Il Parlamento UE indica il percorso da Lima a Parigi

Il Parlamento UE indica il percorso da Lima a Parigi

Nella Risoluzione della Commissione Ambiente, adottata a grande maggioranza, i parlamentari europei hanno colto l’allarme lanciato qualche giorno prima dal Relazione di Sintesi dell’A5R del Gruppo intergovernativo di esperti ONU sui cambiamenti climatici, tracciando la roadmap del percorso che deve essere intrapreso affinché a Parigi (dicembre 2015) venga approvato un Accordo globale per contrastare il global warming.

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In vista dei negoziati di Lima (1-10 dicembre 2014) dove avrà luogo la Conferenza delle Parti (COP 20) della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che “dovrebbero consentire ai partner mondiali di concludere un accordo ambizioso sul clima a Parigi nel 2015, per mantenere al di sotto di 2 °C il riscaldamento globale”, come recita il Comunicato stampa del 5 novembre 2014 del Parlamento europeo, la Commissione Ambiente, Salute e Sicurezza Alimentare ha approvato con 56 voti a favore, 2 contrari e 9 astenuti, una risoluzione con cui si ribadisce la necessità che l’UE e i suoi Stati membri tengano fede all’impegno di aumentare il contributo al Green Climate Fund che dovrebbe mobilitare 100 miliardi di dollari l’anno, invitando anche i donatori degli altri Paesi sviluppati a concorrervi.

Il nostro obiettivo finale è quello di fare in modo che le nostre economie si adeguino a uno scenario che prevede un riscaldamento climatico inferiore ai 2 °C - ha dichiarato il Presidente della Commissione Giovanni La Via che sarà alla guida della delegazione parlamentare UE il mese prossimo in Perù - A Lima le Parti dell’UNFCCC dovranno lavorare in modo costruttivo per sviluppare gli elementi dell’Accordo da concludersi a Parigi dove noi dovremmo giocare un ruolo chiave. Ovviamente, abbiamo di fronte una sfida politica per convincere tutti coloro che sono coinvolti che il passaggio a un'economia a bassa emissione di carbonio non è qualcosa di punitivo, ma viceversa di creare posti di lavoro e di sviluppare tecnologie e prodotti di cui la comunità internazionale avrà bisogno”.

Il giorno prima, il Presidente dell’IPCC Rajendra Pachauri in Europa per aver presentato il 2 novembre 2014 a Copenhagen la Relazione di Sintesi del V Rapporto di Valutazione del Gruppo di esperti dell’ONU sui Cambiamenti Climatici, aveva tenuto una Conferenza al Parlamento europeo per illustrare le stime più allarmanti del report, tra cui l’aumento della temperatura del Pianeta che potrebbe aumentare al 2100 di 4,8 °C e il livello del mare che potrebbe raggiungere i 98 cm.
Nell’occasione, intervistato da EU Reporter, Pachauri si è augurato che il Parlamento UE analizzi le risultanze della Relazione e le sottoponga all’attenzione della classe politica.
Dobbiamo renderci conto che siamo tutti residenti del pianeta terra e che l'impatto dei cambiamenti climatici avrà delle conseguenze dirette su di noi - aveva ammonito il Presidente IPCC - L'UE è un attore che ha un'influenza incredibile, un esempio per il resto del mondo. Se si garantisce che queste soluzioni possano essere implementate, che siano fattibili e senza alterare gli equilibri economici, penso che invierà un messaggio molto forte”.

Il Parlamento UE non si è sottratto alle sue responsabilità e nella risoluzione sollecita tutti i Paesi a concorrere nel successo di un Accordo, perché “ritardare l'azione farà aumentare i costi e ridurre le opzioni. La Conferenza di Lima dovrà trovare un’intesa anche sugli obblighi di informazione al fine di garantire che i contributi nazionali siano quantificabili e comparabili”.

Per i Deputati europei, la Conferenza di Lima costituisce l’occasione per fissare gli obiettivi chiave in vista dell’Accordo che sarà discusso a Parigi nel corso della COP 21 (30 Novembre - 11 Dicembre 2015) e che deve chiaramente prevedere misure di mitigazione, adattamento e la strategia di attuazione per raggiungere l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 50% entro il 2050.
I deputati fanno osservare che nel 2012, l'UE aveva tagliato le sue emissioni di gas serra del 9% rispetto ai livelli della anno base 1990, in linea con il Protocollo di Kyoto, mentre il suo PIL è aumentato nello stesso periodo di oltre il 45%, dimezzando quasi l’intensità media delle emissioni tra 1990 e 2012 e riducendo le sue emissioni pro capite del 25%.

I Deputati ricordano pure che l’UE e i suoi Stati membri si sono impegnati a rafforzare i finanziamenti per le misure di contrasto ai cambiamenti climatici, finanziando il Fondo Verde per il Clima delle Nazioni Unite e mobilitando, tutti assieme, 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020, come parte del loro contributo al Copenhagen Accord del dicembre 2009 che si è posto l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei +2 °C. Nella risoluzione si invitano gli altri donatori dei Paesi sviluppati a fare altrettanto, al fine di mobilitare maggiori finanziamenti per le misure di contrasto ai cambiamenti climatici.

I Deputati sottolineano che gli accordi in materia di finanziamento delle misure per il clima, per il trasferimento di tecnologie e per il rafforzamento delle capacità saranno fondamentali per aiutare i Paesi in via di sviluppo, quelli che sono meno responsabili delle emissioni di gas a effetto serra, ma sono i più vulnerabili ai loro effetti, a causa della loro limitata capacità di reagire e adattarsi.

Infine, nella risoluzione si ribadisce che “l'Organizzazione marittima internazionale (IMO) e l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO), devono adottare misure per ottenere risultati soddisfacenti e tempestivi, in linea con il grado e l'urgenza dei cambiamenti climatici”.

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