Il mondo continua la corsa lungo un percorso insostenibile

Il mondo continua la corsa lungo un percorso insostenibile

RIO +20 costituisce l'occasione per modifiche globali

GEO5

Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha presentato il 6 giugno 2012 il V Rapporto Globale sull’Ambiente (Global Environment Outlook- GEO 5) che illustra la situazione, fondandosi sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili e che, per la prima volta, al fine di aumentarne il peso politico, indica obiettivi globali.

Il Rapporto è stato lanciato il giorno successivo alla Giornata Mondiale dell’Ambiente (cfr: “La Sostenibilità ambientale non riduce i posti di lavoro, ma li crea” a pag. 32 di questo stesso numero) e qualche giorno prima dell’inizio della Conferenza di Rio, costituendone una base importante di discussione.

Si tratta del più autorevole rapporto sulle tendenze e prospettive ambientali, realizzato nell’arco di tre anni in un processo che ha coinvolto più di 600 esperti di tutto il mondo, che hanno raccolto e analizzato i dati provenienti da ogni continente per costruire un quadro dettagliato sullo stato di salute della Terra.

Il quadro che emerge è piuttosto sconsolante: nonostante più di 500 obiettivi concordati a livello internazionale per conseguire la gestione sostenibile dell’ambiente e migliorare il benessere umano, il mondo continua ad accelerare lungo un percorso insostenibile.

In particolare, valutando 90 degli obiettivi più importanti da un punto di vista ambientale GEO-5 ci rivela che solo in 4 si sono fatti progressi significativi:
- l’eliminazione delle sostanze che riducono lo strato di ozono;
- la rimozione del piombo dai carburanti;
- il miglioramento nell’accesso ai servizi idrici;
- l’incentivazione della ricerca per ridurre l’inquinamento marino.

(Per una lista completa degli obiettivi e lo stato di attuazione: www.unep.org/geo/pdfs/geo5/Progress_towards_goals.pdf).
Qualche progresso si è registrato in 40 obiettivi, tra cui l’espansione delle aree protette e gli sforzi per ridurre la deforestazione.

Pochi o in qualche caso nessun progresso sono stati rilevati per 24 obiettivi, tra cui i cambiamenti climatici, gli stock ittici, la desertificazione e la siccità. Ulteriori deterioramenti riguardano altri 8 obiettivi, compreso lo stato delle barriere coralline, mentre non è stato possibile fare una valutazione per 14 obiettivi a causa della mancanza di dati.

Anche in questo Rapporto c’è l’avvertimento che se l’umanità non cambia urgentemente il suo modello di sviluppo, saranno superate diverse soglie critiche oltre le quali potrebbero verificarsi cambiamenti improvvisi e generalmente irreversibili delle funzioni di supporto alla vita del Pianeta.
Se le tendenze attuali continuassero e gli attuali modelli di produzione e consumo delle risorse naturali persistessero, senza essere invertiti e ‘disaccoppiati’ - ha dichiarato il Direttore esecutivo dell’UNEP, Achim Steiner - allora i Governi si troveranno a gestire situazioni con livelli di distruzioni e degrado senza precedenti”.

Ma nel Rapporto, fortunatamente, non ci sono solo cattive notizie, dal momento che sussiste un percorso, sulla base di un gruppo ambizioso di obiettivi di sostenibilità da conseguire entro la metà del secolo, che può essere intrapreso da subito, realizzando iniziative politiche di successo, tra cui gli investimenti pubblici, la contabilità “verde”, il commercio sostenibile, la creazione di nuovi mercati, l’innovazione tecnologica e la creazione di capacità.

Proprio i successi dimostrati quando gli obiettivi sono misurabili, come quelli sui divieti di sostanze lesive dell’ozono e di piombo nelle benzine, fanno sì che GEO-5 chieda maggiori obiettivi specifici, con risultati quantificabili, per una più ampia gamma di sfide ambientali.

GEO-5 ricorda ai leader mondiali e ai Paesi che parteciperanno a RIO +20 perché è urgente un passaggio decisivo e qualificante verso una green economy a basse emissioni di carbonio, che faccia un uso efficiente delle risorse e che generi occupazione - ha proseguito Steiner - Le prove scientifiche, messe insieme nel corso di decenni, sono sconvolgenti e lasciano poco spazio al dubbio. È arrivato il momento di mettere da parte la paralisi dell’indecisione, di riconoscere la grave situazione in cui ci troviamo e di farvi fronte in nome della comune umanità che unisce tutti i popoli. RIO +20 costituisce l’occasione per passare dall’aspirazione e dalla implementazione a chiazze dello sviluppo sostenibile ad un autentico cammino di progresso e prosperità per questa generazione e per quelle a venire”.

Nel Rapporto si chiede, inoltre, una maggiore attenzione alle politiche in grado di contrastare i driver dei cambiamenti ambientali, come la crescita della popolazione e dell’urbanizzazione, i modelli di consumo insostenibili, l’uso di fonti per l’energia e i trasporti basato sui combustibili fossili, la globalizzazione. Proprio la globalizzazione è stata il driver che ha reso possibile la concentrazione di intense pressioni su aree limitate del Pianeta molto rapidamente, come nel caso dell’aumento della domanda di biocarburanti che ha provocato la vendita e la conversione di terreni.

Sebbene la riduzione dei fattori che provocano direttamente i cambiamenti ambientali possano sembrare politicamente difficili, il Rapporto afferma che è possibile realizzare significativi benefici indiretti, conseguendo obiettivi più abbordabili, come ad esempio gli obiettivi internazionali per il benessere umano.

Il quadro completo dei contenuti del Report sono poi riepilogati separatamente a livello regionale per offrire una panoramica delle questioni fondamentali e delle buone pratiche che supportino la transizione verso un’economia verde.

Africa, Asia e il Pacifico, America Latina e Caraibica hanno problemi comuni costituiti dalla crescita della popolazione e dall’aumento dei consumi, aggravati da una rapida urbanizzazione, soprattutto in Africa e Asia, che determinano una crescente riduzione delle risorse naturali. I cambiamenti climatici sono comuni in tutte queste regioni. Tuttavia, si sono registrati esempi di successo che indicano che sono possibili progressi: da una rinnovata comprensione del valore delle foreste per gli ecosistemi in Kenya, all’introduzione di pagamenti per i servizi ecosistemici in Vietnam, alle politiche che hanno ridotto i tassi di deforestazione in Amazzonia.
L’Europa e il Nord America continuano ad operare a livelli insostenibili di consumo, e il Nord America in particolare ha visto una crescita limitata nel settore delle energie rinnovabili.

Eppure, le politiche per ridurre le emissioni di gas serra in Europa, come le tasse per evitare la congestione del traffico urbano, indicano che il cambiamento è possibile, come mostrano pure le politiche attuate nel Nord America per migliorare la flessibilità delle reti per consentire un più facile allaccio delle fonti rinnovabili o l’attuazione di tasse sull’emissioni di carbonio come avviene nel Quebec e British Columbia (Canada).
L’Asia occidentale si trova ad affrontare un peggioramento della scarsità d’acqua, del degrado dei suoli e dell’innalzamento del livello del mare, ma può mettere in mostra un’adeguata gestione delle risorse idriche nello Yemen, in Arabia Saudita e Bahrain e la ricostituzione di pascoli in Siria, politiche queste che possono essere replicate.

GEO-5 delimita, inoltre, le modalità per cui la gara per lo sviluppo non ha bisogno di essere a scapito dell’ambiente o delle popolazioni che basano la loro esistenza su di esso. In effetti, molti dei progetti che la pubblicazione analizza dimostrano che lo sviluppo può essere potenziato attraverso una migliore comprensione del valore delle risorse naturali.
Soprattutto, una ridefinizione del concetto di ricchezza che vada oltre il PIL per riferirsi a misurazioni più sostenibili potrebbe aumentare la qualità della vita e il benessere di tutte le comunità, specialmente di quelle dei Paesi in via di sviluppo.

Infine, la relazione contiene le seguenti specifiche raccomandazioni:
- occorrono dati più affidabili per prendere decisioni informate in merito alle risorse ambientali e per misurare i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi concordati a livello internazionale;
- negli accordi internazionali c’è bisogno di obiettivi ambientali e di sviluppo a lungo termine e di una maggiore responsabilità;
- deve essere rafforzato in modo significativo il sostegno all’informazione ambientale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo;
- occorrono cambiamenti sia a breve che a lungo termine, combinando tecnologia, misure di investimenti e governance con le modifiche degli stili di vita a terra, indirizzando gli atteggiamenti verso valori basati sulla sostenibilità ed equità;
- le trasformazioni richiedono un processo di transizione graduale, ma di costante progressione; alcune politiche innovative di successo si stanno già verificando, ma debbono essere integrate;
- la cooperazione internazionale è essenziale, perché i problemi ambientali non seguono i confini nazionali; le risposte globali possono svolgere un ruolo chiave nella definizione degli obiettivi, generando risorse finanziarie e facilitando la condivisione delle migliori pratiche;
- anche se le risposte nazionali e regionali hanno dato risultati positivi, è indispensabile un approccio di governance policentrica per raggiungere risultati efficaci, efficienti ed equi;
- il miglioramento del benessere dell’umanità dipende dalla capacità degli individui, delle istituzioni, dei Paesi e della comunità globale di dare delle risposte ai cambiamenti ambientali;
- RIO +20 offre l’opportunità di valutare le realizzazioni e le lacune, e di stimolare le risposte per un cambiamento globale.

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