Dall’Uruguay una lezione di sobrietà da una delle più  importanti cariche politiche e istituzionali.

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“Non mi sento povero. Poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso e desiderano sempre di più”.
Con queste parole il Presidente dell’Uruguay José “Pepe” Mujica rispondeva ad una giornalista della BBC che gli chiedeva come si sentisse ad essere considerato il Presidente più povero del mondo, vivendo con il 10% del suo stipendio dal momento che il 90% dell’assegno di 12.000 dollari mensili, previsto per la sua carica, viene da lui donato ai Programmi per dare abitazioni ai più bisognosi e per la formazione dei piccoli imprenditori.

La sua è una scelta consapevole per vivere con quello che è il salario medio dei suoi compatrioti. In carica dal 2010, dopo aver vinto nel 2009 il ballottaggio con l’ex Presidente Luis Alberto La calle, è assurto agli onori della cronaca internazionale per il discorso di 10 minuti tenuto a “RIO +20”, in occasione del Summit ONU sullo Sviluppo sostenibile, dove ha pronunciato una critica serrata nei confronti del modello di sviluppo occidentale e della globalizzazione, che costituiscono, a suo dire, un danno per l’ambiente e per la felicità umana, sollecitando le persone a consumare sempre più risorse e a trascorrere gran parte del tempo a lavorare per pagare i debiti.

“Per tutto il pomeriggio, abbiamo parlato di sviluppo sostenibile e della necessità di sollevare milioni di individui dall’indigenza, ma quel che sovrintende i nostri ragionamenti è pur sempre il modello economico consumistico che viene attualmente praticato dalle ricche società - ha osservato per l’occasione Mujica - Ma cosa accadrebbe se una famiglia indiana possedesse tante auto quante una tedesca? Avremmo l’aria necessaria per respirare? Stiamo cercando di governare la globalizzazione o è la globalizzazione che ci governa?”

Mujica ha rifiutato di vivere nel Palazzo presidenziale, avendogli preferito la casa colonica alla periferia di Montevideo, senza acqua corrente (si attinge ad un pozzo), custodita da due cani di cui uno con sole tre zampe, dove coltiva con la moglie l’orto (è vegetariano) e i crisantemi di cui è appassionato cultore (solo in Italia vengono associati alla celebrazione dei defunti, fiorendo da noi in autunno). Quando deve recarsi in città per le questioni connesse al ruolo istituzionale, viaggia su un vecchio “Maggiolino” Volkswagen.

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Probabilmente la sua vita umile e riservata è un retaggio dei 14 anni trascorsi in prigione, la maggior parte dei quali in isolamento, per essere stato un esponente di spicco del movimento di guerriglia urbana Tupamaros, particolarmente attivo in Uruguay nel decennio 1960-1970, durante il quale si rese protagonista di numerosi sequestri di personalità di spicco del Paese e del mondo occidentale, fino alla cattura dei suoi capi, tra cui Mujica, nel 1972.

Con il ritorno della democrazia nel Paese, venne concessa un’amnistia per tutti i reati politici e militari avvenuti dopo il 1962, permettendo anche a Mujica di tornare in libertà e di riprendere la sua attività politica all’interno del “Frente Amplio”, Partito per il quale venne eletto prima alla Camera dei Deputati e poi al Senato, per assumere quindi la carica di Presidente dell’Uruguay all’età di 75 anni.

Convinto ambientalista, in questi anni ha cercato attivamente di implementare nel Paese l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabili, soprattutto dell’eolico, con 21 nuovi parchi che forniranno il 30% dell’energia di cui il Paese abbisogna. Nel tentativo di offrire energia a basso costo, Mujica si appresta a firmare un decreto per chiedere che il Servizio energetico nazionale acquisti 200 MW (il 2% della produzione totale di energia dell’Uruguay) di produzione solare al prezzo di 90 dollari per MW orario, che è attualmente la tariffa più conveniente a livello mondiale.
In questi ultimi anni il suo Paese ha mantenuto tassi di crescita positivi, pur in un momento di crisi economica mondiale, grazie anche all’incremento della spesa pubblica in settori che danno garanzie di maggior sostenibilità nel lungo periodo, come un efficace sistema di trasporti pubblici, anziché affidarsi a modelli di mobilità individuale, basati essenzialmente sull’auto.

È ancora presto per dire che gli “uruguagi” non si lasciano irretire dal modello consumistico indotto dalle campagne pubblicitarie, ma quel che è certo fin d’ora è che hanno un Presidente con uno stile di vita più vicino a quello della maggioranza della popolazione.
E non è detto che sia il modello più povero!