Un simposio internazionale dal titolo “Il ruolo delle biotecnologie agricole nei sistemi alimentari sostenibili e nella nutrizione” promosso dalla FAO a febbraio ha lanciato nuovi strumenti in grado di aiutare a combattere la fame e migliorare i sistemi alimentari nei paesi in via di sviluppo.

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Molto di più deve essere fatto per garantire alle famiglie contadine e ai piccoli agricoltori, in particolare quelli dei paesi in via di sviluppo, la possibilità di accedere alle biotecnologie agricole che possano rendere le loro attività più produttive e sostenibili, di fronte a grandi sfide quali il cambiamento climatico e la crescita della popolazione”.

Queste sono state le parole del direttore generale della FAO, José Graziano da Silva, all’apertura dei lavori del Simposio Internazionale dal titolo “Il ruolo delle biotecnologie agricole nei sistemi alimentari sostenibili e nella nutrizione” che si è svolto dal 15 al 17 febbraio presso la sede della FAO a Roma e a cui erano presenti oltre 500 studiosi, rappresentanti di governo, della società civile, del settore privato, del mondo accademico, e associazioni e cooperative di agricoltori.

Durante il meeting da Silva ha sottolineato la necessità di garantire un ampio portafoglio di strumenti e approcci per sradicare la fame, combattere ogni forma di malnutrizione e raggiungere un’agricoltura sostenibile. “Da foro neutrale - ha dichiarato il direttore generale - la FAO ha promosso dibattiti, dialoghi e scambi di informazioni al fine di migliorare la conoscenza di questi strumenti innovativi. E con il simposio di questi giorni diamo il via alla discussione e all’analisi sulla convivenza e complementarietà di agro-ecologia e biotecnologie”.

Il simposio si è concentrato principalmente sulla vasta gamma di biotecnologie che potrebbero incrementare le rese, migliorare le qualità nutrizionali e permettere di ottenere una maggiore produttività delle colture, della zootecnia, della pesca e del settore forestale a vantaggio delle famiglie rurali e dei loro mezzi di sussistenza, richiedendo un minor numero di fattori produttivi e determinando di conseguenza un impatto ambientale meno negativo.

Le biotecnologie agricole includono molte applicazioni a “bassa tecnologia”, ad esempio i processi di fermentazione, i bio-fertilizzanti, l’inseminazione artificiale, la produzione di vaccini, la diagnostica delle malattie, lo sviluppo di bio-pesticidi e l’uso di marcatori molecolari per la creazione di nuove varietà e razze.

Non possiamo perdere di vista il fatto che la conoscenza e l’innovazione devono essere disponibili, accessibili e applicabili anche ai piccoli agricoltori - ha continuato da Silva - Dobbiamo trovare i mezzi per rimuovere le barriere che impediscono la loro diffusione tra le famiglie contadine. Lasciatemi sottolineare, inoltre, una cosa: questo simposio non ha come oggetto gli organismi geneticamente modificati (OGM): le biotecnologie agricole sono molto più ampie degli OGM”.

Nel corso dell’evento vi sono stati anche un segmento ministeriale ad alto livello e una sessione speciale interattiva con alcuni studenti provenienti da cinque Università agricole di tutto il mondo.

Vogliamo indagare e fornire esempi di come le moderne tecnologie possano essere compatibili con i principi di un approccio agro-ecologico - ha concluso Graziano da Silva - La conoscenza e l’innovazione fondate su dati attendibili e sulla scienza sono fondamentali per affrontare le complesse sfide di un’agricoltura più sostenibile”.

Il simposio s’inquadra nell’impegno della FAO per promuovere il dialogo e lo scambio di informazioni a livello internazionale sullo sviluppo sostenibile. Nel 2014 l’agenzia aveva già organizzato un Simposio Internazionale sull’Agro-Ecologia e contribuito a lanciare l’Alleanza Mondiale per un’Agricoltura Intelligente. Ricordiamo che a gennaio del 2016 la FAO ha pubblicato una nuova edizione del rapporto “Save and Grow in Practice”, il modello dedicato all’agricoltura basata sugli ecosistemi.