Al di là delle cortine fumogene di voler sostenere gli sforzi per l’implementazione delle rinnovabili, dell’efficienza energetica e dell’innovazione tecnologica, i leader delle nazioni più potenti non sembrano voler abbandonare l’idea di sfruttare le riserve di combustibili fossili, magari attraverso finanziamenti poco chiari a progetti di sfruttamento in Paesi in via di sviluppo, come ha fatto l’Italia nel 2015.

g7 continua con operazioni di green washing

L’energia gioca un ruolo cruciale nel sostenere la crescita economica globale.
È con questa convinzione che ci impegniamo a svolgere un ruolo guida nel facilitare gli investimenti energetici e incoraggiare le parti interessate, a sostenere i loro investimenti nel settore, nonostante la grande incertezza rappresentata dagli attuali livelli dei prezzi energetici, in particolare nella qualità delle infrastrutture e nello sviluppo a monte, in modo che si possano ridurre i rischi per la futura crescita dell'economia globale.
Riconosciamo il ruolo importante che il sistema energetico deve svolgere nell'attuazione dell'Accordo di Parigi. A questo proposito, siamo determinati ad accelerare il nostro lavoro verso la transizione verso un sistema energetico che consenta una decarbonizzazione dell'economia globale.
Ribadiamo il nostro forte sostegno per Mission Innovation [ndr: si tratta dell’iniziativa lanciata alla COP21 di Parigi da 20 Paesi firmatari, rappresentanti l’80% del budget mondiale stanziato per la ricerca, tra cui, oltre ai G7 anche Cina e India,  che se impegnano a raddoppiare, nei prossimi 5 anni, i loro investimenti nel campo della ricerca e dello sviluppo delle energie rinnovabili] e ci impegniamo per ulteriori investimenti nel sostenere l'innovazione nelle tecnologie energetiche e a incoraggiare prodotti, servizi ed edifici energeticamente efficienti, in modo da garantire la crescita economica con ridotte emissioni di gas serra.
Sosteniamo un incremento degli sforzi per l’efficienza energetica e l'uso di energie rinnovabili, compresa l’idroelettrica, così come le altre risorse interne […]”.

È questo un passo del paragrafo Energia, contenuto nella Dichiarazione finale del summit dei Leader G7, tenutosi a Ise-Shima (26-27 maggio 2016) che sottolinea (il grassetto ovviamente è nostro) come, al di là dei belli e fuorvianti riferimenti alle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica e all’innovazione tecnologica, non ci sia ancora la decisa volontà da parte delle più potenti economie della terra di rinunciare a sfruttare le risorse fossili esistenti, nonostante i reiterati appelli degli scienziati a mantenere sottoterra l’80% delle riserve se si vuole realmente perseguire l’obiettivo auspicabile di 1,5 °C di aumento del riscaldamento globale entro la fine del secolo, concordato a Parigi lo scorso dicembre.
 
Nonostante le dichiarazioni di principio, si continua a sovvenzionare i combustibili fossili, anche il carbone, sia sotto forma di sostegno all’esportazione sia come aiuto allo sviluppo di progetti per prospezione e sfruttamento.
Alla vigilia del G7 in Giappone, 82 organizzazioni di 30 Paesi (per l’Italia, l’Associazione Medici per l’Ambiente - ISDE), che rappresentano più di 300.000 medici, paramedici e professionisti della sanità pubblica, avevano sottoscritto un Documento con cui si chiedeva di togliere quanto prima i sussidi alle fossili, in particolare al carbone, l’uscita dal quale rallenterebbe i cambiamenti climatici e ridurrebbe le morti e malattie attuali e future connesse all’inquinamento, alle ondate di calore, agli incendi, alle inondazioni, alla siccità e alla malnutrizione.
A quanto pare l’Appello non ha sortito gli effetti sperati e si continua a gettare “fumo negli occhi” con effetti speciali di impatto mediatico, senza incidere tuttavia nella sostanza di un cambiamento di un modello economico e di sviluppo che è ormai giunto al capolinea.

Anche la “grande attenzione” al problema dei migranti che ha assorbito gran parte degli impegni dei leader e riempito le pagine dei giornali, diventa un’operazione di puro “greenwashing” se al contempo non si eliminano le ragioni stesse del fenomeno, tra cui l’incidenza dei cambiamenti climatici in atto non è di certo trascurabile.
Sembra che i leader sia ancora sotto l’effetto dell’ “ubriacatura” del raggiunto Accordo di Parigi, come se il più fosse fatto, quando si sono poste solo le basi per il conseguimento dell’obiettivo, da cui deriva la necessità di implementare quanto prima le azioni necessarie, anche al di là degli impegni nazionali comunicati (INDCs) che non sono ancora adeguati alla giusta traiettoria.

Così, non è stato difficile “smascherare” questo atteggiamento con il Rapporto “Swept Under the Rug: How G7 Nations Conceal Public Financing for Coal Around the World” (La spazzatura sotto il tappeto: come i Paesi del G7 nascondano i finanziamenti pubblici per il carbone in tutto il mondo), redatto congiuntamente da National Resources Defense Council (NRDC), il più importante gruppo ambientalista statunitense, Oil Change International, organismo di ricerca e comunicazione sui costi veri dell’uso dei combustibili fossili e per una transizione energetica pulita, e il WWF.

coal finance by g7 country 2007 2015

"Il finanziamento di nuove centrali a carbone e lo sviluppo del carbone nell'era dei cambiamenti climatici pericolosi è palesemente avventato - ha dichiarato Jake Schmidt, Direttore del Programma Internazionale di NRDC - Esso mina l’Accordo di Parigi e lega i Paesi in via di sviluppo ai combustibili fossili del nostro passato, non già all’energia pulita del nostro futuro. Paesi come il Giappone e la Germania dovrebbero chiudere immediatamente i progetti di energia sporca finanziati pubblicamente. Essi dovrebbero incoraggiare gli investimenti in energia pulita e rinnovabile. Solo così noi e loro possiamo adottare oggi misure intelligenti in grado di proteggere domani i nostri figli".

Secondo il Rapporto, nel 2015 i Paesi del G7 hanno finanziato complessivamente il carbone con 2,5 miliardi di dollari, nonostante gli impegni per limitare i crediti alla sua esportazione, anche se la cifra risulta essere stata la più bassa degli ultimi anni, mentre sono 42 miliardi nel periodo compreso tra il 2007 e il 2015.
Proprio il Giappone, Paese ospitante il G7 di quest’anno, è in testa alla non invidiabile classifica di primo finanziatore del carbone con ben 22 miliardi di dollari nel 2007-2015 (1,4 miliardi di dollari nel 2015), seguito da Germania (9 miliardi), USA (5 miliardi), Francia (2,5 miliardi), Italia (2 miliardi), Gran Bretagna (oltre 1 miliardo) e Canada (poco meno di 1 miliardo).
L’Italia nel 2015 avrebbe aumentato il finanziamento al carbone, nonostante il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi in occasione degli Stati Generali del Clima avesse dichiarato il 22 giugno 2015 che “Oggi il nostro nemico è il carbone”.

annual coal finance by g7 countries 2007 2015


Dai dati in nostro possesso emerge che l’Italia nel 2015 ha aumentato, non diminuito, il finanziamento del carbone - ha osservato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF - Risale proprio alla seconda metà dell’anno scorso la garanzia per il finanziamento, pari a 632 milioni di dollari, da parte dell’Agenzia italiana di credito alle esportazioni SACE [ndr: Società del Gruppo Cassa depositi e prestiti] per un impianto a carbone nella Repubblica Dominicana”.