Il Ponte crollato per… “insostenibilità”!

Il Ponte crollato per… “insostenibilità”!

Il Governo ha lasciato cadere una eventuale proroga entro la data del 1° marzo il congelamento per la fattibilità del Ponte sullo Stretto di Messina.

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“Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha svolto una relazione sul Ponte sullo Stretto di Messina. La relazione ha illustrato lo stato della trattativa tra la società Stretto di Messina SpA e il Contraente generale. In particolare, la relazione ha evidenziato che il Contraente generale è receduto dal Contratto lo scorso novembre e, in seguito, ha impugnato di fronte al Tar del Lazio la nota con cui Stretto di Messina Spa si opponeva al recesso. La relazione ha sottolineato inoltre l’assenza delle condizioni necessarie per l’emanazione di un decreto legge di proroga del termine per la stipula dell’atto aggiuntivo (fissato al 1 marzo 2013), come era stato richiesto dal Contraente generale”.

Con questo scarno Comunicato dell’ultimo Consiglio dei Ministri, di fatto, il Governo ha detto no ad una tregua sull’operazione di congelamento del Ponte sullo Stretto di Messina, bocciando l’ipotesi di una proroga del termine del 1° marzo 2013 richiesta dal general contractor Eurolink, guidato da Impregilo.

Dopo un tira e molla che è proseguito in questi anni dopo il contratto firmato nel 2006, il Ponte è “crollato” per la sua “insostenibilità economica”, prima ancora di quella tecnica e ambientale.

Per l’opera, che avrebbe dovuto saldare l’isola di Sicilia con il continente per una lunghezza di poco superiore ai 3,5km e che si sarebbe dovuta sorreggere su piloni e cavi di acciaio del diametro di oltre 1m, era stata prevista la spesa di 8,5 miliardi di euro, senza contare le eventuali avarianti al progetto.

Comunque, sono stati spesi inutilmente dai 300 a 500 milioni di euro ( a seconda delle fonti e stime), previste con “il riconoscimento di un indennizzo costituito dal pagamento delle prestazioni progettuali contrattualmente previste e direttamente eseguite e dal pagamento di una ulteriore somma pari al 10% dell'importo predetto”.

Non si sa, comunque, se basteranno, perché Eurolink avrebbe richiesto, con il ricorso al TAR del Lazio, la cifra colossale di 1,2 miliardi di euro di penale.

L’impugnativa è intervenuta per “incostituzionalità” delle norme contenute nel D.L. n. 179/2012, conosciuto come “Decreto Sviluppo bis” e convertito nella Legge n. 221/2012 recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” il cui l’Art. 43 decies (“Disposizioni in materia di collegamento stabile viario e ferroviario tra Sicilia e continente”) che ha previsto la firma entro il 1° marzo 2013 da parte della Società concessionaria Stretto di Messina SpA e Eurolink di un atto aggiuntivo al contratto di appalto entro il 1° marzo 2013 per un sostanziale congelamento dell’opera per due anni, la verifica della sostenibilità economico-finanziaria e in caso di “mancata approvazione del progetto definitivo dell’opera da parte del CIPE, ai sensi del comma 4, comporta la caducazione di tutti gli atti che regolano i rapporti di concessione, nonché le convenzioni ed ogni altro rapporto contrattuale stipulato dalla societa' concessionaria, secondo le modalità e per gli effetti di cui al comma 3”.

Sembra che non debbano essere pagate ulteriori penali dal momento che il CIPE non ha approvato il progetto definitivo, non avendolo ricevuto perché ancora bloccato dalle richieste della Commissione VIA. Speriamo che sia così.

Resta il fatto che in questi anni molti servizi di trasporto ferroviario e navale dello Stretto hanno subito tagli di personale e finanziamenti con la prospettiva del Ponte, determinando ulteriori difficoltà nei collegamenti, non solo per i siciliani!

 

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