Approvato il XII Piano di Sviluppo quinquennale (2011-2015)

drago-verde
Riportando la notizia dell’Agenzia Xin-hua, giornali, radio, televisioni della Repubblica Popolare di Cina hanno da-to ampio risalto ai favorevoli commenti con cui il Commissario UE di Azione per il Clima, Connie Hedegaard ha salutato il XII Piano di sviluppo quin-quennale della Cina (2011-2015).
“Il Piano adottato oggi - ha scritto sul suo sito internet la Hedegaard il 15 marzo 2011 - è un segnale evidente del potenziale economico di azione per il clima. Ponendo l’efficienza energetica e le energie pulite per la prima volta al centro del loro sviluppo economico, il piano scommette pesantemente sul rafforzamento del vantaggio competitivo della Cina in campi come i veicoli elettrici, le energie rinnovabili, le reti intelligenti e altre tecnologie a basse emissioni di carbonio. È anche molto incoraggiante il fatto che la Cina abbia deciso di attuare gradualmente un meccanismo di mercato del carbonio come uno strumento chiave per ridurre le emissioni industriali sulla base del rapporto costo-efficacia. Ci impegneremo con le nostre controparti cinesi, al fine di esplorare ulteriormente le loro intenzioni. L’indirizzo della Cina verso l’energia pulita dimostra che, per poter mantenere la nostra posizione di leader nella corsa alla crescita verde, l’Europa deve investire ora nelle tecnologie pulite, nelle infrastrutture energetiche migliori e nella ricerca e innovazione. Ciò consentirà di ridurre la nostra bolletta energetica e di migliorare la nostra competitività. E poiché gli investimenti saranno effettuati in Europa, in Europa saranno mantenuti e creati i lavori. La Roadmap 2050 recentemente presentata dalla Commissione europea ha tracciato la direzione: un percorso chiaro e definito per un‘Europa pulita competitiva e rispettosa del clima”.
[cfr: “Innalzata al 25% la riduzione del-le emissioni”, a pag. 18 di questo stesso numero]

In effetti, il Piano, anticipato dal premier Wen Jibao il 2 marzo nel corso del Congresso Nazionale del Popolo, contiene una serie di obiettivi “green” e forti investimenti nei settori tecnologici per un’economia a basse emissioni di carbonio.
In particolare, il Piano ha fissato l’obiettivo per i prossimi 5 anni di 235 milioni di kW di energia elettrica prodotti da fonti rinnovabili, in modo da generare il 29% di energia necessaria per lo sviluppo del Paese da combustibili non fossili.
Secondo quanto pubblicato dall’Agen-zia stampa Xinhua l’obiettivo sarebbe raggiunto investendo per produrre 40 GW di nuova capacità nucleare (ndr: nonostante l’incidente alla centrale giapponese di Fukushima a seguito del terremoto dell’11 marzo, il Governo cinese ha confermato questo obiettivo), 120 GW da progetti di produzione idroelettrica lungo i fiumi Jinsha, Yalong e Dadu, oltre 70 GW di generazione eolica e 5 GW da impianti solari.
Inoltre, il Piano prevede impegni per migliorare l’efficienza energetica delle centrali elettriche a carbone, accelerare il passaggio verso impianti che utilizzino il più pulito gas, aumentare gli investimenti in settori mirati, come le linee ferroviarie ad alta velocità e i veicoli a combustibili alternativi.
Avendo posto il limite di una produzione di 4 miliardi di tonnellate di carbone equivalenti al 2015, corrispondenti ad un incremento medio annuo nel quinquennio del 4,24% di consumo energetico, e tenendo conto che il Piano ha fissato al 7% la crescita annuale del PIL, è chiaro che il Governo cinese debba puntare fortemente su risparmio ed efficienza energetici.
Più che una scelta, è una vera e propria necessità per l’industria cinese che, terminata la fase di ristrutturazione, dovrà accrescere la capacità e la competitività nelle settore “green”, anche dietro la spinta dei massicci investimenti pubblici che nel solo settore energetico è stato fissato al 2020 a 761 miliardi di dollari.Anche l’apertura all’introduzione di meccanismi di mercato, come le negoziazioni ad emettere o una carbon tax, costituiscono una novità rispetto al precedente Piano.
Quel che è stato più rimarcato è la conferma della riduzione delle emissioni di CO2 nella misura del 16-17% per unità di crescita del PIL entro il 2015, in linea con l’impegno già espresso dal Governo cinese nel volontario Copenhagen Accord, ma ora puntualizzato a livello di vertice politico, di tagliarle del 40-45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005 e formalmente sottoscritto con una e-mail inviata il 18 marzo 2011 al Segretariato dell’UNFCCC.C’è stata anche la conferma che con il Pia-no 2006-2010 si è conseguito l’obiettivo di ridurre del 20% la quantità di energia consumata per unità di crescita del PIL, anche a seguito della chiusura temporanea di una serie di impianti industriali fino a che non siano stati raggiunti obiettivi di efficienza energetica. “Per poter proseguire su questa strada occorrerà un lavoro serio, rivolto in particolare ad aumentare il concorso delle fonti di origine non fossile nella produzione energetica - aveva dichiarato Wen Jiabao - Entro il 2020 il loro contributo dovrà essere pari al 15% dell’energia primaria”.

Alla luce di queste analisi si chiarisce il significato delle dichiarazioni della Hedegaard. Il nuovo Piano quinquennale cinese costituisce opportunità per l’Europa, ma anche rischi di perdere quote di mercato e il suo vantaggio competitivo, qualora dovesse perma-nere una situazione di incertezza tra i vari Paesi membri sulle finalità e sugli obiettivi verso un’economia “green”.Forse il 25% di target per le riduzioni delle emissioni potrebbe risultare insufficiente per stimolare nuovi investimenti e garantire una forte domanda interna di beni e servizi a basso tenore di carbonio e innovativi. Inoltre, solo creando le condizioni per partenariati proattivi nel settore delle clean technologies tra le due potenze economiche si eviteranno quelle misure protezionistiche di mercato che sarebbero oltremodo dannose per gli interessi economici sia per l’Europa che per la Cina.
Più che complimenti alla lungimiranza cinese, le parole del Commissario UE di Azione per il Clima debbono essere intese come un monito per quei Paesi dell’UE che stanno ancora recriminando sugli obiettivi adottati per ridurre le emissioni.