti a Stoccolma dal 23 al 26 settembre 2013, erano apparsi numerosi articoli, diffusi anche dai nostri quotidiani nazionali, che riportavano indiscrezioni sulle conclusioni.
Secondo queste “anticipazioni” i risultati a cui  sarebbero giunti gli 859 scienziati di tutto il mondo, revisionati da 569 esperti esterni e nuovamente sottoposti a verifica degli 800 esperti individuati dai Paesi membri dell’IPCC, ammetterebbero che le previsioni sul global warming sarebbero state sovrastimate nel precedente Rapporto AR4 del 2007, come attesterebbe che quest’anno non ci sono stati i picchi di “calore” registrati in passato e i ghiacci dell’Artico hanno superato di gran lunga l’estensione minima registrata l’anno scorso.

Tant’è che Sergio Castellari, senior scientist del Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) nonché Focal Point per l’Italia, ha stigmatizzato il comportamento di certa stampa con una nota dal titolo “La scienza prima di tutto: commenti alle anticipazioni sul rapporto IPCC” dove chiarisce che “il riscaldamento globale non si è fermato, come è chiaramente evidente dalle tendenze di molti diversi indicatori climatici (dell’atmosfera, dell’oceano, della criosfera e della biosfera). Non ha avuto inizio alcun ‘raffreddamento globale’, solo la tendenza di crescita della temperatura media globale superficiale (TMGS) si è un po’ ridotta. Anche nel passato ci sono stati periodi brevi in cui la tendenza di riscaldamento della TMGS è stata ridotta e inferiore ad altri periodi, a causa della variabilità intrinseca del segnale della TMGS”. 

Il “calore” non sarebbe sparito, bensì sarebbe stato assorbito di più, rispetto al periodo precedentemente osservato, dalle acque profonde degli oceani. 

Presente ai lavori di Stoccolma, Castellari ha presentato via web, poi, ai giornalisti italiani i punti focali del Summary dell’IPCC, subito dopo la sua diffusione, quasi a voler ribadire che non si possono desumere in modo superficiale conclusioni di una valutazione scientifica che non è stata ancora approvata.

L’attesa e il clamore del Rapporto erano evidentemente forti, considerando che esso costituisce una piattaforma di lavoro per le annuali Conferenze dell’UNFCCC, fornendo ai Governi conoscenze scientifiche utili ad intraprendere azioni incisive e ben indirizzate. Fra poco più di un mese, appunto, si svolgerà a Varsavia (11-22 novembre 2013) la 19a Sessione della Conferenza delle Parti (COP 19), aderenti alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che sarà determinante per realizzare i progressi necessari nell'avanzamento della piattaforma di Durban e per aprire la strada alla preparazione degli impegni e alla conclusione di un accordo globale giuridicamente vincolante entro il 2015. 

Tuttavia si deve rammentare che quello diffuso a Stoccolma  è solo il primo riassunto per i decisori politici (Summary for Policymakers) che utilizza un linguaggio comprensibile ai non addetti ai lavori, di una sola parte delle tre in cui si suddivide  il Rapporto dell’IPCC e che saranno pubblicate nel corso del 2014. Seguiranno, infatti, altri due volumi e relativi summary dedicati a:

- vulnerabilità dei sistemi umani e naturali, degli impatti dei cambiamenti climatici e delle opzioni di adattamento;
- aspetti di mitigazione dei cambiamenti climatici, ossia le opzioni per limitare le emissioni di gas serra.

Ecco di seguito i principali risultati del Summary.

- È estremamente probabile”  (95-100%) che più della metà dell’aumento osservato della temperatura superficiale dal 1951 al 2010 sia stato provocato dall’effetto antropogenico sul clima (emissioni di gas-serra, aerosol e cambi di uso del suolo), confermato in maniera più dettagliata rispetto  all’AR4 grazie a nuovi e migliori osservazioni, una comprensione maggiore della risposta del sistema climatico e al miglioramento dei modelli climatici. 

Questo ha provocato il riscaldamento degli oceani, la fusione di ghiacci e la riduzione della copertura nevosa, l’innalzamento del livello medio globale marino e modificato alcuni estremi climatici nella seconda metà del XX secolo.

- Le temperature aumenteranno nel corso del XXI secolo tra i 2 e i 4 °C. Gli ultimi tre decenni sono stati i più caldi dal 1850, da quando sono iniziate le misure termometriche a livello globale. L’ultimo decennio è stato il più caldo. In base alle analisi dei record paleoclimatici, il periodo 1983–2012 “probabilmente” è il periodo di 30 anni più caldo degli ultimi 1.400 anni.

- Nelle terre emerse alle medie latitudini le  precipitazioni sono aumentate dal 1901 ed in particolare dal 1951, mentre nelle altre aree del pianeta i dati sulle precipitazioni non sono sufficienti o non sono disponibili per una valutazione dei cambiamenti a lungo termine.

- Dal 1950 sono stati osservati cambiamenti negli eventi estremi meteorologici e climatici:

- a livello globale “molto probabilmente” il numero di giorni e notti fredde è diminuito e il numero di giorni e notti calde è aumentato;

- in alcune aree del pianeta la frequenza di ondate di calore “probabilmente” è aumentata in vaste aree dell’Europa, Asia e Australia;

- ci sono “probabilmente” più terre emerse con un aumento del numero di eventi di intensa precipitazione che con una diminuzione del loro numero;

- in Europa e Nord America la frequenza o l’intensità di forte precipitazione è “probabilmente” aumentata.

- È “virtualmente certo” che gli oceani in superficie (0–700 m) si sono riscaldati durante gli ultimi decenni del 1971-2010, mentre è “probabile” che si siano riscaldati anche a profondità oltre i 3000 m dal 1992 al 2005 con valori maggiori nell’emisfero sud.

- Le calotte glaciali in Groenlandia e Antartide hanno perso massa negli ultimi due decenni. I ghiacciai si sono ridotti quasi in tutto il pianeta e la diminuzione stagionale estiva della banchisa artica sta aumentando. Vi è una ragionevole certezza che la copertura nivale stagionale nell’emisfero nord decresca sensibilmente (-7% fino -25%) entro fine secolo. E’ assai probabile che le aree soggette a permafrost superficiale (fino a 3.5 m di profondità) presenti alle latitudini intermedie ed elevate si ridurranno (-37 fino a -81%) con l’aumento delle temperature atteso. 

- Il livello globale medio del mare è cresciuto di 0.19 m (0.17 - 0.21 m) nel periodo 1901−2010 (mediante una stima di una tendenza lineare). Basandosi su ricostruzioni paleoclimatiche, è “virtualmente certo” che il tasso di innalzamento del livello globale medio marino ha accelerato negli ultimi due secoli. Il livello globale medio marino continuerà a crescere tra i 50 e gli 80 cm durante il XXI secolo.

- La concentrazione atmosferica di gas serra e aerosol è aumentata. Questo aumento è stato causato dall’uso dei combustibili fossili, dalla deforestazione e da un piccolo contributo della produzione cementifera.

Tutte le attuali concentrazioni atmosferiche globali di CO2, metano, protossido di azoto sono maggiori delle concentrazioni registrate nei carotaggi di ghiaccio negli ultimi 800.000 anni, sono cresciute rispettivamente di circa il 40%, 150%, e 20% dal 1750.


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