Instabillità e obsolescenza della nostra epoca messa in risalto dalla Steampunk Art

bestiario sostenibile Edouard Martinet

Nel giugno 2010, l’UNEP (United Nations Environment Programme) ha pubblicato un Rapporto dal titolo “Metal Stocks in Society” in cui, dopo aver sottolineato che le scorte di metallo si trovano ormai “above ground”, fuori dal suolo (negli articoli per la casa in disuso, nei mezzi di trasporto a fine vita, nelle apparecchiature meccaniche abbandonate), si metteva in risalto che tale disponibilità costituisce una straordinaria opportunità per lo sviluppo sostenibile, non solo in termini di risorse, ma quale occasione per ridurre la domanda di energia, limitare i livelli di inquinamento, abbassare le emissioni di gas serra.
Sono sempre più numerosi gli artisti che realizzano le proprie sculture, trasformando divenuto rifiuto in una preziosa materia prima. Edouard Martinet è uno di questi, ma a differenza dei suoi colleghi, è l’unico che non salda le varie parti recuperate.

Dopo aver cercato gli oggetti di uso quotidiano, giunti a fine vita, presso sfasciacarrozze, rigattieri e mercatini delle pulci, ne preleva le parti che ritiene facciano al suo caso e le assembla con rivetti e viti come un puzzle, sulla base di un ben elaborato e preordinato disegno.
I materiali sono i più vari: da pezzi della carrozzeria di una vecchia auto a pentole di cucina arrugginite; da serbatoi di scooter a barrette di vecchie macchine da scrivere; da freni a bacchetta di vecchie biciclette a cucchiai da frittura. In venti anni di attività “scultorea” ha dato vita ad un vero e proprio “bestiario” popolato di anfibi, pesci, uccelli, insetti ecc., che ci meravigliano per la loro impressionante vitalità, derivante dalla conoscenza anatomica dell’animale, ma soprattutto per la “poesia” che promana da quelle fattezze.

Le creazioni di tal genere possono essere inserite in quella corrente che viene denominata “Steampunk”, letteralmente macchina a vapore di scarsa qualità, termine coniato nel 1987 dallo scrittore statunitense K. W. Jeter (quello di Blade Runner, come seguito dell’omonimo film) per indicare il filone letterario fantascientifico che ambienta i suoi racconti nel XIX secolo, nell’epoca della rivoluzione industriale caratterizzata dalla macchina a vapore e che ha avuto precursori illustri (Jules Verne, H. G. Wells, Conan Doyle).
Nato come filone letterario, lo Steampunk è divenuto oggi popolare assumendo connotazioni come stile di vita e modo di abbigliarsi, come genere musicale (tra i vari gruppi musicali che seguono tale tendenza, il più noto è stato quello dei Sex Pistols) e come movimento artistico “retrofuturista” (vedi il recente saggio di Étienne Barillier, “Steampunk! L’esthétique rétro-futur”, 2010, Les Moutons Électriques Ed., in particolare la terza parte “Être Steampunk”, dedicata alle performance degli artisti del genere) che tenta di mettere in evidenza l’instabilità e l’obsolescenza della nostra epoca, caratterizzata da una miriade di oggetti e servizi che ci circondano, che non sono sostenibili.

“Il nostro modo di vivere è già passato… ma non dovremmo mai disperare di esso… prende il suo significato da quel che facciamo ora…”, come ha chiarito lo scrittore Bruce Sterling nel breve saggio “The User’s Guide to Steampunk” scritto nel 2008 in occasione del GOGBOT Festival dedicato alla Steampunk Art, Music e Technology che si svolge ogni anno in settembre ad Enschede (Paesi Bassi).

Nato a Le Mans (Francia) nel 1963, Edouard Martinet si è laureato presso l’École Supérieure des Arts Graphiques et d’Architecture d’Intérieure di Parigi, città dove ha lavorato come graphic designer fino al 1992 ed in cui ha iniziato a presentare alcune sue opere in mostre collettive. Trasferitosi per lavoro nella Charente, vive dal 1995 a Rennes dove insegna presso il locale Institut des Arts Appliqueés, professione che gli consente di poter dedicare tempo alla sua passione e all’allestimento di Mostre personali in Francia, Gran Bretagna, Svizzera.

I suoi lavori, molto richiesti dal mercato ed esposti in prestigiose Gallerie d’Arte, fanno mostra di sé in collezioni private, ma possono essere ammirate anche nelle bacheche del Museo Oceanografico di Monaco e nella vetrina del negozio Hermès di Rue du Faubourg Saint Honoré a Parigi.
Cavalletta (41x85x22 cm.) Ali: carter di un ciclomotore Addome: parafanghi di bicicletta e parti di un vecchio giocattolo Zampe anteriori: pezzi dei freni di bicicletta e tappi di fissaggio per cartongesso Zampe posteriori: forcelle di bicicletta Torace e testa: pezzi di auto e di moto Antenne: cavo dei freni di una moto
Coccinella (18x26x19 cm.) Corazza (elitra): lampada ad olio usata nei lavori stradali Addome: fanale Torace: fanale Occhi: lampeggianti direzionali Unghie: freni di motocicletta Antenne: catena dei freni di moto Parti inferiori delle zampe: catena di bicicletta
Pesce (30x68x16 cm.) Corpo: parafanghi e carter di ciclomotore Lisca cucchiaini Intestini: clacson a trombetta Occhi: lampeggianti direzionali Bocca: mestolo da cucina Pinne: spatole per frittura
Scarabeo egiziano (13x38x16 cm.) Addome: fanali recuperati da un’auto guidata durante la II Guerra Mondiale Torace: fanale Luxor di moto Ali: guarnizioni del cofano di una Citroën Capo, zampe e antenne: parti di motocicletta
Mantide religiosa (90x90x43 cm.) Ali: luci posteriori di auto Peugeot 404 Torace: paraurti di un’auto anni ’50 Capo: frecce direzionali Parte superiore delle zampe anteriori: spremi aglio e snocciola olive Addome: paraurti e ventilatore d’auto Zampe posteriori: pezzi di tergicristallo e tappi di fissaggio per cartongesso
Struzzo (34x40x15 cm.) Corpo: testa del cilindro di un aspirapolvere Piume, gambe e occhi: parti di una macchina da scrivere Collo: manico di un vecchio tritacarne