Dal quadro sintetico che emerge dalla Comunicazione della Commissione, la capacità innovativa dei Paesi membri, elemento fondamentale per la crescita economica, mostra differenze notevoli, con la posizione dell’Italia che è al di sotto della media europea.

Innovazione-Ue-immagine-per-portale

Con la Comunicazione “Misurare i risultati dell’innovazione in Europa: verso un nuovo indicatore” (Measuring innovation output in Europe: towards a new indicator), la Commissione UE ha lanciato, appunto, un nuovo indice per calcolare l’innovazione in uscita dagli Stati membri ovvero per valutare il grado in cui le idee provenienti da settori innovativi riescono a raggiungere il mercato e creano migliori posti di lavoro in un’Europa più competitiva.

Era stato il Consiglio europeo a conferire mandato alla Commissione di sviluppare un indicatore nel
contesto della Strategia “Europa 2020”, a complemento dell’obiettivo di intensità delle attività di Ricerca&Sviluppo, tenendo conto della richiesta fatta dall’Unione dell’innovazione, in base alla quale la Commissione “intende intraprendere le attività necessarie a sviluppare un nuovo indicatore che misuri la quota dell’economia spettante alle imprese innovative in rapida crescita” Su suggerimento degli esperti, la Commissione ha avviato una raccolta di dati sulle imprese in rapida crescita in settori innovativi, effettuata da Eurostat, e parallelamente ha intrapreso una collaborazione con l’OCSE per sviluppare coefficienti sull’innovazione settoriale.
La Strategia “Europa 2020” per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva si basa su 5 indicatori principali, uno dei quali consiste nel migliorare le condizioni della ricerca e dello sviluppo (R&S), per portare il livello degli investimenti pubblici e privati a favore di R&S al 3% del PIL.
Dopo aver esaminato un ampio numero di opzioni, la Commissione ha scelto un indicatore che si basa su 4 componenti:
- innovazione tecnologica, misurata attraverso i brevetti che sono un risultato fondamentale dei processi innovativi e di R&S nonché un segnale della capacità di un’economia di trasformare la conoscenza in tecnologia;
- occupazione in attività ad alta intensità di conoscenza, indica l’orientamento strutturale di
un Paese verso attività ad alta intensità di conoscenza, misurando la percentuale di occupati in attività di questo tipo, in settori dove almeno un terzo dei dipendenti ha un titolo di istruzione
superiore, rispetto al numero totale di occupati nel Paese;
- competitività dei beni e dei servizi ad alta intensità di conoscenza, basata sul contributo della bilancia commerciale dei prodotti ad alta e media tecnologia al totale della bilancia commerciale e sulla quota rappresentata dall’esportazione di servizi ad alta intensità di conoscenza rispetto al totale dei servizi esportati;
- occupazione nelle imprese in rapida crescita in settori innovativi, misura la capacità degli Stati membri di promuovere un accesso più facile per le imprese in rapida crescita, che producono una quota ampia di posti di lavoro, ai finanziamenti e segnatamente per progetti innovativi e per l’accesso a capitali di rischio nelle fasi di concepimento, avvio ed espansione iniziale (seed, start-up e early-growth) dei progetti.

L’Unione europea deve riuscire a trasformare un numero maggiore di idee in prodotti e servizi di successo per essere leader nell’economia globale - ha dichiarato Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria UE per la Ricerca, l’Innovazione e la Scienza - Dobbiamo anche colmare un preoccupante “divario di innovazione”. L’indicatore proposto ci aiuterà a misurare i progressi registrati e a individuare i settori in cui occorre intervenire”.
Innovazione UE immagine 1

fonte: Commissione UE

Sulla base del nuovo indicatore proposto, si evidenziano notevoli differenze nei risultati dell’innovazione tra gli Stati membri (con la media dell’UE fissata a 100 nel 2010) che possono sostanzialmente suddividersi in 6 gruppi:
- il gruppo con le prestazioni migliori, trainato dalla Svezia e di cui fanno parte anche Germania, Irlanda, Lussemburgo, con un punteggio superiore a 120 e valori elevati per tutti e quattro gli elementi;
- il gruppo “buonissime prestazioni”, in cui figurano Danimarca, Finlandia e Regno Unito, con punteggi tra 110 e 120;
- il gruppo con “buone prestazioni” di cui fanno parte Francia, Belgio e Paesi Bassi, con un punteggio tra 100 e 110;
- il gruppo delle “medie prestazioni” che ha conseguito complessivamente punteggi tra 90 e 100, di cui fanno parte Austria, Ungheria, Slovenia, Italia e Cipro;
- il gruppo con “prestazioni medio-basse” (valori compresi tra 80 e 90) cui appartengono Repubblica ceca, Spagna, Estonia, Grecia, Malta, Romania e Slovacchia;
- il gruppo a “basse prestazioni”, che comprende Polonia, Croazia, Portogallo e Lettonia, Paesi con punteggio inferiore a 80, nonché Lituania e Bulgaria, le quali segnano entrambe un punteggio particolarmente basso,vale a dire attorno a 65 punti, pari quindi a circa la metà del punteggio massimo.

Innovazione UE immagine 2

fonte: Commissione UE

Nel contesto internazionale, l’UE nel suo insieme registra buoni risultati, sebbene non riesca a tenere il passo con alcune delle economie più innovative del mondo: il Giappone si avvicina ai 140 punti, e la Svizzera (120 punti, ma dietro i primi 4 Paesi dell’UE)  registrano chiaramente le prestazioni migliori, ma per quanto riguarda i risultati dell’innovazione, l’UE nel 2011 ha raggiunto gli USA ed è davanti a Islanda, Norvegia, mentre la rampante Turchia viaggia a tassi di innovazione da ultima della classe dell’UE.

Già altri indicatori hanno mostrato che il nostro Paese non gode di ottima salute in termini socio-economici, come testimoniato altrove con la pubblicazione dello Studio preliminare sulla competitività delle regioni europee. Ora, questo nuovo indicatore, fondamentale per la crescita economica e la conquista dei mercati, ci conferma che l’Italia sta arrancando assieme ad alcuni Paesi dell’ex Patto di Varsavia, e tallonata da Cipro, situazione nella quale non possiamo più permetterci di rimanere.