Dimezzare i rifiuti entro il 2025 e velocizzare la depurazione delle acque marine: questi sono solo alcuni dei rimedi che l’Europa sta trovando per un mare più pulito.

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I mari sono inquinati e il problema sono non solo i prodotti chimici che si trovano nelle sue acque, ma la spazzatura vera e propria che viene gettata.

Alla Giornata mondiale degli Oceani è stato fornito un dato allarmante! Oceana, Organizzazione internazionale per la salvaguardia degli ecosistemi marini, dichiara che esistono veri e propri “sentieri di rifiuti” nei fondali marini, anche in quelle aree che risultano classificate come protette. Sono stati trovati rifiuti piccoli e che purtroppo siamo abituati a vedere galleggiare come plastica e lattine, ma anche altri più ingombranti e che mai ci si aspetterebbe in un fondale marino, come biciclette e computer. 

Il rapporto “Valutazione della spazzatura marina nel Mediterraneo” dell’Agenzia ambientale delle Nazioni Unite, UNEP, ha affermato che nel Mediterraneo vengono gettati ogni giorno 731 tonnellate di rifiuti di plastica e, seguendo questo corso, entro il 2025 la quantità di plastica nel nostro mare raddoppierà.

Già qualche giorno prima della pubblicazione del rapporto, varie associazioni europee per l’ambiente si erano messe in allarme chiedendo all’Europa un netto cambiamento di rotta: ridurre di almeno il 50% l’inquinamento del mare entro il 2025. L’iniziativa è stata promossa da più parti: dall’European Environmental Bureau (EEB), la quale riunisce 140 organizzazioni in Europa, fra cui l'italiana Legambiente, a Zero Waste Europe, Friends of the Earth Europe, Surfrider Foundation Europe e Seas at Risk

Le organizzazioni hanno stilato una lista con degli obiettivi ben precisi, riducibile a dieci punti chiave: uno fra i tanti è appunto la richiesta di dimezzare i rifiuti marini entro il 2025, come obiettivo vincolante per l’Unione Europea. Per queste associazioni ambientaliste, la proposta attuale della Commissione europea per ridurre l’inquinamento delle acque dei mari del 30% è, infatti, troppo limitativa. Le modalità per raggiungere l’obiettivo non sono troppo complesse. Infatti viene spiegato che già attraverso una graduale eliminazione di imballaggi non necessari e non riutilizzabili si può ridurre notevolmente l’inquinamento marino. 

Inoltre, l’Italia avrebbe un ruolo chiave all’interno del loro progetto. Essendo considerata un Paese crocevia del Mediterraneo, la nostra penisola può prendersi la responsabilità di avere un ruolo guida per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. “L'Italia ha mostrato la sua leadership in passato affrontando il problema dell'inquinamento delle buste di plastica, primo Paese Ue a bandirle dal suo territorio – afferma Gaelle Haut di Surfrider Foundation Europe –  e con 7,500 km di coste ha l'enorme responsabilità di adottare misure ambiziose contro i rifiuti in mare”.

Il problema è che le speranze delle associazioni riposte nell’Italia sono opposte alle reali azioni del Paese. Infatti, secondo il rapporto dell’UNEP, l'Italia è il terzo Paese inquinatore del Mediterraneo, dopo Turchia e Spagna

Ma non si deve disperare! Le iniziative per diminuire i rifiuti in mare, per sensibilizzare gli abitanti delle zone costiere, e per individuare e conseguentemente ridurre gli agenti chimici presenti sono sempre di più. In Liguria, ad esempio, è stato dato il via al progetto Smile, finanziato dall’Europa, e per ora applicato solo in questa regione. Il progetto ha coinvolto tutte le figure: dai sindaci, agli assessori, ai cittadini. Oltre ad aver sensibilizzato gli abitanti delle zone interessate al progetto, si è avuto anche uno svolgimento pratico di Smile. Inizialmente si sono applicate una serie di reti alla foce del fiume, per fermare i rifiuti più grandi, per poi essere costantemente controllate e monitorate. Inoltre, i cittadini hanno avuto un ruolo attivo all’interno del progetto: essi potevano segnalare la presenza di rifiuti attraverso un numero di telefono o sul sito internet, ma anche attraverso un’app creata appositamente, Trashpic App, allegando una foto e le coordinate Gps. 

Per quanto riguarda l’individuazione di agenti chimici e la loro riduzione nelle acque del nostro mare, il progetto europeo di ricerca Braavoo sta creando un robot marino che, con l’ausilio di speciali biosensori, sarà in grado di raccogliere campioni di acqua e di analizzarli in tempo reale.

L’individuazione dei pericoli chimici e l’analisi delle acque marine, spesso, richiede molto tempo, fino ad una giornata intera. La presenza dei biosensori riduce il tempo di analisi a poche ore, cosa utilissima quando si è di fronte a delle emergenze ambientali. Infatti lo scopo immediato di queste nuove tecnologie è quello di dare l’allarme in caso di inquinamento e di aiutare nei procedimenti di bonifica. 

Anche se i progetti sono molto diversi tra loro: infatti da una lato si ricerca la collaborazione da parte della cittadinanza, mentre dall’altro vengono impiegate le ultimissime scoperte tecnologiche, entrambi sono importanti e utili per la salvaguardia dei mari.