Presentato in occasione della Giornata dedicata al Suolo (13 luglio 2016), il Rapporto sul Consumo di suolo in Italia 2016 dell'ISPRA certifica che, nonostante il rallentamento per la crisi economica, la cementificazione del suolo di buona qualità prosegue nel nostro Paese, con costi stimati fino ad oltre 800 milioni di euro all'anno correlati alla perdita dei servizi ecosistemici.

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In occasione del SoilDay 2016, l'evento per promuovere la cultura della sostenibilità ambientale e della tutela del suolo, del governo del territorio e delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, organizzato da ISPRA e dal Dipartimento Progetto Sostenibile ed Efficienza energetica (DIPSE) dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma, al quale hanno aderito la FAO, il Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione Europea, l’Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie (AISSA), la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), Confagricoltura, Copagri, Conaf, Legambiente, Slow Food e il Forum Salviamo il Paesaggio, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha presentato il Rapporto Consumo di suolo in Italia 2016.

Secondo l'ISPRA, nonostante il rallentamento dovuto alla crisi economica l’Italia perde ancora terreno: dal 2012 al 2015 il territorio cementificato è aumentato dello 0,7%, invadendo fiumi e laghi (+0,5%), coste (+0,3%) ed aree protette (+0,3%), avanzando anche in zone a pericolosità sismica (+0,8%), da frana (+0,3%) e idraulica (+0,6%). 

"Nonostante questo rallentamento - ha dichiarato Michele Munafò, responsabile del Rapporto - il consumo di suolo continua e questo ha delle conseguenze gravi anche in termini economici, come abbiamo visto". "È importante ricordare - prosegue - che oltre alle aree colpite direttamente l'impatto riguarda anche quelle vicine coinvolgendo oramai oltre la metà del territorio nazionale (il 56%), provocando la perdita dei servizi ecosistemici che il suolo ci fornisce gratuitamente".

Nel triennio 2012-2015 l’Italia si è divisa nettamente in due: il consumo avvenuto nella metà dei comuni italiani (51%) coincide con l’incremento della popolazione, mentre l’altra metà (49%) ha consumato ‘a perdere’, ovvero nonostante la popolazione non crescesse. I più inefficienti sono i piccoli comuni (con meno di 5.000 abitanti), avendo i valori più alti di consumo marginale di suolo: per ogni nuovo abitante divorano mediamente tra i 500 e i 700 m2 di suolo contro i 100 m2 dei comuni con più di 50.000 abitanti.

Grazie all’uso di nuovi strumenti cartografici, l’Istituto è riuscito a individuare con più precisione le aree dove il problema della cementificazione selvaggia è più grave. Le regioni settentrionali sono quelle più colpite, con un'accelerazione nel Nord-Ovest rispetto al Triveneto che, fino al 2008, aveva una velocità di crescita maggiore.

Nel 2015, in 15 regioni viene superato il 5% di suolo consumato, con il valore percentuale più elevato in Lombardia, Veneto e Campania (oltre il 10%). In Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Puglia, Piemonte, Toscana, Marche troviamo valori compresi tra il 7 e il 10%. La regione più virtuosa è la Valle d’Aosta (3%).
andamento consumo suolo livello nazionale

La maggior parte del suolo consumato è di buona qualità: lo studio condotto in Abruzzo e in Veneto, ha dimostrato che i suoli modificati sono quelli con maggiore potenzialità produttiva.

Inoltre la copertura artificiale non deteriora solo il terreno direttamente coinvolto, ma produce impatti notevoli anche su quello circostante. Gli effetti, la perdita di parte delle funzioni fondamentali, si ripercuotono sul suolo fino a 100 metri di distanza. In altri termini, oltre la metà del territorio nazionale (56%) risulta compromesso.

Sfiora il miliardo di euro (oltre 800 milioni) il prezzo massimo annuale che gli italiani potrebbero pagare dal 2016 in poi per fronteggiare le conseguenze del consumo di suolo degli ultimi 3 anni (2012-2015), un consumo che, sebbene viaggi oggi alla velocità più ridotta di 4 m2 al secondo, continua inesorabilmente ad avanzare ricoprendo in soli due anni altri 250 km2 di territorio, circa 35 ettari al giorno.

I costi occulti, quelli cioè non sempre immediatamente percepiti, prevedono una spesa media fino a 55 mila euro all’anno per ogni ettaro di terreno consumato, che varia a seconda del servizio ecosistemico che il suolo non può più fornire per via della trasformazione subita: si va dalla produzione agricola (oltre 400 milioni di euro), allo stoccaggio del carbonio (circa 150 milioni), dalla protezione dell’ erosione (oltre 120 milioni), ai danni provocati dalla mancata infiltrazione dell’acqua (quasi 100 milioni) e all’assenza di impollinatori (quasi 3 milioni). Solo per la regolazione del microclima urbano (ad un aumento di 20 ettari per km2 di suolo consumato corrisponde un aumento di 0.6 °C della temperatura superficiale) è stato stimato un costo che si aggira intorno ai 10 milioni all’anno.

"Mi auguro che questo rapporto - ha commentato Bernardo de Bernardinis, Presidente ISPRA - diventi in futuro anche uno strumento per il sistema di protezione nazionale dell'ambiente".