Il Rapporto di URBACT che assume in questi giorni una drammatica attualità mette in evidenza che in Europa aumentano i poveri che si concentrano nei quartieri e nelle zone più degradati della città, mettendo a rischio non solo il modello di sviluppo urbano sostenibile, ma la stessa sicurezza sociale dell’Europa.

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Nel 2012 una città europea su quattro ovvero 124 milioni di persone erano a rischio di povertà o di esclusione sociale.
Uno degli obiettivi della
"Strategia Europa 2020" è di ridurne il numero di 20 milioni rispetto al 2010 (circa il 19,5%del totale), ma tra il 2008 e il 2012, dall'inizio della crisi finanziaria il loro numero è aumentato di 6,5 milioni, di quasi un quarto (24,8%).

La concentrazione di poveri nelle aree svantaggiate delle città è in aumento - scrive Iván Tosics, sociologo del Metropolitan Research Institute (MRI) di Budapest ed esperto tematico di URBACT, il Programma europeo per promuovere uno sviluppo urbano sostenibile, nel Rapporto lanciato il mese scorso “Integrated regeneration of deprived area and the new cohesion policy approach. An URBACT contribution of the eueopean Urban Agenda”, disponibile anche in lingua Francese - Una componente importante per risolvere il problema della povertà urbana in Europa è di trovare le giuste politiche e gli adeguati interventi in queste quartieri la cui sussistenza costituisce una minaccia alla sostenibilità del modello europeo di sviluppo urbano di sviluppo e rappresenta un rischio sociale per l’Europa”.

Considerazioni che assumono una drammatica attualità, dopo i recenti tragici avvenimenti di Parigi e i blitz della polizia francese e di quella belga, alla ricerca degli autori e fiancheggiatori degli attentati, a Saint-Denis e a Molenbeek.

I due sobborghi, della capitale francese il primo e di quella belga il secondo,  costituiscono aree con le più alte concentrazioni di immigrati dei due Paesi, soprattutto dal nord Africa, ma tutto il mondo vi è rappresentato, tanto che a Saint-Denis ci sono individui originari di 130 Paesi, con alte percentuali di disoccupazione, in particolare di quella giovanile che supera il 50%, dove le infrastrutture e servizi non sono pari alle vicine metropoli, limitando l’integrazione e l’emancipazione, e dove la gente si abitua a non porsi troppe domande su chi siano i nuovi arrivati e il malcontento per essere cittadini di serie B (banlieu) può diventare facile preda del fondamentalismo pseudoreligioso.

Eppure, dopo le rivolte delle banlieu del 2005 di cui proprio Saint-Denis era stata una delle roccaforti, il Governo francese aveva attuato politiche di risanamento delle aree svantaggiate, con notevole aumento del sostegno finanziario proprio, oltre che dei fondi di URBACT, co-finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), come viene sottolineato nel Rapporto che individua proprio in Francia e Germania i Paesi europei dove è più forte il sostegno agli strumenti politici di coesione dell’Unione.

Il Rapporto è il risultato di un questionario, predisposto ed inviato a un gruppo di Stati membri, tra cui l’Italia, per raccogliere informazioni sulle pratiche attuate, i cui risultati sono stati esaminati e discussi in un seminario ad alto livello, organizzato a Bruxelles dalle autorità nazionali nella scorsa primavera.

Vengono presi in esame i seguenti aspetti:
- le conoscenze in materia di aree svantaggiate, i principali problemi e approcci alternativi di intervento:
- tipologie di strategie nazionali in materia di politica urbana per il recupero delle aree degradate, con allegato una sintesi dei differenti approcci messi in atto dai vari Paesi;
- i differenti modi con cui si può utilizzare il FESR , sulla base dell’applicazione dell’Articolo 7 sull’ammissibilità delle spese;
- lo sviluppo della politica di coesione dell'Unione europea e i regolamenti in vigore per quanto attiene le aree urbane svantaggiate.

"L'iniziativa URBACT ha dimostrato che la riqualificazione di aree urbane degradate è uno degli strumenti più importanti nella lotta contro la povertà - conclude il Rapporto - I migliori risultati si ottengono combinando interventi a scala geografica con quelli a livello di individui, e l’unione di entrambi deve rispettare le specificità del Paese coinvolto”.